L’A.S.N.E.T. all’Assessore Arru: “Le spese stanziate non coprono i fabbisogni”

 

Considerazioni e richiesta modifica Deliberazione n.23/7 del 08 maggio 2018. L’Associazione Sarda Nefropatici Emodializzati Trapiantati invia una lettera di richiesta all’Assessore Arru affinché riveda le disposizioni emanate ai Comuni giudicate insufficienti per l’assistenza

di Antonio Tore

Pubblichiamo il testo integrale della lettera inviata

 

“Ill.mo Onorevole Assessore,

il nuovo direttivo dell’Asnet (Associazione Sarda Nefropatici Emodializzati e Trapiantati) rinnovato come da Statuto il giorno 29 luglio 2018 nel corso dell’annuale assemblea, ha preso in esame la deliberazione n. 23/7 dell’8 maggio 2018 e, se per alcuni aspetti ha espresso un parere di parziale soddisfacimento, per altri, di cui seguirà l’esposizione, si è mostrato alquanto perplesso e con la presente, inoltra le motivazioni del dissenso manifestato e su cui si chiede di intervenire quanto prima.

Il riferimento a tutto ciò, è quella che nella deliberazione in oggetto viene citata come “seconda importante modifica” (citazione testuale), riferita a “l’individuazione di modalità prioritarie di erogazione dei fondi”.

Infatti, il successivo riferimento a questa disposizione è la Legge di stabilità 2018 e l’articolo 7 comma 3 lettera e) che, citando la LR 26 febbraio 1999, n. 8, la stessa, nella sua articolazione, ingloba la LR 11/85 su “Nuove norme per le provvidenze a favore dei nefropatici”.

Ed è in detto contesto che i componenti del direttivo dell’Asnet hanno esplicitato le loro perplessità non approvando nemmeno quanto sostenuto nella deliberazione in oggetto, in cui “l’importo stanziato sul bilancio regionale non consente di soddisfare i fabbisogni di spesa rilevati dai Comuni”. Questo riscontro ha indotto la Regione a dare ai Comuni l’indicazione che essi dovranno, prioritariamente liquidare gli importi relativi ai “rimborsi spesa riconosciuti per usufruire delle prestazioni sanitarie legate alla patologia”.

L’Asnet non condivide questa indicazione ai Comuni, per i seguenti motivi:

I dializzati, che in tutta la Sardegna superano il numero di 1500 unità, e circa 2000 sono i trapiantati di rene, infatti, rispetto ad altre non indifferenti categorie di malati, hanno la  particolarità che, obbligatoriamente tre giorni la settimana devono recarsi al proprio centro dialisi per sottoporsi alla terapia salvavita. Questo spostamento per almeno 13 volte al mese, comporta  un aggravio delle spese, in particolare per coloro che sono costretti a dover incaricare un autista esterno o una ambulanza per l’effettuazione del trasferimento. Il costo mensile del  trasporto, quindi, è nettamente superiore rispetto al “rimborso viaggio” previsto per legge e indicato come “priorità fra i rimborsi da erogare”. Sappiamo, infatti, che sono numerosi i pazienti dializzati, in particolare i tantissimo anziani, disoccupati e non automuniti che si vedono impossibilitati ad affrontare detta spesa, che in certi casi si aggira anche intorno ai 500€ mensili.

Quindi, se prima dovevano affrontare il solo problema dei ritardi nell’erogazione da parte dei comuni, con questa nuova disposizione i problemi si sono accentuati perché, con il solo rimborso delle spese di viaggio, che orientativamente non supera i 100 euro mensili, si rischia seriamente  che tantissimi pazienti siano impossibilitati a potersi recare al centro dialisi di riferimento tre volte la settimana.

Per questi motivi si chiede che dai Comuni si abbia la garanzia che, in tempi precisi, ai dializzati venga erogato, in contemporanea, anche l’assegno mensile che, per consistenza, per tanti di loro risulta essere l’unica fonte di entrata economica per una vita dignitosa.

Infatti, tantissimi di questi pazienti si vedono costretti a dover fra fronte a detto esborso utilizzando anche gli spiccioli di una pensione sociale, senza considerare chi è disoccupato o chi, a causa della dialisi, ha perso il posto di lavoro.

Come già comunicato, il rischio che si corre con l’applicazione di questa direttiva e che molti pazienti, a breve, saranno costretti a non potersi più recare in ospedale per la dialisi mettendo a serio rischio la propria salute e la propria vita.

Non potersi recare in ospedale tre volte la settimana per curarsi, infatti, non dovrà e non potrà essere considerata una libera scelta di una azione di protesta avverso le istituzioni, quanto la seria impossibilità, per “mancanza di soldi” a poter trovare un automezzo con autista o una ambulanza che possa garantire a questi pazienti dializzati il viaggio di andata e ritorno dall’ospedale anche se in qualcuno è insorta la proposta di promuovere uno sciopero bianco consistente nell’astenersi   dalla terapia dialittica manifestando la volontà di portare alle estreme conseguenze mettendo a rischio la propria vita qualora detta situazione dovesse persistere.

Pertanto, ci pare necessario sollecitare la Politica Regionale ad apportare  una modifica immediata a questa disposizione, almeno per quanto concerne la categoria dei dializzati e  trapiantati di rene, in particolare i primi che, come esplicitato sopra, obbligatoriamente devono recarsi ai centri dialisi tre volte la settimana ai costi che abbiamo già evidenziato, e che per tanti risultano essere insostenibili.

Certi di aver sollevato una problematica importante e inderogabile che abbiamo voluto porre alla Sua attenzione, e in attesa ricevere ulteriori Vs comunicazioni nel merito, a nome dell’intero direttivo, Le invio Distinti saluti.

F.to

IL PRESIDENTE

Giuseppe Canu

 

 

 

Add Comment