Genova: revoca della concessione a “Autostrade per l’Italia” e multa di 150 milioni

Per il Movimento 5 Stelle, secondo le parole di Toninelli, riprese dai maggiori giornali nazionali, i responsabili della tragedia sono i vertici di Autostrade per l’Italia e viene ipotizzata, neppure tanto velatamente, che la gestione della rete viaria possa essere gestita dallo Stato, forse affidando il tutto all’Anas

di Antonio Tore

Regolarmente, in Italia si verificano puntualmente disastri più o meno annunciati: terremoti, alluvioni, crolli di ponti e strade, straripamento di fiumi. E puntualmente (purtroppo, si dice in questi casi) si devono piangere e contare le vittime innocenti.

E altrettanto puntualmente, si assiste alle accuse contro i “precedenti Governi” e contro chi dovrebbe monitorare costantemente lo stato del territorio nella penisola e provvedere alle opere di messa in sicurezza.

Non fa eccezione la tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova. Senza aver ancora identificato tutte le 39 povere vittime delle quali sono stati recuperati i corpi , le anime politiche si sono scagliate le une contro le altre.

Il Movimento   5 Stelle è stato il primo a scendere in campo, sia per le competenze istituzionali del ministro Toninelli, sia per il ruolo ricoperto da Luigi Di Maio, subito seguiti, peraltro, da Salvini, in visita in Calabria.

I tre hanno annunciato, all’unisono, l’intenzione di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia, chiedendo le dimissioni dei vertici e ipotizzando anche la possibilità di trasferire la gestione dell’A10 all’Anas e minacciando sanzioni fino a 150 milioni di euro.

Presso la Prefettura di Genova, alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si terrà un Consiglio dei ministri straordinario per approvare lo stato di emergenza con un decreto-Genova.

Il ministro dell’Economia, Giovanni tria, dal suo canto, conferma la “necessità di un grande piano di investimenti pubblici in infrastrutture, priorità dell’attuale governo per i quali non ci saranno vincoli di bilancio”. Da queste parole sembra di capire che l’Italia chiederà alla UE di poter sforare il fatidico 3% imposto dai trattati internazionali sottoscritti.

E ancora rincara la dose il Ministro per le Infrastrutture: “Provo rabbia perché in un Paese civile non si può morire per un ponte che crolla. Lo voglio ribadire con ancora più forza. Chi ha colpe per questa tragedia ingiustificabile dovrà essere punito. Alle società che gestiscono le nostre autostrade sborsiamo i pedaggi più cari d’Europa mentre loro pagano concessioni a prezzi vergognosi. Incassano miliardi, versando in tasse pochi milioni e non fanno neanche la manutenzione che sarebbe necessaria a ponti e assi viari”.

Toninelli ipotizza anche un vero e proprio piano Marshall per “la messa in sicurezza delle nostre infrastrutture, molte delle quali sono state costruite negli anni ’60 e ’70. Mai più stragi come quella di Genova”.

Quanto detto da Toninelli viene, più tardi, rinforzato da Di Maio, secondo il quale “i colpevoli dell’acacduto hanno un nome e un cognome. “Abbiamo avuto il mito del privato – dichiara il vicepremier in un’intervista radiofonica – si è detto che sarebbe stato meglio far gestire ai privati. Ci troviamo con uno dei più grandi concessionari europei che ci dice che quel ponte era in sicurezza e niente faceva pensare a un tale crollo strutturale. Si dimettano i vertici, perché evidentemente la manutenzione non è stata fatta”.

E Matteo Salvini si dice d’accordo con i die ministri penastellati: “La revoca delle concessioni è il minimo. Scriverò a tutti i concessionari privati per chiedere quale parte dei bilanci viene reinvestita nella sicurezza stradale e ferroviaria”.

Logicamente, la disgrazia ha avuto ed ha tuttora eco anche sui social più diffusi, nei quali la rabbia, spesso, ha travalicato il dolore per gli innocenti morti.

E così salta fuori un post dei 5 Stelle che, sembrerebbe sia stato appena cancellato, ma risalente al 2012, rafforzato anche dalla posizione ufficiale assunta all’epoca dal consigliere comunale Paolo Putti, fortemente contrario alla realizzazione di un percorso alternativo al ponte Morandi, la cosiddetta Gronda.

Le parole del consigliere comunale Putti, peraltro appoggiato da un “Comitato NO Gronda” che organizzò anche manifestazioni pubbliche, sono state riportate integralmente dal Secolo XIX:

“Il mio unico interesse è fare il bene della comunità in cui vivo, e tra quelle persone ci sono anche imprenditori che fra 10 anni andranno a chiedere come mai si sono sperperati 5 miliardi di euro (per la Gronda, ndr) che si potevano usare per fare cose importanti per l’industria. E magari questa persona (Calvini, ndr) dovrebbe, prima di utilizzare questo tono un po’ minaccioso, informarsi. A noi Autostrade ha detto che per altri 100 anni il ponte può stare in piedi“.

Un altro problema che dovrà essere affrontato nell’immediato, riguarda la sistemazione delle famiglie di oltre 400 persone, abitanti nei palazzi costruiti a ridosso del viadotto crollato. Ancora non è ipotizzabile se potranno rientrare nelle proprie abitazioni o se le stesse saranno soggette ad abbattimento, come qualcuno prevede possa accadere.

Il sindaco di Genova, Marco Bucci, anzi, non usa mezzi termini: “Stiamo lavorando per dare una casa a 311 famiglie. Faremo un budget ad hoc, perché temo che per un lungo periodo queste persone non potranno rientrare nelle loro abitazioni. Ho seri dubbi che le case sotto il ponte possano essere mantenute: non si possono salvare perché sono sotto un ponte che ha buone possibilità di essere abbattuto”.