“Una Piccola Storia”: Periodo Nuragico, Sardegna forte e indipendente

Nel periodo nuragico mancava probabilmente una unità politica, non esisteva cioè un unico stato ma tanti staterelli, governati da sovrani o da un consiglio formato dagli anziani. La vita dei nuragici non doveva essere semplice nonostante la specializzazione dei mestieri tipica delle società evolute

 di Sergio Atzeni

La Sardegna tra il 1800 ed il 500 a.C. era autonoma ed indipendente, non essendoci nessuna prova di dominazioni straniere, si può parlare solo di influenze e di scambi commerciali, forse saltuari, senza intaccare ed influire sugli usi e costumi locali ormai consolidati.

I fenici dal IX secolo a.C. presero a frequentare l’isola creando degli scali costieri ed insediandosi lungo le coste, ma per molti secoli furono tollerati, segno di uno stanziamento pacifico. L’isola costituiva forse una nazione, con un’unica cultura, tradizioni, lingua.

Mancava probabilmente una unità politica, non esisteva cioè un unico stato ma tanti staterelli, governati da sovrani o da un consiglio formato dagli anziani. La vita dei nuragici non doveva essere semplice nonostante la specializzazione dei mestieri tipica delle società evolute; esistevano i falegnami, i muratori, i conciatori, gli armieri, i vasai per cui ci si poteva dedicare alla caccia e alla pastorizia barattando i prodotti senza aver bisogno di costruirli come nel Paleolitico.

Gli insediamenti della popolazione erano situati preferibilmente nelle zone montuose, forse per meglio difendersi, vicino a corsi d’acqua o a sorgenti e la vita era dura così che a quarant’anni una persona era già vecchia, sempre se avesse avuto la fortuna di giungervi, cosa rara peraltro. I nuragici vivevano in capanne fatte di massi e con copertura lignea anche se  da zona a zona variavano i modi costruttivi, alcune comunità montane sembra vivessero ancora in caverne ma rese confortevoli da rivestimenti in legno e sughero. I nuragici costituivano comunità chiuse e tendevano all’auto protezione riunendosi, prima in clan, poi in villaggi di modeste dimensioni molti dei quali addossati ad un nuraghe, forse per protezione.

 Nei villaggi di Barumini, Genna Maria, Orrobiu, per fare alcuni esempi, nati intorno ad un nuraghe composto polilobato (con più torri secondarie) considerato residenza del sovrano, per questo motivo chiamato “reggia”, vi risiedevano non più di quattrocento persone; piccole comunità che è difficile classificare come autonome o appartenenti ad un piccolo stato.

La divisione politica poteva essere del tipo tribale, quindi frammentata e senza un peso militare tale da soggiogare altre tribù vicine. Molti villaggi di povera gente, erano invece costituiti da capanne di legno e frasche e nulla ci è rimasto dato il materiale degradabile.

L’economia di sussistenza era imperniata sull’allevamento, con una scarsa agricoltura non agevolata dal territorio montuoso, con gli uomini dediti alla caccia e alla pastorizia e le donne impegnate ad accudire i bambini e la “casa”, ma con potere decisionale così da far supporre un matriarcato, ereditato dalle tradizioni neolitiche.

I nuragici non usavano la scrittura, anche se la conoscevano sicuramente dopo i primi contatti con i fenici. Gli archeologi non hanno ritrovato nessun reperto che ci dia la prova di una scrittura nuragica: ma non è da escludere che  i nuragici usassero scrivere su tavolette di legno che difficilmente avrebbero potuto conservarsi per giungere fino a noi? E’ una  ipotesi che almeno ci lascia un dubbio destinato probabilmente a rimanere tale.

Le tribù o clan dovevano essere altamente organizzate e di ciò si ha conferma dalla costruzione dei nuraghi complessi eseguiti in vari secoli seguendo forse una idea originale. Così Barumini, il cui mastio risale a 1500 circa a.C. fu continuato con la costruzione delle torri secondarie, delle muraglie, modificato, ristrutturato varie volte nel corso di centinaia di anni. Forse si sfruttava il lavoro coatto che, data la complessità della costruzione, doveva essere diretto da personale competente e rimane un mistero come facesse quel popolo a trasportare massi di centinaia di tonnellate per decine di chilometri e sollevarli fino a 30 metri di altezza.

 

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