“Una piccola storia”: Migliaia di anni prima del periodo nuragico i sardi erano già una nazione

Con la cultura di Bonu Ighinu  (IV millennio a.C. – 4000-3400 a.C.)  gli abitanti della Sardegna avevano già la stessa lingua, le stesse tradizioni e la stessa arte: siamo quindi davanti a una nazione. La stessa nazione che con l’evoluzione dei millenni porterà poi alla cultura nuragica che fornirà un raro esempio, per quei tempi, di architettura e vivere religioso e sociale.

 di Sergio Atzeni

 Molte scoperte nel campo dell’archeologia avvengono per caso e gli studiosi, senza dubbio, alcune volte si trovano davanti a manufatti la cui incerta posizione nel ritrovamento ne confonde sia la datazione che l’origine.

Non di rado il classico colpo di fortuna contribuisce insperatamente a far luce su un determinato periodo. Così avvenne con la scoperta del sito di Cuccuru S’Arriu presso Cabras, dove alla fine degli anni ’70 del 900 vennero alla luce una serie di tombe scavate nell’arenaria.

In altri siti, la frequentazione umana per vari secoli e le sovrapposizioni culturali, rendono difficili interpretazioni scientifiche attendibili; ma in questo caso il ritrovamento intatto degli ipogei consentì datazioni sicure e collocazione culturale certa.

la chiesa di Bonu Ighinu, Mara (Sassari)

Il nome a questa cultura fu dato da un sito poco fuori il comune di Mara Sassari), nei pressi della chiesa del Buon Vicino (Bonu Ighinu) nella grotta chiamata “la bocca del pipistrello” dove vennero alla luce reperti sicuramente da ascrivere a una cultura medio neolitica, utensili in osso finemente lavorati, statuine femminili litiche a tutto tondo.

Anche in questa grotta eponima, varie frequentazioni si ebbero nel corso dei secoli soprattutto della cultura posteriore di Ozieri, rappresentata in uno strato superiore.

Gli archeologi constatarono che la grotta fu usata a scopo di culto e per sepolture e doveva necessariamente trovarsi nelle vicinanze un villaggio o un altro sito usato come abitazione. Fu così che da ricerche in una grotta poco distante chiamata “Fillestru” vennero alla luce una serie di strati intatti che arrivavano fino al Neolitico antico.

La cultura di Bonu Ighinu  IV millennio a.C. (4000-3400 a.C.)., ebbe una discreta diffusione nell’isola e fu caratterizzata da una ceramica rifinita con motivi incisi.

L’importanza del credo religioso e quindi di una nascente spiritualità, fanno pensare ad una continua evoluzione del pensiero con l’affermazione decisiva della credenza soprannaturale. La pinguità delle statuette ritrovate riconducono all’opulenza come simbolo di abbondanza e di fertilità. Questi idoli vennero ritrovati dentro le tombe ipogeiche di Cuccuru S’Arriu, insieme ad altri corredi, frecce, vasi fittili.

Dea Madre di Bonu Ighinu

Il culto dei morti si manifestò così per la prima volta nell’isola e ci permette oggi di ricostruire, sebbene sommariamente, il culto dei morti dei protosardi di Bonu Ighinu. Le tombe usate erano del tipo a “forno”, scavate nel terreno verticalmente con un cunicolo d’accesso e la camera mortuaria più ampia, il tutto coperto da lastre di pietra. Dai vari ritrovamenti, emerge chiaramente la credenza in una seconda vita dopo la morte.