Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Siliqua

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Siliqua è un comune del Sud Sardegna di quasi 4.000 abitanti, situato nella valle del Cixerri. Confina con Vallermosa, Decimoputzu, Villaspeciosa, Musei, Uta, Decimomannu, Villamassargia, Assemini, Nuxis, Narcao e Iglesias.

Il suo nome sembra provenire dal latino siliqua (“baccello”). Un’altra ipotesi, invece, indica la stessa radice, come altri luoghi della Sardegna con la stessa base etimologica (Siligo, Silanus, Silius, Silì), di un toponimo con origine paleosarda. Per Alberto della Marmora deriverebbe dalla parola di origine nuragica “salàch” cioè estensione, pianura.

È stato ipotizzato, inoltre, che il nome derivi al paese dal fatto che nel territorio vi fosse una zecca romana in cui si coniavano le silique, monete corrispondenti a 1/24 del “solidus”.

Le prime tracce di frequentazione umana risalgono al periodo prenuragico e all’età nuragica.

Sebbene i primi segni della presenza dell’uomo nell’Isola risalgano al 150.000 a.C., in pieno paleolitico, a Siliqua le testimonianze archeologiche più antiche fanno riferimento al neolitico e recente eneolitico (3.240-1.800 a.C.). Sono state rinvenute, infatti, diverse domus de janas e alcuni menhir.

A Siliqua, l’unica domus de janas pervenuta in buono stato di conservazione, nota  come  Sa  domu  e’ s’Orcu, si trova nelle vicinanze del campo sportivo.

I menhir si trovano in Sardegna sia nella forma singola (pietra in fitta o sa perda fitta) sia nella forma complessa (allignement).

Sa perda fitta rinvenuta a Siliqua è conosciuta con i nomi di su Cuaddu ‘e sa mongia o Perda managus o Cuaddu ‘e manages.

In periodo fenicio-punico vennero edificati degli insediamenti e delle fortificazioni nella zona di Medau Casteddu. In epoca romana qui passava un acquedotto che arrivava fino a Caralis, l’odierna Cagliari; nel territorio è stata inoltre rinvenuta una necropoli.

Nel medioevo il territorio faceva parte del giudicato di Cagliari ed era compreso nella curatoria del Cixerri. Passò, poi, ai Della Gherardesca e infine agli aragonesi a partire dal XIV secolo.

Il castello d’Acquafredda (Castrum Acquae Frigidae) è un castello risalente al XIII secolo che domina la valle del  Cixerri. Collegato a vista ai manieri di Gioiosaguardia (Villamassargia), di Baratuli (Monastir) e di San Michele (Cagliari), deve il suo nome alla sorgente d’acqua che sgorga sulla collina. Costruito, secondo alcune fonti, per volere del Conte Ugolino della Gherardesca, passò poi agli Aragonesi e ad altri feudatari sardi. Nel 1785 fu riscattato da Vittorio Amedeo III di Savoia (successivamente Re di Sardegna).

Il paese ha sempre vissuto in simbiosi con il Cixerri, che forniva cibo, acqua, materiali da costruzione, anche se talvolta diveniva un nemico che invadeva e distruggeva le case con la sua furia.

La presenza di acqua in grande quantità ha favorito la crescita di diverse distese boschive, che hanno sviluppato maestosi esemplari di frassino, di perastri e olivastri secolari e alcuni esemplari di lentischio di dimensioni eccezionali.

Da Siliqua si arriva in pochi minuti in località Zinnigas, nota per la sorgente (Sa mitza de Migheli) che alimenta uno stabilimento per l’imbottigliamento di acque minerali.

Tutta la zona attorno alla fonte è ricca di vegetazione, come il bosco di Nanni Lai-Narbonis aresus, costituita da lecci, sughere e macchia alta e percorsa da numerose mulattiere una volta utilizzate dai carbonai, il cantiere forestale di Campanasissa e il Monte Orri (723 metri), la cima più alta della parte occidentale dei monti del Sulcis.

In località Truba Manna si trova un’altra zona ricca di boschi e di siti di archeologia mineraria. Sempre nella zona si trovano il Monte Orri e la zona di archeologia mineraria di Orbai (Villamassargia) e di monte Rosas (Narcao). In altra zona, nota come Camboneddu ci si trova in mezzo a una vegetazione fittissima di carrubi, oleandri, filliree e mirti, si attraversa più volte il corso del torrente, sino ad arrivare alla casa Camboni. La costruzione  in cui non è raro incontrare il cervo sardo.

Dopo alcune centinaia di metri, si giunge a un bivio che a destra porta verso Marrocu e quindi alla valle di Gutturu Mannu (Uta-Assemini); a sinistra la strada comincia a inerpicarsi e a farsi sempre più ripida, fino al valico di Sa gruxitta. Da qui, lo sguardo corre alla massiccia mole di monte Arcosu nella sua maestosità e bellezza.

Nelle zone intorno a Siliqua si trovano diverse cime di monti tra i più alti della Sardegna: Is Caravius (alto m. 1113), monte Lattias (m. 1086).

Nelle vicinanze del colle di Aquafredda sorge la chiesetta campestre di santa Margherita. Meritano senz’altro una visita le chiese di S.Giorgio (risalente al 1594), S.Antonio (del periodo aragonese) e S.Anna (sorta prima del 1481). Da ricordare anche la chiesa di S.Sebastiano e di S. Giuseppe Calasanzio.