Sardegna: #SISPRINT IN TOUR –  Il futuro economico passa per il turismo e per i servizi

#SISPRINT IN TOUR: l’iniziativa itinerante oggi fa tappa a Cagliari con la  presentazione dei Report di analisi economica per progettare gli interventi di sviluppo

di Alessio Atzeni

 #SISPRINT IN TOUR: l’iniziativa itinerante oggi fa tappa a Cagliari.

L’obiettivo è attivare un dialogo stabile e un confronto tra amministrazioni pubbliche, imprese, Università e componenti sociali sui temi dello sviluppo territoriale, per fare emergere  le reali esigenze delle imprese e qualificare la progettualità per lo sviluppo. Il Report sulla Sardegna, realizzato da Agenzia per la Coesione territoriale e Unioncamere nell’ambito di SISPRINT, Sistema Integrato di Supporto alla Progettazione degli Interventi Territoriali, evidenzia una ripresa economica della regione piuttosto incerta a differenza di quanto accade per il resto del paese.

Un’economia non ancora uscita dalla devastante crisi che l’ha colpita, con un turismo (e più in

generale i servizi) in forte ascesa ma con un Pil per abitante decisamente inferiore alla media

nazionale, una scarsa capacità di esplorare i mercati internazionali e un alto livello di

invecchiamento demografico.

Il Report fornisce una lettura innovativa delle dinamiche economiche territoriali attraverso

l’integrazione, la sistematizzazione e la valorizzazione del patrimonio di dati del Registro delle

imprese delle Camere di commercio e di altre fonti camerali e informazioni e fonti statistiche in

grado di supportare l’attuazione degli interventi per lo sviluppo e la competitività delle

istituzioni pubbliche interessate.

Il Presidente: il report contiene alcuni dati non confortanti per la Sardegna, una regione in

difficoltà che non ha potuto cogliere le opportunità offerte dalla programmazione ragionale.

La presenza oggi della Regione Autonoma della Sardegna, dell’Università degli Studi di Cagliari

e del sistema camerale della Sardegna è il segno della volontà di proseguire le collaborazioni

già in atto anche per superare gli elementi di criticità che emergono dai dati.

Il Segretario Generale: fa presente che verranno realizzati ulteriori incontri con le istituzioni

e con le imprese nell’intero territorio regionale per raccogliere le istanze delle e presentare i

successivi report territoriali che saranno resi disponibili dal progetto SISPRINT. Dalla tavola

rotonda è emersa la collaborazione già esistente tra le Istituzioni coinvolte.

 

Il Report della Sardegna

In attesa di conoscere il bilancio dell’anno 2017 le cui risultanze dovrebbero essere rese

disponibili nei prossimi giorni, le ultime valutazioni relative al 2016 indicano un

ridimensionamento del Pil rispetto all’anno precedente. Ridimensionamento che ha

parzialmente vanificato quanto realizzato nel 2015 e che si innesta in un processo di lungo

periodo iniziato nel 2008 e che ha visto la regione essere in recessione per sette degli ultimi

otto anni.

Anni in cui si è incrementato il processo di terziarizzazione della regione e a cui ha

contribuito non solo il turismo ma anche altri settori “nuovi” come l’informazione e la

comunicazione, le attività artistiche e le riparazioni che hanno accresciuto il loro peso nella

struttura del valore aggiunto regionale.

Decisamente in difficoltà invece sono l’industria e le costruzioni.

Il primo settore dall’inizio della crisi ha perso oltre il 40% del proprio valore economico con un trend recente che non appare essere ancora ben definito visto che nel 2016

si è registrato un calo del volume economico di quasi l’8% dopo che l’anno precedente si era

registrato un +22%.

Le costruzioni invece hanno cominciato a manifestare nel 2016 dei timidi segnali di ripartenza dopo nove anni consecutivi di recessione ma la strada da percorrere per

recuperare il 41% di valore aggiunto perduto durante la crisi appare essere ancora lunghissima.

