“L’Editto sopra le Chiudende”: così inizio in Sardegna  la faida tra Pastori  e contadini

Il 6 ottobre del 1820 viene emanato in Sardegna   il “Regio Editto sopra le chiudende”  che permette ai proprietari terrieri di   recintare i propri terreni.  La legge non prevede la presentazione di alcun documento  che dimostri il diritto di proprietà per cui innesca un periodo di gravi abusi che favoriscono le classi più agiate

di Sergio Atzeni

Già nel 1804 si costituisce la Società Agraria e Economica per compiere un monitoraggio sulla economia isolana e capire quali provvedimenti possano migliorarla.

Dopo una indagine, più o meno accurata, l’organismo  propone di rendere perfetta la proprietà, fino a allora gravata da servitù di pascolo e di passaggio, concedendo ai titolari dei fondi di poterli chiudere con recinzioni evitando così di dover sottostare a quei diritti secolari per cui tutti potevano passare o pascolare nei terreni “privati” .

Il re fa sue quelle proposte e emana, il 6 ottobre del 1820  il Regio Editto sopra le chiudende  che permette ai proprietari terrieri di   recintare i propri terreni; la legge non prevede la presentazione di alcun documento  che dimostri il diritto di proprietà per cui innesca un periodo di gravi abusi che favoriscono le classi più agiate che non hanno problemi nel porre barriere che, per il loro costo, sono difficili da essere realizzate da molti piccoli proprietari che non le sufficienti risorse finanziarie.

Le chiudende creano un dualismo fra le classi degli agricoltori e quelle degli allevatori che d’un tratto sono costretti a portare i loro capi a pascolare in territori lontani e poco adatti trovando puntualmente recintate quelle zone più favorevoli che per decenni erano a loro disposizione.

La legge crea inoltre quel frazionamento dei fondi che in futuro nuocerà pesantemente sullo sviluppo dell’agricoltura, le campagne si riempiono di piccoli appezzamenti che qualcuno definisce “fazzoletti” che non migliorano le condizioni dei più poveri anzi li dividono dai loro colleghi innescando il fenomeno delle invidie e delle gelosie che provocheranno quello che oggi chiamiamo “faida”.

I più agiati invece si accaparrano grandi estensioni di terreni che recintano prescindendo dalla effettiva proprietà e che fanno controllare e lavorare da servi costringendo i pastori che volessero far pascolare le proprie bestie in quei terreni al pagamenti di  alti compensi che portano in breve tempo alla scomparsa dei piccoli allevatori che si vedono costretti a  svendere i propri capi proprio ai latifondisti.

Anche i piccoli agricoltori  che hanno a disposizione un ridotto appezzamento, talvolta senza acqua e senza una strada per accedervi, devono pagare ai soliti ricchi dei compensi  alti solo per approvvigionassi d’acqua o per passare e sono costretti a cedere la proprietà normalmente ai grandi possidenti confinanti, accettando un  rapporto di collaborazione servile.

Un’altra grave conseguenza del Regio Editto sopra le chiudende  è la disperazione che provoca tra coloro che non possedendo alcun terreno coltivavano in quelli  demaniali aperti e accessibili a tutti che ora, per abusi e favori, i signori recintano pur non avendone il diritto sottraendoli alla povera gente che non può più produrre quel poco che serve per sopravvivere.

Un alto prezzo pagano i Sardi per l’acquisizione del perfetto diritto di proprietà che sembra più  una mossa strategica dei Savoia  per limitare il potere dei feudatari, che una  concessione liberale di un diritto sacrosanto.

Nel 1832, la parte più povera del popolo e i pastori con pochi capi, colpiti e costretti  alla fame, reagiscono e cercano di abbattere le odiate recinzioni,  Gavoi, Mamoiada, Fonni,Oliena e la stessa Nuoro sono teatro di proteste  che portano a incendi e distruzioni  delle odiate chiusure e di tutto ciò che è edificato nei fondi.

La situazione è oramai irreversibile  e come la storia insegna, a farne le spese in questi casi sono sempre i più deboli che vanno a ingrossare la schiera dei disadattati molti dei quali, per sopravvivere e procurare un tozzo di pane ai familiari,  si trasformano in banditi contribuendo a ingrossare quel fenomeno delinquenziale che impegnerà nei decenni futuri i governi e darà alla Sardegna quella fama che ancora oggi è difficile  da cancellare.