Sardegna,Turismo: l’anno scorso 14, 386 milioni di presenze: meno delle aspettative

Nel 2017 vi è stato un incremento minore delle attese: il problema è che al di la del risultato le statistiche non sono chiare, non si sa come lo si è ottenuto, dove, in quale settore; impossibile approfondire

di Gianfranco Leccis

E’ troppo presto dire qualcosa sulla stagione turistica 2018. Le prospettive sembrano buone ma la situazione non cambierà: addirittura eccessivo affollamento nei mesi estivi, pochissima attività fuori di quel periodo. L’inizio di quest’anno non è stato favorevole: Pasqua bassa, e questo influisce molto, ma soprattutto le condizioni climatiche che sono state piuttosto scarse fino alla metà di maggio. Addirittura si è avuta pioggia per la festa di Sant’Efisio anche se in città non è stata tale da impedire la processione.

Si conoscono da pochi giorni i dati finali – anche se tuttora provvisori – del 2017. Le presenze sono state 14.386.000, forse un po’ meno di quanto ci si attendeva, con un incremento del 6,6% rispetto a poco meno di 13,5 milioni del 2016 (quando si era avuto un incremento del 12,6% sul 2015). Forse ci si era un po’ illusi dall’ottimo risultato (+15-16%) conseguito a Cagliari città e nella area metropolitana segnalati da mesi.

Il risultato deriva da un modesto aumento (+1,9%), degli italiani, 7.194.000 presenze, e da un più consistente aumento (+11,8%) degli stranieri, 7.192.000 presenze,, praticamente 50-50%. Notare che in entrambi i casi gli arrivi sono aumentati in maggior misura per cui vi è stata una riduzione del soggiorno medio (per gli stranieri 4,85, per gli italiani 4,44 però scorporando le presenze dei sardi  2,17 il soggiorno medio degli altri italiani è 5,54%). Mentre per gli stranieri il numero degli arrivi dovrebbe corrispondere alle persone (poco più di 1.517.000) non è così per gli italiani (1.617.000): vi sono circa 517.604 arrivi di sardi con 1.205.282 presenze, Ciò deriva dal fatto che spesso i sardi frequentano alberghi, ecc,, per esigenze di lavoro, studio, anche turistici per soggiorni brevi.

Il Sired ha fornito i dati in quantità cospicua, sono addirittura 57 pagine tra tabelle e diagrammi, espressi in modo però non chiaro: si abbonda da una parte mentre da un’altra parte sono insufficienti. Purtroppo c’è una certa confusione. Per esempio, non è precisato quanti sono alberghieri e extralberghieri o meglio ci sono i totali per entrambi settori ma non per mese e provincia. Eppure si tratta di due ambiti piuttosto diversi, con differenti influenze su reddito, su distribuzione e occupazione (posti di lavoro). Non è certo quale sia il settore più conveniente per l’economia locale, è un discorso da approfondire, ma i dati dovrebbero essere completi e leggibili. Ma che analisi si può fare su dati incompleti e insufficienti?

Non vengono indicati gli IU (Indice di utilizzazione dei posti letto) che sono gli indicatori più chiari e precisi di questa attività. O meglio, vi sono dei coefficienti di riempimento, relativi all’utilizzazione netta, che riguarda i posti disponibili negli esercizi aperti e funzio-nanti che però non serve per valutare l’effettiva attività.

Se sono aperti 10 esercizi con 1.000 posti il sapere che hanno avuto un riempimento del 50 o 70 o 90% rispetto ai 1.000 esercizi esistenti con 100.000 posti letto quasi tutti chiusi e non funzionanti, non serve a molto. Lo IU (indice lordo), viene calcolato su tutti gli esercizi e posti letto, aperti o no, ed è un rapporto costante, valido per raffrontare le diverse zone e periodi.

Elaborando i dati disponibili possiamo calcolare che lo IU annuale alberghiero dovrebbe essere stato 27,0 in aumento rispetto al 24,7 del 2016. Il miglioramento è dovuto in parte dovuto ad una diminuzione della disponibilità di posti letto. Da rilevare un fatto importante che non risulta nel report, poiché non c’è il raffronto col 2016, e cioè che vi è stata una diminuzione della ricettività: nel 2017 i posti letto alberghieri sono stati 105.365 rispetto ai 109.408 del 2016. I posti in totale sono 212.751 nel 2017 contro 209.896 del 2016.

Si può rilevare che il 70,8% degli italiani va negli alberghi mentre gli stranieri sono il 73,7, mediamente 72,3. Questi sono i dati relativi alla strutture classificate, naturalmente manca tutto il sommerso che può esser valutato almeno attorno allo stesso livello e cioè 15 milioni di presenze.

Un’altra grave mancanza è che vi sono pochissime notizie sulla stagionalità: ci sono dei grafici sulle variazioni nelle presenze mensili ma senza distinguere gli alberghieri e non alberghieri e soprattutto mancano i valori: le variazioni rispetto all’anno precedente non bastano a dare un’idea della situazione. Così è impossibile, per esempio, definire le presenze mensili o per un periodo, come se vi è stata una miglior distribuzione, se è continuata la concentrazione estiva o almeno se è iniziato l’auspicato ampliamento (destagionalizzazione).

Inoltre – anche se questa è un’analisi secondaria – non si può proprio capire se certe manifestazioni con scopo promozionale hanno avuto risultati o meno (per saperlo occorrerebbe conoscere anche i dati per comune e magari per i giorni della manifestazione), v. Giro d’Italia, gare automobilistiche e simili, manifestazioni come S. Efisio, la Sartiglia,la Cavalcata o le processioni della Settimana Santa, o autunno in Barbagia.

Si trovano ampie notizie sulla provenienza dei turisti, dalle varie regioni italiane e dagli stati esteri, sia per la Sardegna che per le varie provincie, sono utilissime ma anche qui manca la distinzione per settore ricettivo e mensile. Così servono a poco, probabilmente Assessorato e operatori avranno dati più completi ma, si ripete, non bisogna escludere dalle informazioni chi se ne occupa per studio, per ricerca, per interesse generale.

L’Assessore e il suo ufficio si stanno impegnando molto, basta poco per fornire i dati completi e utilizzabili, come del resto avveniva in passato.

 

 

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