Paolo De Magistris, nel 20esimo dalla morte (21 giugno 1998)

La commemorazione durante la riunione del Consiglio comunale nella parole del Presidente Guido Portoghese

di Antonio Tore

“Oggi ricordiamo nella stessa Aula, che lo vide sindaco per nove anni, dal luglio 1967 all’agosto 1970 e dal marzo 1984 al luglio 1990, Paolo De Magistris, in occasione del 20esimo anniversario dalla sua morte avvenuta il 21 giugno del 1998. È stato il sindaco più longevo dal dopoguerra alla riforma, per l’elezione diretta dei sindaci, Legge 81/1993. Governò per tremilacinquecento giorni complessivi, con tre giunte tutte di pentapartito, sostenute cioè da democristiani, socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali”.

“Per quelli della mia generazione è sicuramente il sindaco per antonomasia, avendo guidato la città per tutto il periodo della nostra adolescenza sino alla maturità”.

“Nei miei ricordi era una persona di grande cultura e profondo conoscitore della storia della città, capitava spesso di vederlo guidare gruppi di turisti o di scolari nella visita del quartiere Castello. Era stimato e amato dai più. Da studente, quando frequentavo il Dipartimento di Architettura nella via Corte D’Appello, mi capitava spesso di incontrarlo ormai anziano, o almeno così appariva ai miei occhi di ventenne, con quel suo incedere incerto, chino su se stesso. Lo salutavo sempre e non ricordo di una volta che non mi abbia risposto con il suo buongiorno cordiale. Tante volte ho avuto la tentazione di fermarlo e di domandargli di quella Cagliari che aveva amministrato e conosciuto così bene, ma la timidezza e la deferenza nei suoi confronti non mi hanno mai fatto avere il coraggio: questo, oggi, è un rimpianto che mi porto dentro”.

“Don Paolo fece il suo esordio in Consiglio comunale nel 1960, all’età di 35 anni, eletto con 2.573 preferenze. Fu rieletto nel 1964, con 2.758 voti”.

“Fu assessore complessivamente in quattro giunte consecutive, tutte presiedute dal professor Giuseppe Brotzu: per un anno, dal 1960 al 1961, fu assessore ai Problemi industriali e al Coordinamento organici del personale; per quasi quattro anni, dal 1961 al 1964, resse l’assessorato al Personale e Problemi istituzionali; per pochi mesi soltanto, dalla fine del 1964 ai primi del 1965, prima delle elezioni amministrative, venne incaricato degli Affari generali; ancora per due anni, dal 1965 al 1967, con la nuova consiliatura, resse l’assessorato al Personale e Affari generali”.

“Nell’estate del 1967 divenne sindaco si potrebbe dire “controvoglia”: se si pensa che quando si trattò di votare il nome del successore di Brotzu, dimissionario ma disponibile a riprendere la carica, votò per Brotzu e non per se stesso. Finì con 8 voti per Brotzu e 15 voti per De Magistris, che così divenne sindaco per tre anni, i suoi primi tre anni”.

“Fu il sindaco che accolse la prima storica visita di un papa in città, Paolo VI, e il primo, e per ora l’unico speriamo non ultimo, che visse da primo cittadino l’indimenticabile vittoria dello scudetto del Cagliari Calcio, correva l’anno 1970”.

“Si ripresentò alle elezioni amministrative del 1970, confermandosi con un record di 4.783 preferenze. L’elettorato aveva deciso che Paolo De Magistris dovesse continuare a fare il sindaco e il suo stesso partito, la Democrazia Cristiana, lo indicò per tale compito”.

“Le intese erano però apparse da subito labili, forzate, non sostenute, tanto nei partiti quanto nei gruppi consiliari e i contrasti erano stati soprattutto all’interno della Democrazia Cristiana, con l’organo cittadino contro quello provinciale. Sicché lui, il sindaco “rieletto” dal popolo, il 5 agosto 1970, a soli due mesi dal responso delle urne, aveva stracciato le finzioni dimettendosi da sindaco e da consigliere. Tornò, a tempo pieno, al suo ufficio di direttore dei servizi all’assessorato regionale dell’industria”.

“Per dieci anni rimase lontano dal Municipio e dall’Istituzione e riprese il suo lavoro avendo a disposizione più tempo da dedicare alla moglie donna Maria Orazia e al figlio Luigi, nella grande abitazione di via San Vetrano, nel quartiere dei regionali”.

“Egli si ripresentò alla fiducia popolare nel 1980, ancora relativamente giovane, 55enne. Portava la memoria delle sgradevolezze trascorse, ma ritentava, si rimetteva in gioco per puro senso del dovere e senza alcuna ambizione venale. Il successo fu straordinario con ben 9.016 preferenze raccolte. E con queste sarebbe venuta la nuova chiamata a sindaco della città nel 1984, in chiusura dell’VIII consiliatura, dopo gli esecutivi Scarpa (fino all’ottobre 1981) e quello Di Martino (fino al marzo 1984)”.

