I Possedimenti Signorili e i Territori Pisani in Sardegna

L’invasione musulmana di Mugiahid del 1015, che l’isola sopportò, attirò l’attenzione della chiesa e delle potenze marinare di Pisa e di Genova

di Sergio Atzeni

Quella di Mugiahid, chiamato dai cristiani Museto, non voleva essere la solita incursione, ma la prima mossa di una conquista permanente che, secondo le sue intenzioni, doveva portare l’Islam ad occupare stabilmente ampi territori cristiani della penisola.

Il Papa Benedetto VIII, allarmato, chiese alle potenze marinare di Pisa e Genova di fermare l’avanzata dei musulmani allestendo una flotta.

Lo scontro navale, avvenuto in una località costiera sarda sconosciuta, arrise alle forze cristiane che liberarono la Sardegna facendo un grande favore ai giudicati.

In quella occasione pisani, genovesi e nobili con le loro soldataglie partecipanti alla spedizione, scoprirono l’isola che, chiusa in se stessa, tranquillamente faceva scorrere il tempo e la storia.

Il Regno di Torres aprì per primo le porte ai signori d’oltremare intorno al 1100, concedendo ai Malaspina, Marchesi di Mulazzo filoliguri, di costruire il Castello di Serravalle e un borgo sulla foce del Temo e il Castello ed il Borgo di Osilo.

Anche ai Doria genovesi fu concesso di costruire Alghero e Castelgenovese (Castelsardo).

I sovrani sardi concedevano ai signori “continentali” queste licenze per presidiare i territori isolati ed incrementare la produzione agricola e rendere produttivi i suoli abbandonati. Non una liberalità quindi ma un calcolo economico che però nel tempo si dimostrò fallimentare per la crescente potenza e indipendenza che queste famiglie andarono acquistando.

I Malaspina col tempo si suddivisero in vari rami ma non ebbero nessun vantaggio dalla caduta del giudicato del Logudoro, nel 1308 vendettero il Castello di Serravalle e Bosa e i territori da esso dipendenti al Giudice di Arborea, si affrettarono poi a dichiararsi vassalli degli aragonesi che puntualmente appoggiarono all’indomani del loro sbarco nell’isola nel 1323.

Nel 1343, Giovanni Malaspina, che non aveva avuto eredi, lasciò in eredità alla sua morte le ex curatorie di Figulina Montes e Coros al Re aragonese Pietro IV, che le acquisì di buon grado dispensando qualche titolo e qualche carica agli eredi legittimi mancati.

Finirono dopo 230 anni circa, i possedimenti dei Malaspina in Sardegna.