 Meno in crisi ma comunque in sostanziale difficoltà appare l’industria mineraria.

Molte delle miniere presenti sull’isola sono infatti avviate verso la chiusura e in molte zone è

già in atto una riconversione per rilanciare l’economia del territorio come dimostra il fatto che

molte storiche zone minerarie inoltre puntano sempre più sul turismo ed attirano visitatori

anche attraverso la creazione di un articolato Parco Geominerario patrocinato dall’UNESCO.

In una realtà regionale nella quale la propensione alle esportazioni è molto bassa

(numero indice Sardegna 60,2; Italia 100) e fortemente ancorata all’industria petrolifera

questo crea una inevitabile dipendenza dell’economia locale dalla domanda interna.

Componente che però è in decisa difficoltà visto che il numero di occupati dal 2008 al 2017 si

è ridotto di circa 44.000 unità con la spesa media mensile delle famiglie che si è

ridimensionata in termini nominali del 18%, che diventa circa il 25% laddove non venissero

considerate le spese per le abitazioni e le utenze. Conseguenza di questo stato di cose è la

elevata presenza del fenomeno della povertà relativa con una quota di famiglie in queste

condizioni che nel 2016 era del 32,1% superiore rispetto alla media nazionale e che nel 2017

si era elevata al 40%. Famiglie che peraltro hanno un livello di anzianità decisamente

cospicuo visto che nel 2017 per la prima volta nella storia della regione si sono

registrati 2 over 64 a fronte di un solo under 15.

 La forte dipendenza dell’economia sarda dalla componente interna deprime anche la

capacità delle imprese del territorio di assumere che appare di circa il 11% più

bassa rispetto alla media nazionale ed è trainata essenzialmente dalla provincia di

Sassari. Inoltre si tratta di una richiesta di lavoro che tende a privilegiare i ruoli meno

qualificati come dimostra la forte propensione ad assumere persone con al più la scuola

dell’obbligo destinati a svolgere ruoli soprattutto impiegatizi.

Il fatto che la provincia di Sassari contribuisca ad alimentare la domanda

occupazionale evidenzia come il turismo oggi rappresenti il più significativo volano per

favorire la ripresa economica della Sardegna. Più che incoraggiante è l’esponenziale aumento

di presenze turistiche (+24,4% tra 2012 e 2016, ben più elevato del +5,4%del Mezzogiorno e

del +5,8 nazionale), così come il crescente utilizzo di strutture ricettive, che nel 2016 ha

raggiunto i livelli medi di Sud e Isole.

L’agricoltura e l’allevamento costituiscono poi un ulteriore importante tassello nel puzzle

dell’economia sarda. Le aziende agricole incidono infatti per il 20,4% sul totale delle imprese

della Sardegna. Anche in questo ambito è possibile individuare i segnali di una evoluzione in

atto: pur essendo diminuite nel 2017 rispetto al 2012 (-0,7%), le imprese agricole registrano

un notevole incremento del proprio valore aggiunto (+13,9% tra il 2012 e il 2016, in

controtendenza rispetto al -0,8% medio di Sud e Isole e al -0,3% nazionale), e un aumento

dell’occupazione (+3,6% nel periodo 2012-2017).

Nel complesso, le 170mila imprese sarde registrate rimangono in linea, come densità, alla

media di Sud e Isole (imprese registrate ogni 100 abitanti nel 2016: numero indice 101,7;

Italia 100). Superiore alla media nazionale (ma inferiore a quella del Mezzogiorno) è anche la

presenza di imprese femminili (numero indice Sardegna 104,3; Italia 100), aumentate del

+3,3% tra il 2014 al 2017, così come quelle giovanili (numero indice Sardegna 102,9; Italia

100), diminuite però del -10,4% rispetto al 2012.

Leggete l’intero Report regionale Sardegna