Barella: anima e cuore nella nazionale di Mancini

Il centrocampista ha saputo ritagliarsi uno spazio nella squadra azzurra che si sta formando sotto la guida di Roberto Mancini. Nel centrocampo con Verrati e Jorginho, il cagliaritano svolge un ruolo di collegamento tra difesa e attacco, ma non disdegna di farsi trovare pronto a tentare il tiro

di Antonio Tore

Nella nuova nazionale disegnata da Mancini, il centrocampista del Cagliari, Nicolò Barella ha disputato la sua seconda gara consecutiva con la maglia azzurra.

In un centrocampo a tre, dove Jorginho ricopre un ruolo “alla Pirlo”, cioè davanti alla difesa e perno nella costruzione del gioco e in cui Verratti dovrebbe metterci la fantasia e l’estro (il condizionale è d’obbligo visto che non sembra ancora essere decisivo nella nazionale di calcio), Barella costituisce uno stantuffo continuo e costante nel recuperare palloni e nel rovesciare l’azione da difensiva in offensiva.

La sua duttilità, ormai, non è una novità e, mentre nell’amichevole con l’Ucraina ha giocato da mezzala, molto vicino agli altri due centrocampisti azzurri, ieri ha spaziato lungo tutto l’arco da destra a sinistra, mantenendosi largo e proponendosi per la sponda o il lancio delle punte.

Barella, ormai, è considerato un giocatore affermato, anche se ha, come dicono gli esperti, ampi margini di miglioramento e anche le grandi squadre lo seguono con crescente interesse, vista anche la sua giovane età.

Mancini sembra puntare decisamente sul centrocampista tuttofare, preferito a diversi talenti che, comunque, non sono affidabili, costanti e duttili quanto Barella.

Sicuramente, nelle due belle prove disputate, il rossoblù ha mostrato le proprie qualità: velocità, acume tattico, capacità di recuperare palloni (alcuni interventi, in scivolata da dietro ad esempio, hanno ricordato il migliore Nainggolan) e proporsi in avanti dopo una sponda col centrocampista più vicino.

Barella non disdegna nemmeno il dialogo con le punte e non è un caso se i migliori giocatori nelle due ultime partite siano stati lui e Bernardeschi. Con lo juventino ha dimostrato un feeling particolare, arrivando a costruire in tandem alcune pregevoli azioni molto pericolose.

Per completare il percorso di crescita della giovane nazionale, sarebbe utile, forse, provare delle alternative a Verrati che, finora, non ha convinto del tutto nel ruolo di colui che dovrebbe dettare l’ultimo passaggio alle punte, spesso isolate dal gioco e aiutate, appunto, dagli inserimenti del solo Barella o dalle discese di Florenzi, da una parte e di Biraghi dall’altra.

Viste le caratteristiche dei giocatori messi in campo e, quindi, della idea di gioco di Mancini, sarebbe  necessario un finalizzatore del gioco che sappia mettere in movimento le punte, in condizioni di finalizzare la mole di gioco prodotta da Barella e Jorginho.

E adesso, i tifosi rossoblù aspettano con un pò di ansia la finestra di mercato di gennaio, nella speranza che una delle squadre big (italiane e straniere) non arrivino a Cagliari con un grosso assegno in mano, a cui Giulini non saprebbe e potrebbe rinunciare per il gioiello rossoblù.

 

Add Comment