Il monolite rupestre di Santo Stefano, Oschiri

Viaggio all’interno della Sardegna: Oschiri e l’area rupestre di Santo Stefano

di Annalisa Pirastu

Come talvolta accade nei luoghi archeologici sardi siamo costretti ad aggirare un cancello rigorosamente chiuso, scavalcando una muraglietta in pietra, per accedere all’area rupestre di Santo Stefano, non lontano dal centro abitato di Oschiri (SS) in Gallura.All’interno del sito non c’è assolutamente nessuno. In lontananza abbaiano alcuni cani. Passato il cancello di ferro siamo immediatamente proiettati in una dimensione misteriosa e senza tempo davanti a un’inaspettata, seppur annunciata roccia granitica, conosciuta come l’altare di Santo Stefano. La parete di roccia istoriata è così chiamata non perché ne sia stata accertata la funzione storica di altare, ma semplicemente perché si trova davanti a una chiesetta.

Si tratta di una parete di roccia granitica nella quale sono state scolpite, in epoca non ancora accertata, delle nicchie geometriche triangolari e quadrangolari distribuite in sequenza. L’altare è una costruzione unica in tutta l’isola e la sua funzione non risulta ancora chiara a causa dell’assenza di sistematiche indagini archeologiche. Fino a oggi infatti nessuno studioso ha pubblicato uno studio esauriente che spieghi la presenza del monolite.

La pietra della lunghezza di circa 10 metri, presenta una serie di incavi di differenti forme geometriche, perfettamente scavate. Nella parte inferiore ci sono dodici incavi triangolari e quadrati. Nella parte superiore sono scavati nove incavi triangolari, quadrati e uno rotondo.
Alla destra del bancone di roccia si evidenziano 12 coppelle circolari disposte in cerchio che circondano una coppella centrale più grande. Questo insieme è sormontato da una tredicesima coppella, incisa esattamente in corrispondenza del nord.

A destra una nicchia orizzontale rettangolare è coronata da nove coppelle di 5-10 cm ognuna. A sinistra del bancone c’è una roccia contenente due nicchie triangolari e un piano orizzontale che si ipotizza fosse usato per deporre offerte votive. In mancanza di una indagine archeologica approfondita però, si rimane nel campo delle ipotesi.

Nel sito rupestre coesistono varie epoche a cominciare dall’era preistorica, passando attraverso quella bizantina e poi medioevale, sino ad arrivare all’era cristiana.

Tutta l’area è caratterizzata dalla presenza di una necropoli ipogeica, con circa sei domus de janas chiamate ad Oschiri furrighesos, datate al Neolitico, cultura di Ozieri (3500-2700 a.C.).

Incisioni su roccia sono disseminate in tutto il sito cosi come alcune figure geometriche, che risultano essere cristianizzate dalla giustapposizione della croce. In altri casi la croce invece sarebbe da datarsi allo stesso periodo dell’altare.

Da un lato del sito, un po’ spostato rispetto alle formazioni rocciose, si vedono anche i resti di un nuraghe.
Di fronte all’altare, c’è la chiesa di Santo Stefano, del 1492, la quale ha subito l’ingiuria di un portoncino moderno, con annessa maniglia di ottone.

A completare il mistero di questo luogo contribuisce sul muro della chiesetta una lapide, posta al di sotto di un viso che alcuni attribuirebbero al diavolo, altri a un dio pagano. La scritta, che contiene simboli e lettere, non è ancora stata decifrata né datata.

Tutto il sito, pochissimo conosciuto dai sardi, lascia a bocca aperta per la sua bellezza caratterizzata dalle rocce granitiche adornate di licheni cangianti, modellate dagli agenti atmosferici e dalle antiche presenze umane.

L’altare con la sua dimensione magica ed esoterica, la lapide con le iscrizioni, i simboli, le croci, sono un mistero non ancora svelato dalle seppur suggestive ipotesi. L’alone di mistero che circonda le origini e gli scopi di quest’area fuori dal tempo, ne moltiplica il fascino e la seduzione.

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