“Una piccola Storia”: Il Periodo Giudicale, esempio di collegialità e democrazia

Quelli che chiamiamo Giudicati, sono in realtà degli stati sovrani e perfetti, alla pari di tanti altri stati coevi, con una loro organizzazione originale da far invidia a molti stati moderni

 di Sergio Atzeni

 L’organizzazione amministrativa e politica dei Giudicati ha sempre lasciato interdetti gli studiosi che non sono riusciti a capire come quelle particolari istituzioni sarde, sorte tra il IX e X secolo, che non hanno eguali nel mondo di allora, siano state inventate e introdotte in quelle realtà giuridiche.

Quelli che chiamiamo Giudicati, sono in realtà degli stati sovrani e perfetti, alla pari di tanti altri stati coevi, con una loro organizzazione originale da far invidia a molti stati moderni.

Il Re, chiamato impropriamente Giudice, deteneva il potere che gli derivava dal parlamento (Corona De Logu), con un sistema elettivo ereditario; il popolo, se tradito, aveva il diritto di insurrezione che si concludeva con la messa a morte del sovrano.

La Corona De Logu era formata dai rappresentati delle curatorie oltre due delegati della città capitale.

Il gioiello organizzativo dai Giudicati era proprio la Curatoria, che potremmo assimilare alle odierne province e che, per un insolito principio di uguaglianza per l’epoca, aveva un numero simile di abitanti; se il numero di abitanti variava nel tempo, anche la curatoria veniva ridisegnata per rispettare quel principio.

Le Curatorie più grandi erano quelle con minor numero di abitanti per metro quadro e viceversa. In regime ordinario gli abitanti si riunivano quattro volte all’anno e nominavano, quando era necessario, un loro rappresentante che sedeva nella Corona De Logu (Parlamento Nazionale).

I villaggi compresi nelle curatorie erano governati da un “Majore De Villa” comparabile all’odierno sindaco che amministrava, tra l’altro, la giustizia per i reati minori. I reati più gravi venivano trattati dal Curatore, funzionario di nomina regia, che presiedeva la Corona della curatoria.

Il termine “Corona” che ricorre frequentemente nel sistema giudicale è dovuto alla similitudine tra la rotondità della Corona Reale e la sistemazione che assumevano i partecipanti alle assemblee.

La corte giudicale si recava spesso nelle curatorie per esercitare la giustizia in sede di appello, o per emanare delle disposizioni reali che venivano raccolte in atti chiamati “Carta De Logu”; la corte in quei tempi era infatti itinerante e non esisteva ancora la moderna cancelleria, deputata alla raccolta delle leggi e dei decreti reali.

Il popolo era diviso tra liberi e servi, ma la classe servile era tale perché obbligata alla prestazione coatta del lavoro, mentre la persona rimaneva libera e con tutti i diritti civili.

Il regime servile poteva essere parziale o totale, nel primo caso, dopo aver assolto l’obbligo di lavoro coatto, “il servo” poteva lavorare per “se stesso” incamerando il relativo compenso. Il sistema era ben lungi dalla futura schiavitù che annullerà totalmente la dignità umana.

Il sistema fiscale, basato sul pagamento in natura, prevedeva l’esazione dei tributi in base al reddito prodotto da ciascuno, per cui il povero non pagava, mentre i ricchi sostenevano in gran parte le spese statali (ricordiamo che nella Francia prerivoluzionaria le tasse invece venivano pagate dai poveri mentre i ricchi ne erano esentati).

Il riconoscimento codificato delle necessità del popolo si palesava anche nel sistema di arruolamento militare: gli abitanti dei villaggi, abili alle armi, venivano divisi in tre parti, chiamate mute, una delle quali si recava al fronte, la seconda si metteva in viaggio per sostituire la prima, la terza rimaneva in loco per non abbandonare l’attività agricola e pastorale, unica riserva e sostentamento della popolazione del villaggio.

Questi regni sovrani, che la storiografia tradizionale ancora ignora, distrutti per colpa altrui, erano all’avanguardia in quel medioevo feudale, dove l’uomo e la sua dignità non contavano, come non contavano le semplici esigenze del popolo sacrificate sull’altare del dispotismo dei potenti.

Vogliamo solo immaginare la sopravvivenza dei regni giudicali e collocarli, con la evoluzione naturale dovuta al tempo, ai giorni nostri; siamo sicuri che la collegialità e la democrazia di quel sistema sarebbe stato un modello anche oggi all’altezza dei tempi.

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