“Una Piccola Storia”: Cagliari,  Il quartiere Villanova dove abitavano gli agricoltori

Villanova potrebbe anche essere coevo degli altri quartieri storici e rappresentare la naturale espansione verso oriente della rocca pisana guardando verso i borghi più all’interno di Pirri, Pauli (Monserrato), Selargius e Quartu.

di Sergio Atzeni

Villanova, come recita il nome, significa città nuova, quindi più giovane degli altri quartieri storici cagliaritani. Non si hanno però prove se questa sia la realtà  e perché gli sia stato attribuito quel nome.

Villanova potrebbe anche essere coevo degli altri quartieri storici e rappresentare la naturale espansione verso oriente della rocca pisana guardando verso i borghi più all’interno di Pirri, Pauli (Monserrato), Selargius e Quartu.

Era anch’esso cinto da mura, forse parziali e non fortificate, che partivano dall’attuale piazza Costituzione e percorrevano la via Garibaldi sfiorando la chiesa di san Domenico.

Quei contrafforti poi raggiungevano l’attuale chiesa di san Cesello (via S. Giovanni) dove esisteva la porta detta “Cavagna” che era l’accesso alla pianura di La Vega e alla strada che portava a S’avanzada e  alla torre di San Pancrazio.

Quartiere a vocazione agricola fu residenza degli immigrati locali che raggiungevano Calari per trovare una qualche occupazione e che intraprendevano i più vari lavori artigiani “arricchendo” l’economia del quartiere.

Le sue origini forse si possono ricondurre al periodo romano, ma la sua esplosione è da ascrivere al periodo catalano.

E’ naturale che il popolo costruisse le proprie abitazioni a ridosso del borgo fortificato di Castello dove poteva trovare sicuro rifugio in caso di minacce dall’esterno e  dove  poteva accedervi facilmente per commerciare o lavorare.

Villanova  si popolò velocemente ed ebbe una impronta contadina che pian piano gli dette l’aspetto di oasi verde con case circondate da orti e alberi d’alto fusto che creavano un ambiente lussureggiante non riscontrabile negli altri quartieri.

La mattina, di buon’ora, i villanovesi lasciavano il loro  quartiere, gli agricoltori varcando la porta Cavagna e raggiungevano i poderi oltre la cinta muraria per svolgere l’attività contadina, mentre gli artigiani, specialmente fabbri e falegnami, raggiungevano i quartieri confinanti per vendere i propri prodotti o per esercitare a domicilio la propria attività.

Villanova fu trampolino per l’urbanizzazione delle zone confinanti di cui ne è l’embrione, nacquero così i quartieri di La Vega, san Benedetto, sant’Alenixedda, che sebbene con loro caratteristiche peculiari, possono essere considerati eredi legittimi di questo quartiere e perpetuano la parola “nuovo” che Villanova vanta e che ha trasmesso loro.