Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Villamassargia

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Villamassargia (Bidda Matzràxia in sardo) è un comune della provincia del Sud Sardegna di circa 3.500 abitanti, situato nella sub-regione del Sulcis-Iglesiente e confina con Musei, Domusnovas, Iglesias, Narcao e Siliqua.

Secondo Massimo Pittau, autore del volume “Toponimi della Sardegna Meridionale” Villamassargia deriva da Biddamassárgia o Bidda Massárgia.  “Anche questo toponimo presenta la bizzarria della traduzione italiana del solo primo componente. Ad ogni modo la derivazione del toponimo è del tutto sicura: deriva da una locuzione lat. villa massaria, col probabile significato di «tenuta massarizia», cioè amministrata da un massaro o fattore di qualche latifondista romano (UNS 179).- Questo villaggio è citato numerose volte nel Codex Diplomaticus Ecclesiensis e nel Codex Diplomaticus Sardiniae. Compare fra le parrocchie della diocesi di Sulci che nella metà del sec. XIV versavano le decime alla curia romana (RDS 592, 1487, 2119, 2311, 2338). Ed è citato nella Chorographia Sardiniae (134.23; 216.5) di G. F. Fara (anni 1580-1589). (Day 27)”.

Il territorio di Villamassargia è frequentato dall’uomo sin dal neolitico, come dimostrano i rinvenimenti nelle grotte circostanti e la presenza delle tipiche tombe ipogeiche prenuragiche dette domus de janas. La civiltà nuragica (II millennio a.c.) ha lasciato importanti tracce come testimoniato dai numerosi nuraghi, tra cui il nuraghe Santu Pauli e il nuraghe Monte Exi, e dalle tre tombe dei giganti, in località Monte Ollastu e in quella di Astia, dove è osservabile anche un pozzo sacro dedicato, nell’età del bronzo e del ferro, al culto delle acque.

In epoca romana venne costruito l’acquedotto di Caput Aquas, che riforniva Carales, e alcune fonderie.

In epoca altomedievale assunse importanza l’altopiano di Astia, centro amministrativo bizantino della zona.

Nel periodo giudicale Villamassargia era parte della curatoria del Cixerri, nel giudicato di Calari, e grazie alla fertilità dei suoi terreni divenne uno dei villaggi più popolosi del Sulcis-Iglesiente (fino alla nascita di Villa di Chiesa). Data al  XII secolo la chiesa romanica di Santa Maria della Neve sorta ad opera dei monaci benedettini provenzali dell’Abbazia di San Vittore di Marsiglia che avevano ricevuto delle concessioni dai giudici di Cagliari. È probabile che in questo periodo venne edificato su di un colle situato a sud-est dell’abitato il castello di Gioiosa Guardia, forse durante il regno di Guglielmo I Salusio IV, della casata dei Lacon-Massa.

Il paese passò poi, in seguito alla caduta del giudicato cagliaritano nel 1258, ai della Gherardesca che ottennero le curatorie del sud-ovest sardo per meriti militari.

Nei primi anni del decennio 1290 il castello di Villamassargia fu preso d’assalto da Guelfo della Gherardesca, signore del Cixerri e figlio del deceduto conte Ugolino, che reclamava la parte restante del terzo del giudicato cagliaritano passato agli eredi di Gherardo. La sua rivolta fu però presto soffocata dalle forze congiunte del comune di Pisa e dagli alleati arborensi.

Sotto il dominio dei conti di Donoratico, che qui possedevano un palazzo, venne costruita la chiesa in stile romanico-gotico di San Ranieri (1307) poi dedicata, in epoca iberica, alla Nostra Signora del Pilar.

La chiesa di Nostra Signora del Pilar, per quanto è dato di sapere da un’epigrafe in facciata, è stata edificata  dal costruttore Arzocco de Garnas. La sua prima intitolazione fu a san Ranieri, festeggiato a inizio settembre. La facciata, in stile romanico, ha conservato l’aspetto originario, in pietra sedimentaria, con una raffigurazione di Eva col serpente. Un bel rosone sormonta il portale d’ingresso.

Dopo la conquista  aragonese del 1324-1326 la villa entrò a far parte del regno di Sardegna. Durante il lungo conflitto sardo-aragonese (1353-1400)  Villamassargia e il suo castello furono temporaneamente occupate a più riprese dalle armate giudicali guidate da Mariano IV di Arborea e Brancaleone Doria.

Successivamente, Villamassargia, ritornata sotto l’autorità aragonese in seguito alla battaglia di Sanluri, finì nelle mani di diverse famiglie di feudatari, tra cui i De Acen, gli Aragal e i Bou-Crespi, fino al 1839  quando, con l’abolizione dei feudi, ebbe fine anche la Baronia di Gioiosa Guardia che comprendeva, oltre a Villamassargia, Domusnovas, Decimo e diversi territori del Sulcis.

A pochi chilometri dal comune, si trova un bosco di ulivi secolari, S’Ortu Mannu, oggi parco pubblico dove si trova Sa Reina, La Regina, è il più grande di tali ulivi, con una circonferenza alla base di 16 metri.

Nel territorio comunale di Villamassargia sono presenti le seguenti miniere dismesse:

  • miniera di Corti de Baccas (barite)
  • miniera di Furconixedda (Fruconixedda o Furconaxedda)
  • miniera di Giuenni
  • miniera di monte Filipeddu (barite)
  • miniera di monte Moddizzi o Modditzi (barite)
  • miniera di Orbai
  • miniera di Su Strintu de Sa Perda.

Villamassargia è un paese che conserva intatte antiche tradizioni tessili: numerosi laboratori artigiani producono tappeti, arazzi e corredi domestici.

Notevoli anche la creazioni di manufatti in ferro battuto e legno.

L’agroalimentare è di ottima qualità: dai formaggi a olive e olio, dal pane ai dolci.

Ai piedi del castello fortezza c’è un museo a cielo aperto, s’Ortu Mannu, dove verdeggiano più di 700 maestosi ulivi secolari, innestati fra 1300 e 1600 dai benedettini, con tronchi che si ontorcono robusti e nodosi. Uno, sa Reina, ha un fusto di 16 metri di diametro, monumento della natura. A fine ottobre, il parco ospita la sagra delle olive.

Villamassargia ha partecipato all’epopea mineraria del Sulcis. Il maggior patrimonio di archeologia industriale è la miniera di Orbai, immersa in una foresta, sfruttata già in epoca romana e abbandonata negli anni Sessanta del XX secolo. Vi si estraeva piombo e zinco.