Sinnai, convegno: in Italia 7 milioni di donne hanno subito violenza

Un evento pubblico per non dimenticare un problema che negli ultimi anni sta assumendo caratteri sempre più violenti, fino ad arrivare anche a femminicidi in crescita in Italia

di Antonio Tore

 

Gli ultimi dati dell’Istat, risalenti ormai al 2014, evidenziano come il fenomeno sia lontano dall’essere debellato e, purtroppo, negli ultimi anni sembra ci sia una recrudescenza degli episodi violenti nei confronti delle donne.

Nell’anno considerato, emerge che, in Italia, quasi 7 milioni di donne, tra i 16 e 70 anni, hanno subito violenza fisica o sessuale. Di questi oltre il 62% è stata opera di partner attuali o precedenti e, il 65% circa, è stato perpetrato davanti ai figli.

Purtroppo, nonostante le maggiori informazioni che circolano e la presa di coscienza sempre maggiore, solamente il 12% delle donne decide di denunciare la violenza subita.

Con il diffondersi di internet, poi, si assiste a un fenomeno in crescita che viene definito di cyber bullismo, cioè violenze che vengono fatte utilizzando la rete e il parziale anonimato costituito dalle relazioni virtuali o profili falsi.

Un altro fenomeno dei giorni nostri è costituito dallo stalking, che supera i 3 milioni di casi analizzati dall’Istat. Di questi, circa 1 milione sono dovuti a partner o ex partner, mentre superano i 2 milioni i casi subiti in altri ambiti, nella maggior parte dei casi sui posti di lavoro.

Su questi temi, l’Associazione Nuovi Eventi ha organizzato ieri un dibattito pubblico a Sinnai, coordinato da Cristina Moriconi. Hanno preso la parola al convegno Irene Muscas, scrittrice e poetessa, l’Avvocato Marco Monni, Antonio Tore, Presidente dell’Associazione Telefono Amico Cagliari Onlus e Angelica Piras, scrittrice.

Nel corso del convegno, i relatori hanno posto in evidenza come esistano forme di violenza non solo fisiche, ma anche psicologiche o economiche, in quanto il maschio pone la donna in uno stato di soggezione e dipendenza e tende a svalutarla in continuazione, con lo scopo di far sentire la propria partner inadeguata e non all’altezza, così da essere ancora più legata e dipendente da lui, instaurando un rapporto come tra carnefice e vittima.

Tutti i relatori hanno parlato delle proprie esperienze sia personali che professionali, evidenziando come sia necessaria una vera “rivoluzione culturale” nelle fasi educative, ad iniziare dal proprio ambito familiare per proseguire con gli ambienti della scuola o dovunque ci sia la possibilità di discutere il problema e nel creare, tra le nuove generazioni, la cultura del rispetto degli altri e la mentalità che i casi di violenza devono essere sempre denunciati.

 

 

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