Cagliari: dibattito sui temi focali dei 6 aspiranti governatori della Sardegna

Dibattito all’inglese con interventi cronometrati di 3 minuti. Vari gli argomenti trattati: dalla famiglia, all’università e alle scuole, al lavoro, turismo, cultura, servizi sociali.

di Annalisa Pirastu

Overbooking stamani nella chiesa di Santa Restituta per l’atteso dibattito degli aspiranti candidati a governatori della Sardegna. All’interno della chiesa le persone erano pressate come sardine e all’esterno, dove gli altoparlanti diffondevano gli interventi, era riunita una piccola folla di ritardatari.

Dibattito all’inglese con interventi cronometrati di 3 minuti. Vari gli argomenti trattati: dalla famiglia, all’università e alle scuole, al lavoro, turismo, cultura, servizi sociali.

Invitati a rispondere a quesiti proposti da alcuni giovani che si focalizzavano su aspetti della vita quotidiana i sei  aspiranti Governatori:  Paolo Maninchedda, Andrea Murgia, Mauro Pili, Ines Pisano, Cristian Solinas, Massimo Zedda hanno risposto a tema. Al centro del dibattito la famiglia sarda e le sue problematiche che negli anni si è cercato di risolvere ma che rimane un punto nodale della politica sarda.

Si è passati poi, dopo la comunicazione di una giovane, al problema della formazione professionale e della scuola che ha il triste primato di essere tra i primi in classifica per dispersione scolastica. L’intervento della Pisano è stato accolto da qualche sconcerto. In un primo momento quando ha quantificato i poveri in Sardegna nel numero di 5 milioni e poi quando ha proposto come misura risolutiva dell’incremento dei laureati, la possibilità che poteva essere presa a prestito dalla Regione Lazio, di una forma di incoraggiamento che in effetti era tale e quale il Master and Back che la candidata probabilmente non conosceva.

Cristian Solinas ha ribadito il diritto allo studio con la creazione di scuole in tutti i comuni e della creazione di scuole accoglienti in tutti i sensi. Ha inoltre parlato della necessità dell’internazionalizzazione dell’università.

Mauro Pili ha parlato  dell’aiuto alle famiglie e della necessità dell’internazionalizzazione dell’università che deve diventare un centro culturale di riferimento.

Massimo Zedda pur parlando di scuola ha affrontato il problema in modo globale con l’importanza di  fornire abitazioni alle famiglie per poi dedicarsi ad affrontare il problema della formazione. Ha anche brevemente tracciato il percorso che ha permesso il diritto allo studio quando negli anni passati si poteva accedere al presalario che premiava coloro che avevano la media del 27 ed erano in corso. “Quelle misure ” ha detto Zedda ”  avevano contribuito a creare una classe di professionisti anche tra famiglie che altrimenti non si sarebbero potute permettere di mandare i figli ancora a studiare. Misure atte a mantenere le nostre eccellenze in Sardegna sono da implementare”.

Paolo Maninchedda ha esortato   a ripensare il concetto di scuola e polemizzato con le scelte dello Stato che sembra continuare a premiare con una mano le imprese agricole al sud,  mentre con l’altra mano stanzia miliardi al nord per lavori che richiedono formazioni universitarie. “Ciò che aggrava questa situazione” ha detto Maninchedda ” è che la Sardegna e il Sud forniscono  a quelle università i nostri studenti migliori che poi diventano un’ulteriore risorsa per quel sistema”. Accusa poi  la politica di fare queste scelte tuonando contro l’espropriazione di ricchezze e di uomini e donne da parte del governo centrale.

Andrea Murgia ha parlato di famiglia e scuola e lamentato  che “La situazione, malgrado le misure prese per migliorare la scuola negli anni passati, non è migliorata i e  circa il 20% dei nostri ragazzi continuerà  nella vita a trovare solo strade in salita. Bisogna perseguire l’idea di  arrivare all’utopia di dispersione zero con l’aiuto di tutti, anche se zero è impossibile”.

Ines Pisano ha rifiutato  l’etichetta di una Sardegna culturalmente arretrata smentita da un esempio per tutti: il premio Nobel alla prima donna al mondo cioè Grazia Deledda. ha fatto  quindi una carrellata sulla situazione lavorativa dei giovani vittime del precariato. “Il lavoro a tempo determinato” ha sottolineato Ines Pisano “ha condotto a un’anarchia all’interno dei governi per cui ognuno agisce come meglio crede a spese dei giovani che da questo sono portati a forme di schiavitù moderna. La fiscalizzazione oppressiva costringe tutti a misure estreme,  persino il tirocinio che è comunque scollato dal vero mondo delle assunzioni è una forma di svantaggio per i giovani”.

Per Cristian Solinas il lavoro è cio che ha una connessione con il reddito. La sfida della politica e appunto creare il lavoro modificando anche la fiscalità. Bisognerebbe inoltre implementare i punti di forza della Sardegna come il turismo e i servizi per creare il lavoro.

Massimo Zedda ha parlato del lavoro a tempo determinato come un qualcosa che ha portato a credere che lo stesso lavoro fosse monotono e si potesse cambiarlo quando conveniva. “Da 25 anni il sistema lavoro”  ha sostenuto il primo cittadino si Cagliari ” ha giocato sulla concorrenza, riuscendo cosi a ridurre gli stipendi . C’è un’importante connessione con la formazione  per questo  non si può chiedere una scuola di qualità quando i principali attori, cioè gli insegnanti, sono sottopagati. Questo porta anche al drenaggio dei migliori, anche in altri campi, al di fuori della Sardegna”.

Paolo Maninchedda invece è dell’avviso che  non sia necessario  cercare lavoro ma che invece bisogna crearlo. “In questi anni” secondo  Maninchedda “la Sardegna non ha pensato ad aumentare la ricchezza ma a redistribuire ciò che avevamo. Bisogna cambiare sistema formativo e far realmente incontrare domanda e offerta”.

Murgia ha rimarcato  il  fallimento storico della sinistra sul tema del lavoro. “Il dibattito politico dovrebbe vertere sulla domanda del perché l’economia non è cresciuta”, ha detto.

Il dibattito si è svolto  in modo ordinato e partecipe da parte del pubblico che, dopo gli interventi, ha applaudito  malgrado la richiesta del moderatore. Pochi i giovani tra il pubblico composto principalmente da perone oltre i 40 anni.

Unica pecca dell’organizzazione non aver previsto un campanellino di preavviso quando il tempo stava per scadere. Gli oratori venivano interrotti alla fine del 3 minuti, da un perentorio e invasivo suono di gong che li ha lasciati  a volte anche nel mezzo di una frase.

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