Aias: dopo 50 anni di attività in Sardegna potrebbe chiudere

Le convenzioni in atto cesseranno, secondo le informazioni in possesso della Presidente, il 31 dicembre prossimo. Il fatto ovviamente decreterà la chiusura dell’Aias . La motivazione sarebbe da attribuirsi al ritardato pagamento degli stipendi ai suoi dipendenti, da parte dell’Aias.

di Annalisa Pirastu

L’Aias indice un’assemblea generale il 25 novembre alle 10 alla Fiera, per parlare di riabilitazione intesa come cura, assistenza e professionalità,  grazie ai suoi 50 anni di storia,  all’interno del sistema sanitario sardo.

Ma sembra esserci dell’altro. E molto altro in questa richiesta di assemblea.

L’Aias potrebbe essere in odore di chiusura, cosi scrive la Presidente dell’Aias, Anna Paola Randazzo, figlia del suo fondatore, in una lettera aperta pubblicata nell’Unione Sarda.

Le convenzioni in atto cesseranno, secondo le informazioni in possesso della Presidente, il 31 dicembre prossimo. Il fatto ovviamente decreterà la chiusura dell’Aias . La motivazione sarebbe da attribuirsi al ritardato pagamento degli stipendi ai suoi dipendenti, da parte dell’Aias.

Si rivolge alla popolazione e alle autorità  con questa lettera aperta, Anna Paola Randazzo, per spiegare le sue ragioni e i suoi dubbi su questa disposizione, ed aiutare l’Aias a venire a capo della motivazione della chiusura.

Anche le comunità protette psichiatriche che fanno capo all’Aias non godranno più dell’accreditamento. Le strutture sono nei comuni di Cagliari, Cortoghiana, Domusnovas. Le prestazioni saranno assegnate ad altri.

La magistratura è stata allertata dall’Aias su quanto sta avvenendo. Le conseguenze di queste decisioni che come dice la presidente,  sembrano  essere prese dall’alto, senza coinvolgere i diretti interessati, potrebbero avere delle ricadute sui lavoratori che diventerebbero licenziabili, oltre a gravare sui pazienti. I lavoratori saranno probabilmente assorbiti da altri enti di cui nulla si sa e che non conoscono i lavoratori stessi.

Secondo quanto dichiarato dalla Presidente il paradosso sarebbe nell’ammontare dei crediti che l’Aias vanterebbe sul  sistema socio sanitario sardo. Sarebbero circa 35 milioni secondo le dichiarazioni scritte della presidente. Tali crediti, che sarebbero esigibili in base a decreti ingiuntivi dei giudici, a tutt’oggi non sarebbero stati pagati. A fronte di quella che viene evidenziata come una mancanza del servizio sanitario di pagare i crediti, si esige che gli stipendi vengano anticipati dall’ Aias. Di ben altra cifra, molto inferiore, parla invece l’assessorato alla Sanità.

Il motivo che impedisce all’Aias di erogare gli stipendi ai dipendenti in tempo utile, secondo quanto lamentano gli enti preposti, sarebbe forse da attribuire a questa mancanza da parte del servizio sanitario sardo.

La Presidente usa toni pacati ma evidenzia le difficoltà, nelle sue parole, di interloquire negli anni con l’assessore alla sanità. La Randazzo parla ora di una situazione che “ sembra essere precipitata”, le cui conseguenze porterebbero alla decisione unilaterale di chiudere l’Aias dopo 50 anni di attività.

Si pone degli interrogativi la Presidente, ai quali potrebbe rispondere l’Assemblea che si svolgerà a breve, interrogandosi sui perché della determinazione di eliminare l’Aias nella sua veste attuale, che dovrebbe poi comunque essere sostituita, perché la necessità delle cura e dell’assistenza, come pure i pazienti, saranno ancora lì, anche se l’Aias venisse a mancare.