Sardegna: per lo sviluppo del turismo puntare su “Borghi”, “Città del pane” “Olio”, Ciclovie, “Sentierismo”

Oltre la Conferenza del Turismo sono in corso numerosi dibattiti, convegni, riunioni, forse troppi: malgrado il nuovo DMO spesso le idee non sono chiare e realistiche sulla politica da seguire

di Gianfranco Leccis

La scorsa settimana si è conclusa la fase preparatoria della Conferenza Permanente del Turismo “Destinazione Sardegna 2018-2020”.

Nella seduta di lunedì 23 luglio è stato presentato il piano strategico per lo sviluppo sostenibile. Era previsto dalla recente legge, è stato fortemente voluto da Barbara Argiolas, Assessora al turismo, e condotto da Josep Ejarque, noto esperto spagnolo di marketing turistico.

Adesso il documento predisposto dev’essere approvato dalla Giunta Regionale e diventerà operativo.

Analizzare il piano non è certo semplice, è piuttosto complesso e contiene molte proposte operative, sono spesso proposte già avanzate “i borghi”, “le città del pane” o de “l’olio”, ciclovie, “sentierismo” e così via. Nulla da eccepire, fanno parte dei tanti “turismi” ed è indispensabile averli ed utilizzarli per un sempre maggior sviluppo del settore.

Però si può rilevare la mancanza del “golf”, cioè la creazione di un consistente sistema di campi in grado di portare una buon parte dei 5/6 milioni di giocatori europei (per non parlare dei 60/70 milioni praticanti nel mondo). E’ assurdo ignorare un’attività che potrebbe portare moltissimi turisti in ogni mese dell’anno. E’ incomprensibile!

Ho già scritto varie volte su questo tema, sulla necessità di utilizzare un gioco così come avviene in varie altre parti del mondo. Mi spiace ripetermi ancora; basta solo un esempio, nelle isole Baleari ci sono oltre 20 campi, frequentati tutto l’anno, in Sardegna ve ne sono tre principali, più pochi altri minori, che non sono in grado di fare sistema per la distanza intercorrente tra loro.

Senza imitare eventuali eccessi, serve un sistema di almeno 10 gruppi di 3-4 campi vicini, da costruire nelle zone dove vi è una ampia ricettività (cioè alberghi già esistenti), insufficientemente utilizzata, senza speculazione immobiliare (cioè case e appartamenti da vendere, ce n’è sono fin troppe), iniziative da realizzare in forma associativa, su terreni non pregiati, preferibilmente pubblici, con la partecipazione di enti locali, imprenditori, lavoratori, giocatori, privati, utilizzando finanziamenti agevolati, senza investimenti finanziari pubblici.

In effetti l’argomento è stato ripreso da Luigi Lotto, presidente della quinta commissione del Consiglio Regionale, che si propone di inserire il tema nella nuova legge urbanistica (stranamente non se n’era neanche accennato nella legge sul turismo).

A parte questo non secondario particolare il progetto predisposto da Ejarque corrisponde al classico progetto di marketing, tabelle, schemi, tiene conto di tutte le variabili del nostro patrimonio e di indicazioni precise. Non ci sono dubbi sulla qualità del lavoro ma resta comunque un’incognita che non dipende né dal coordinatore né dall’Autorità.

Il fatto è che non basta fare programmi ma bisogna attuarli e per questo occorre una partecipazione estesa, direi totale. Purtroppo non è così, sembra che sia meglio operare per conto proprio, senza rispettare una linea comune. A parte la grande difficoltà ad ottenere informazioni – in molti casi incomprensibile – vi sono opinioni e comportamenti non solo contrari al concetto principale ma che favoriscono e curano solo il proprio particolare. Si potrebbero fare vari esempi: vedasi gli innumerevoli e spesso superflui musei etnografici o le ripetitive feste folcloristiche.

Il turismo non è fine a se stesso ma strettamente legato all’intera economia e società isolana: quando un complesso alberghiero per risparmiare acquista prodotti non sardi o quando (v. i b&b) si spingono i prezzi su livelli bassi e, rivolgendosi a una clientela economica, non si fa un grande servizio. Non si deve speculare sulla clientela né favorire solo quella ad alto reddito ma il turismo deve portare lavoro e beneficio economico a tutti. Non ha senso ospitare tanti turisti per un piccolo guadagno.

Una componente essenziale per lo sviluppo del turismo è l’unione con attività tipiche locali, agroalimentari, artigianali, la vita sociale e tradizionale, dobbiamo offrire ai turisti questi aspetti, che vanno ben al di la di quelli estivi e marini ma questo non si riesce a proporlo almeno in termini competitivi e realizzativi.

Purtroppo esistono vari casi in cui manca la partecipazione diffusa, in particolare sembra che si sia disponibili solo se si ricevono adeguate “risorse”, non importa che l’iniziativa sia valida e proficua ma si fa se ci sono risorse. Questa è purtroppo diventata la piaga: è il sistema dei politici amministratori di spendere  per rafforzare il proprio potere, degli imprenditori di attingere ai fondi pubblici per avviare qualunque iniziativa, dei lavoratori di salvaguardare le proprie posizioni: una volta illustrando la mia idea sul golf da realizzare senza supporto pubblico mi son sentito rispondere “ma come facciamo a dare dei contributi?” Ma come si farà a sistemare la posizione economica italiana se non si esce da tale logica perversa? Probabilmente ora perderò quel po’ del credito conquistato con le mie analisi, ma è impensabile che si faccia un’attività redditizia come il turismo col supporto pubblico. Questo ci deve essere, è chiaro, soprattutto in fase promozionale, ma ci dev’essere anche un’attiva partecipazione generale.

Per concludere il discorso sul Programma, può andare tutto bene ma per la sua riuscita non basta farlo, mettere insieme un consistente pacchetto di proposte attraenti, il fatto più importante è valorizzarlo cioè “venderlo”: possiamo avere il prodotto più  bello e attraente ma se non sappiamo proporlo e venderlo è tutto inutile.

 

 

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