Rubrica – Film in programmazione: “Quanto basta”

Da oggi vi presentiamo le recensioni di migliori film in programmazione, per darvi un’idea su trama e contenuti che potrebbero esservi utili in caso decideste di andare a vedere quella proiezione

di Antonio Tore

Il 5 aprile è uscito in tutte le sale cinematografiche il film “Quanto basta”, diretto da Francesco Falaschi, in cui viene rappresentata la storia di un ragazzo, Guido, affetto dalla sindrome di Asperger.

La sindrome di Asperger consiste in una serie di disturbi dello sviluppo che influenzano le capacità comunicative e di socializzazione dell’individuo, rendendolo privo di interesse verso gli altri, indifferente ai rapporti sociali e spesso eccessivamente preoccupato per alcune questioni assai specifiche (come, ad esempio, compare nel film per gli orari, il rispetto della velocità in auto, il posizionamento metodico, meticoloso ed ossessivo dei propri oggetti personali).

Guido, orfano della mamma e abbandonato dal padre, viveva con i nonni, ed è attualmente ospite di un centro per ragazzi autistici, dove lavora, in qualità di psicologa, Anna.

La storia di Guido si intreccia con quella di Arturo, uno chef ormai ai margini tra i suoi colleghi, a causa del suo spirito polemico e collerico che lo hanno portato, oltre che a perdere il lavoro, anche in carcere e, successivamente, mandato al centro dei ragazzi a svolgere attività di servizio sociale.

Le due storie si intersecano, con Arturo che tiene ai ragazzi un corso di cucina dentro il centro, senza indulgere al loro stato fisico o mentale.

Arturo tratta Guido senza filtri, senza pietismo e in modo istintivo, alla pari, talvolta sbagliando e, infatti, viene ripreso spesso da Anna. Ma di fronte alla “neurodiversità”, che non è inferiorità, del ragazzo, Arturo tende a poco a poco a mutare il proprio comportamento e a ripensare a se stesso come persona.
Le cose cambiano quando arriva la notizia che Guido è stato ammesso a partecipare ad un concorso di giovani chef e sarà proprio Arturo ad accompagnarlo e ciò crea un rapporto di amicizia e di fratellanza che cambierà la vita di Arturo e i destini di entrambi.

Nonostante le difficoltà dei rapporti di Guido e la sua incapacità di rispettare le regole, comunque, il ragazzo raggiunge la finale e, solamente la supponenza del presidente della giuria, non gli permette di arrivare alla vittoria.

Quanto basta è un film che si gioca su un terreno di comune difficoltà a rapportarsi agli altri, è un confronto fra due persone “a rischio” che unendo le loro forze creano, contrariamente a quanto saremmo portati a pensare, un’accoppiata eccezionale, una coppia di mutuo soccorso destinato a vincere sia tra i fornelli che nella vita.

E, come dice Guido, verso la fine della vicenda, un semplice “spaghetto al pomodoro” è molto meglio di un “branzino con salsa al cioccolato”. E la semplicità coincide con il buonsenso e con la giusta misura in un domanda che Guido fa ad Arturo che, poi, dà il titolo al film: “Arturo, ma quanto sale ci va?”. “Guido, quanto basta”.

Le emozioni, nel film, sono sempre in primo piano insieme ai personaggi e fluiscono tranquille, come tranquilla, pur con delle “problematiche” comportamentali, è l’evoluzione dell’amicizia fra i due protagonisti.

E alla fine, proprio la “non vittoria” nel concorso di Guido e la rinuncia di Arturo a rientrare nel mondo della cucina “costruita” e non genuina, offrono l’idea per dare uno sbocco alla vita di entrambi, unitamente agli amici di Guido.

“Quanto basta” è un film sull’inclusione, sulla vita e sulla diversità che diventa ricchezza, perché solo osservando il mondo da più prospettive, anche le più scomode o, apparentemente, difficili da accettare, è possibile coglierne l’essenza. E’ un invito a guardare la vita e le persone da tutti i punti di vista, uscendo, a volte, dalle nostre aree di comodità.

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