Intervista a  Matteo Rocca  Coordinatore dei giovani del “Comitato Insularità in Costituzione”

Matteo Rocca: “Dopo attente analisi abbiamo deciso di far riconoscere la condizione di Insularità attraverso lo strumento della proposta di iniziativa popolare che richiede 50mila firme per essere poi presentata in Parlamento come previsto dalla Costituzione”

 di Sergio Atzeni

Il  Comitato promotore per l’inserimento del principio di insularità in costituzione nasce per dare opportunità per i sardi  uguali a  tutti gli altri cittadini italiani. I sardi vogliono competere ad armi pari per poter dimostrare quanto valgono e  che vengano misurati e compensati gli svantaggi che derivano dall’insularità.  Da tre mesi è iniziata la raccolte di firme da parte del Comitato organizzatore che non si pone  confini politici e neanche regionali   perché le firme  vengono cercate, e stanno arrivando,  anche nella  penisola.   Per conoscere la situazione attuale abbiamo intervistato  Matteo Rocca,  professione ingegnere, coordinatore dei giovani del “Comitato Insularità in Costituzione”.

Ing. Rocca a che punto siamo arrivati con le firme?

“Buongiorno e grazie per l’invito. La raccolta prosegue da ormai tre mesi con ritmi incessanti sopratutto il fine settimana nei tantissimi punti di raccolta che il Comitato, grazie ai tantissimi volontari, organizza in tutti i comuni della Sardegna. Oltre a questo è bene sottolineare come la raccolta delle firme stia avvenendo anche in tutte le altre Regioni d’Italia grazie all’impegno della FASI, la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia, che dal primo momento ha contribuito alla nascita dell’iniziativa. A breve comunicheremo il numero delle firme raccolte in questi mesi”.

Una iniziativa molto importante che richiede un grande impegno?

“Mi piace ricordare come la battaglia dell’Insularità sia un atto di civiltà nel quale le persone chiedono a voce alta il riconoscimento di una condizione di svantaggio con l’obiettivo di avere pari diritti e opportunità rispetto agli altri cittadini d’Italia. Un passo fondamentale che necessità una modifica della nostra Carta Costituzionale con le modalità previste dal nostro ordinamento”.

Ricordiamo che il vostro obiettivo è quello di presentare una proposta di legge di iniziativa popolare

“Dopo attente analisi abbiamo deciso di far riconoscere la condizione di Insularità attraverso lo strumento della proposta di iniziativa popolare che richiede 50mila firme per essere poi presentata in Parlamento come previsto dalla Costituzione”.

La proposta ha qualche “colore politico”?

“Esiste un forte senso di appartenenza volto al riconoscimento della propria identità, forse per la prima volta il concetto di “politica”, nel modo in cui siamo abituati a concepirla, viene messo da parte per affrontare in modo totalmente trasversale un problema che riguarda i cittadini della Sardegna, come sottolineato dal fatto che la proposta di legge verrà presentata congiuntamente da tutti i parlamentari Sardi”.

Un principio chiaro e semplice quello che si chiede di sottoscrivere nei vostri punti di raccolta?

“Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità e disporre le misure necessarie a garantire una effettiva parità ed un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili.

Vogliamo mettere fine ad un’epoca della nostra vita che si è basata per troppo tempo sul concetto di assistenzialismo. Per fare questo è necessario un momento di riflessione e di rivalsa nel quale si prende coscienza di tante carenze che i Sardi vivono quotidianamente”.

Quali sono le difficoltà insite nel vivere la condizione di insularità che dovrebbero convincere  le persone a sottoscrivere la proposta di legge?

“Moltissime persone raccontano gli svantaggi che i loro figli hanno nello spostarsi agevolmente dalla Sardegna, elemento che aumenta il disagio creato dall’assenza di occupazione che costringe numerosi giovani ad abbandonare l’Isola in cerca di un posto di lavoro. Svantaggio che si registra anche ogni qual volta si vuole far rientro nell’Isola. Altri manifestano il disappunto legato agli elevati costi da sostenere per motivi di studio, per partecipare ai concorsi pubblici o per dover effettuare visite specialistiche nel resto dell’Italia. Le difficoltà riguardano anche le persone che l’occupazione “vorrebbero crearla”: i costi dei trasporti e dell’energia non concorrenziali rispetto alle altre regioni d’Italia limitano di fatto gli investimenti in Sardegna”.

Parlando di trasporti molto spesso si entra nel discorso della continuità territoriale?

Il termine Insularità nell’immaginario collettivo si traduce in trasporti che per noi sardi costituiscono ancora oggi un problema da risolvere. Il deficit infrastrutturale è molto ampio se consideriamo anche quello legato alla scarse infrastrutture interne della nostra Isola rispetto al resto d’Italia. Avere le stesse opportunità e gli stessi diritti anche in termini di trasporti significa abbandonare l’assistenzialismo e gli aiuti di Stato anche in termini di collegamento aereo e marittimo”.

Assistendo agli incontri promossi dal Comitato e visitando i punti di raccolta ho notato tantissimi giovani.

“Sono numerosi i ragazzi che sottoscrivono la proposta consapevoli delle sue ricadute positive. Il loro interesse moltiplica il senso di appartenenza e la voglia di riavvicinarsi ai temi principali della nostra società come appunto quello dell’Insularità”.

 Possiamo parlare di nuova classe dirigente?

“Senza dubbio possiamo parlare di una nuova comunità, giovane, consapevole e responsabile con tantissime idee che quotidianamente raccogliamo cercando di amplificarle all’esterno. Osserviamo l’originarsi di una piccola rivoluzione culturale, che partendo dal basso, mette le basi per la realizzazione di un metodo di ascolto e di discussione delle proposte nel quale sono i giovani i veri protagonisti, consapevoli sempre di più del proprio potenziale”.

 In chiusura da Coordinatore del “Comitato giovani per l’insularità” che messaggio vuole lanciare ai ragazzi e alle persone che ancora non hanno sottoscritto la proposta di legge?

“L’inserimento del principio dell’insularità in costituzione può eliminare gli svantaggi strutturali che separano oggi la Sardegna non solo dal punto di vista fisico ma anche e sopratutto normativo. Stiamo sottoscrivendo una proposta di legge che mette al centro le pari opportunità in tutti i settori della nostra vita, che vuole dare speranza ai giovani che per primi portano sulle loro spalle un peso troppo oneroso. Vincere la battaglia per l’insularità significa essere concorrenziali nell’economia, nella cultura, nella formazione, nella sanità, nella promozione turistica e in tantissime altre attività che possono far risorgere la situazione sociale e imprenditoriale della nostra Isola abbandonando il concetto di assistenzialismo”.