“Nel 1985 fu rieletto, raccogliendo grandi consensi, 8.027 i voti per lui, ricevendo l’incarico di Sindaco, che mantenne per tutta la IX consiliatura, con due giunte consecutive”.

“Per la città, nell’arco temporale che vide il suo impegno civico, 30 anni tra il 1960 e il 1990, fu complessivamente una lunga stagione di sviluppo sociale ed urbanistico, fra alti e bassi naturalmente”.

“Già da allora si iniziava a ragionare dello sviluppo della città in termini di “area metropolitana”. La questione dei trasporti, della sanità pubblica, della scuola e dell’Università, delle abitazioni da offrire alle nuove famiglie, degli approvvigionamenti idrici e dei conferimenti dei rifiuti, della spiaggia e delle lagune, oltre che dello scalo portuale e aeroportuale e dell’area industriale, tutto portava già allora a programmare gli interventi in termini di area vasta”.

“Nonostante questo in quegli anni andavano a rafforzandosi i “movimenti comunalisti”, che portarono all’autonomia di Quartucciu, Elmas, Monserrato, rispettivamente nel 1983, nel 1989, nel 1991”.

“Nelle mie ricerche di preparazione dell’intervento odierno, ho trovato particolarmente interessanti le dichiarazioni programmatiche che Paolo De Magistris rese all’inizio della sua attività sindacale, nel 1967. Si faceva riferimento, infatti, a un problema ancora attualissimo, la difficoltà di programmare e agire su aree e immobili di proprietà di amministrazioni diverse, statali, regionali, militari, universitarie, che di fatto bloccavano lo sviluppo della città”.

“Si pensi, per fare soltanto un esempio, alla bonifica, con tutte le sue luci e soprattutto le sue ombre, del Poetto, con la rimozione dei casotti, e al più recente ripascimento. Di quella relazione sulle dichiarazioni programmatiche, mi ha particolarmente colpito la lungimiranza e l’attualità del capitolo sul “Turismo”, di cui dovremmo fare tesoro oggi, in cui si auspicava che Cagliari diventasse “cerniera dell’arco di spiaggia tra Teulada e Villasimius, con al centro la spiaggia del Poetto”, non solo con riferimento alle possibilità per le attrezzature balneari, ma anche come ricerca di valorizzazione del fascino, dell’arte, della storia e della carica di richiamo che la città capoluogo può e deve svolgere”.

“Quell’idea non prese mai forma e trent’anni dopo nel 1994, rispondendo alle domande dei ragazzi di Mondo X, così si espresse: “Sul turismo è forse mancata, più che la spinta pubblica, la sensibilità privata. Cagliari è orientata al terziario commerciale e burocratico, del resto si palesa perdente con le sue risorse storico-artistiche, rispetto al richiamo dei valori offerti da Pula e da Villasimius”.

“Uomo di Centro, visse l’alleanza con le formazioni laiche riformatrici e socialiste come lo sviluppo naturale della politica locale, in linea con quanto avveniva alla Regione e al Parlamento negli anni Sessanta e Settanta. Più faticosi furono gli ultimi anni da sindaco, per l’accresciuto peso del socialismo craxiano e la difficoltà di trovare nuovi equilibri”.

“De Magistris era soprattutto una persona umile e così si definì pochi anni prima della morte: “Sono un uomo qualunque che le situazioni hanno portato, sia come attività lavorativa sia nella vita politica, e prima nella vita dei movimenti culturali e politici, a posizione di fiaccola sopra il moggio. Ma mi reputo proprio un uomo della strada. Grato al Signore di avere un patrimonio di ascendenze morali, culturali, religiose, di sensibilità, abbastanza caratteristico, anche vincolante. Per il resto… sono consapevole dei miei limiti”. Non è possibile, con questo breve intervento, entrare nel merito di tutte le vicende che lo videro protagonista della vita cittadina”.

“Vorrei pertanto concludere, evidenziando l’innato senso di patria e di comunità che De Magistris mise indossando la fascia tricolore, citando le ultime parole pronunziate quel 19 luglio 1967 riflettendo sulla “immensità dei compiti” e “la dedizione che richiedono”: “Sia di sollievo il pensiero di poter contare su una tradizione illustre, su una collaborazione franca e leale, nell’appoggio e nella critica del Consiglio comunale e sopra tutto la speranza che Iddio benedica e fecondi gli sforzi per compiere, in questo lembo di terra affidato alle nostre deboli mani, il Suo misterioso piano provvidenziale”.