“Una Piccola Storia”: Cagliari, Stampace antico quartiere popolare e serbatoio idrico  

Fu abitato in prevalenza da popolani e di esso si ha notizia fin dal 1263 quando fu citato dal delegato pontificio, Federico Visconti, in occasione della sua visita in città. Il suo territorio fu sfruttato in periodo romano dove si adagiava  Caralis  arrivando fino ai declivi ai piedi della futura collina di Castello.

 di Sergio Atzeni

Il suo tracciato risale al periodo pisano quando fu cinto di mura per la difesa della rocca ad occidente. Un quartiere cuscinetto che voleva dare sicurezza ai residenti di Castello è per quello fu popolato in prevalenza dagli addetti alle difese dai militari.

Le fortificazioni, partendo dal fosso di San Guglielmo, costeggiavano l’attuale via ospedale, proseguivano nella via Azuni per raggiungere la torre dell’elefante. Un quartiere dormitorio è plebeo alle origini, importante in quanto posto al confine con le vigne e gli orti che costituivano un elemento essenziale per l’economia della rocca di Castello.
Fu abitato in prevalenza da popolani e di esso si ha notizia fin dal 1263 quando fu citato dal delegato pontificio, Federico Visconti, in occasione della sua visita in città. Il suo territorio fu sfruttato in periodo romano dove si adagiava  Caralis  arrivando fino ai declivi ai piedi della futura collina di Castello.

Le cisterne forse puniche poi romane che il quartiere ancora conserva, servivano da serbatoio per il centro  cittadino ubicato nella piazza del Carmine dove sorgeva il foro, centro delle pubbliche istituzioni, confinante con le terme (probabilmente via Sassari).
Le vecchie cisterne, in periodo tardo, furono usate dai romani come prigioni, nota è quella che ospitò secondo la leggenda  Sant’Efisio.

Stampace  ebbe un notevole incremento demografico in periodo catalano è spagnolo, in quanto via naturale per l’interno è per il collegamento col borgo di Santa Avendrace. Alle sue mura si addossarono pian piano nuove costruzioni che ben presto raggiunsero l’ex chiesa giudicare di San Pietro in viale Trieste è la linea costiera a lato del quartiere Marina.

Data la sua posizione si poté espandere facilmente raggiungendo in breve anche il borgo isolato di Sant’Avendrace  e cingendo il colle di Tuvixeddu. Con l’abbattimento della cinta muraria a fine ottocento si fuse con il quartiere Marina rimanendo però distinguibile per il suo tracciato più moderno è per le sue caratteristiche commerciali e residenziali.

La costruzione dell’ospedale civile San Giovanni di Dio su progetto dell’architetto Gaetano Cima nel 1844, diede il primato sanitario al quartiere togliendolo a Marina dove fino ad allora aveva funzionato quello dei Fatebenefratelli situato in via Manno dove oggi sorge la chiesa di Sant’Antonio.

Il palazzo delle poste, il palazzo civico è le banche del Largo Carlo felice gli hanno conferito, in epoca recente, l’aspetto di centro degli affari cittadini che nonostante attuali tendenze centrifughe si sforza a conservare.

 

 

 

 

 

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