Sardegna: Vini e formaggio binomio vincente per l’isola

Operando insieme turismo e prodotti alimentari di qualità possono costituire un motivo di grande successo anche in zone apparentemente non di primario interesse turistico.

di  Gianfranco Leccis

Mentre sull’attività turistica è possibile imbastire qualche approfondimento basato su statistiche – quando si riesce ad averle, anche in ritardo – per l’agricol­tura la situazione è diversa o, meglio, sono tanti i settori che è difficile muoversi, capire le differenze, sapere come fare. Tra l’altro è complicato trovare dati attendibili.

C’è un’agricoltura tradizionale con innumerevoli problemi e difficoltà e un’agricoltura moderna, dove non mancano certo i problemi ma si può operare con maggior razionalità. Ora propongo un piccolo quadro che non vuol essere completo ma dare solo un’idea.

Il settore caseario è strettamente legato al mondo pastorale, il più tradizionale e vincolato, ma con aperture interessantissime e ampi spazi di sviluppo. I formaggi sono legati all’esistenza di animali che producono latte però si può variare tipo e qualità.

In Sardegna abbiamo una vastissima presenza di ovini e perciò vengono prodotti sopratutto formaggi pecorini: le maggiori quantità riguardano il pecorino romano, di antichissima origine che viene prodotto quasi esclusivamente in Sardegna. E’ un formaggio da grattugia con un forte mercato (viene venduto molto negli Stati Uniti), dominato da alcuni caseifici che impongono generalmente prezzi insoddisfacenti per gli allevatori. Purtroppo è possibile farlo con qualità scadente e in altre regioni e nazioni, praticando cioè una delocalizzazione particolarmente dannosa per l’economia e il lavoro della Sardegna.

Stanno un po’ meglio altri due tipi, il pecorino sardo e il fiore sardo, tradizionali del mondo pastorale, spesso di eccellente qualità con DOP, fresco e maturo.

Oggi vi sono alcuni giovani caseifici, anche se qualcuno ha oltre 50 anni, che hanno individuato produzioni di nuovo tipo e ampio mercato, utilizzando sia il latte di pecora che di capra, uscendo dal sistema tradizionale e creato novità di alta qualità con cui stanno raggiungendo buone vendite anche nei mercati esteri. In parte si tratta di formaggi salati, più o meno stagionati, con alcune interessanti novità. Ma ci sono anche i pecorini dolci e freschi, con un’ampia serie di varianti, e i caprini, pure questi con molte varietà.

Questo per quanto riguarda il comparto ovino-caprino. Caseifici ve ne sono di privati e di cooperative di pastori. Generalmente i privati non hanno proprie greggi, acquistano da pastori singoli o in cooperative, chiedendo garanzie qualitative. Il valore della produzione dovrebbe essere stimato attorno a 300 milioni di €uro di cui 200 di pecorino romano (oltre 60% esportazione) e 100 di altri tipi.

Altro settore è quello del latte vaccino o di mucca: qui è preponderante la cooperativa 3A di Arborea che assorbe la quasi totalità della produzione e realizza ottimi formaggi: il fatturato di questo settore è valutabile attorno a 200 milioni di  €uro.

Di notevole importanza il settore vinicolo: in passato per il suo elevato grado alcolico il vino sardo veniva in gran parte venduto a navi intere come rinforzo per vini non locali, italiani, francesi e di altre nazioni. In tempi recenti grazie alla capacità di alcuni produttori – privati e cantine sociali – e di eccellenti enologi si è arrivati a produrre vini di elevata qualità che raggiungono ottimi risultati di vendita in tutto il mondo. Forse il maggior difetto è nella frammentazione di produzioni e vendite. Si può indicare un valore molto orientativo, una stima: nel 2015 sono stati prodotti circa 800.000 ettolitri, per oltre la metà rossi, in gran parte Doc e Igt. Le maggiori vendite riguardano Vermentino di Sardegna, Cannonau, Vermentino di Gallura, vi sono altri tipi di vini in progresso, Carignano, Bovale. Il valore complessivo dovrebbe essere attorno ai 105 milioni di €uro di cui circa un 20% esportato all’estero.

Si precisa che le cifre indicate dei prodotti caseari  sono orientative, sono solo una stima della dimensione del settore. Riepilogando, il valore degli agroalimentari l’attività sarebbe attorno ai 600 milioni di €uro su 1.000-1200 circa attribuiti al comparto agricolo.

Riprendendo quanto anticipato nel precedente articolo, a proposito di Tasty Wine and Food Experience in Sardinia’ (gustare cibi e vini) l’iniziativa sembra importante. al di la della dimensione, per potenzialità, per la possibilità di azione comune con l’attività turistica.

 

Si può dire che si tratti di settori sinergici, che possono migliorare molto la propria attività lavorando in sincronia. E’ straordinario che un gruppo di imprenditori non turistici di una piccola regione fortemente agricola, il Parteolla, con alcune produzioni di elevata qualità, abbia preso un’iniziativa di alto valore promozionale turistica, anche se vi sono già vari casi di Aziende produttrici di vini che vengono visitate da turisti: oltre l’esempio di Alghero con la Sella & Mosca e il Museo del vino di Berchidda, quasi tutte le principali cantine hanno locali per dimostrazioni e degustazioni.

E’ molto interessante che queste iniziative vengano ampliate anche da altre produzioni agroalimentari, artigianali e da attrazioni culturali, antichità archeologiche, chiese e monumenti, zone ambientali e paesaggistiche. E’ importante organizzarle bene, soprattutto in periodi al di fuori di quello estivo balneare. Si tratta prevalentemente di zone interne, distanti dalle coste, quindi di particolare interesse per l’ampliamento dell’attività. Occorre studiare dei programmi con la partecipazione sia degli operatori del posto che enti pubblici (Comuni, Laore, eventuali Consorzi).