Cagliari e Sardegna:  un esercito di  negozianti allo sbando

Una vera strage quella di commercianti e artigiani del capoluogo, ma anche di tutta la Sardegna,   che si sono dovuti arrendere allo strapotere  dei centri commerciali e  supermercati e soccombere a  una  pressione fiscale insopportabile

di Sergio Atzeni

Passare nelle vie del centro a Cagliari e vedere tante serrande abbassate con negozi chiusi fa certo riflettere.
Una vera strage quella di commercianti e artigiani del capoluogo, ma anche di tutta la Sardegna,   che si sono dovuti arrendere allo strapotere  dei centri commerciali e  supermercati e soccombere a  una  pressione fiscale insopportabile.

Una  riflessione dunque è doverosa  perché, mentre si hanno notizie di molti  dipendenti di aziende commerciali e industriali che hanno tanto di disoccupazione, cassa integrazione semplice e in deroga che in molti casi dura per anni, cosa hanno invece i centinaia o forse migliaia  di commercianti che hanno abbassato  le serrande?

Niente,  neanche la consolazione della gente perché loro non hanno neanche la fortuna  che la propria situazione sia  resa nota nelle  pagine di giornali e lo Stato manco li calcola   nonostante  in molti casi  abbiano dato lavoro a decine di persone.
Allora se noi cittadini paghiamo fior di quattrini per aiutare dei dipendenti di grandi aziende spesso per decenni, perché non si devono aiutare anonimi piccoli  commercianti e artigiani che hanno perso tutto e che sono centinaia,  anzi migliaia ma non fanno rumore come cento dipendenti di un’azienda  che licenzia?

Esiste un palliativo per i commercianti,  artigiani e agenti di commercio che si chiama   “indennizzo per chiusura attività” valido per chi ha chiuso l’attività da gennaio 2009 al 31 dicembre 2016, che l’Inps, verificato il possesso di determinati requisiti, eroga mensilmente all’ex titolare dell’attività.

L’importo è pari ad un minimo di 501,89 euro al mese però bisogna avere almeno 57 anni di età al 31 dicembre 2016, se donne e almeno 62 anni di età al 31 dicembre 2016, se uomini. Insomma se uno ha meno di quell’età e non ha chiuso in quel periodo indicato è spacciato.   Gli  ex dipendenti invece possono avere qualunque età e licenziati in qualunque periodo  per usufruire della disoccupazione  e questo non  sembra giusto, per equità sociale,  considerato che sono migliaia i piccoli  artigiani e commercianti che hanno abbassato la serranda e non hanno un minimo di paracadute sociale.

Un incentivo a non aprire attività quindi, alla faccia dei centri commerciali naturali,  ma a esser tutti dipendenti.  Ma se   un imprenditore senza dipendenti può esistere come farebbe a esistere  un lavoratore senza il suo datore di lavoro?