Impegno dell’Ats per stabilizzazione biologhe

Il Direttore Ats Moirano si è impegnato a ricercare la soluzione che porti alla stabilizzazione delle biologhe precarie che operano nella struttura sanitaria da oltre 20 anni. Cgil:  “vigileremo sull’iter delle procedure”

di Antonio Tore

 

C’è l’impegno del direttore Ats Moirano a risolvere il problema della stabilizzazione delle biologhe precarie della Assl di Cagliari che da vent’anni operano per la struttura complessa di Genetica medica dell’ospedale  Binaghi: è quanto emerso nella riunione di stamattina – alla quale era presente anche l’Ufficio di gabinetto dell’assessore Arru – dopo il presidio organizzato dalla Fp Cgil in via Piero della Francesca, sotto la sede cagliaritana dell’Azienda per la tutela della salute.

Nei prossimi giorni verranno convocate ulteriori riunioni tecniche per verificare i percorsi da intraprendere ma resta importante il risultato raggiunto oggi con il direttore Ats, che ha dato mandato agli uffici di affrontare i nodi della vertenza con il sindacato. La Fp Cgil ha ribadito l’urgenza di procedere subito alla stabilizzazione delle lavoratrici che, con la loro professionalità ed esperienza, garantiscono da vent’anni il funzionamento della struttura.

Una storia lavorativa paradossale quella vissuta dalle tre biologhe, che hanno sempre operato con contratti di collaborazione ma alle quali è stata finora negata la stabilizzazione per ragioni legate all’interpretazione delle norme. A sostegno delle rivendicazioni del sindacato, per il quale non ci sono ostacoli tecnici all’assunzione delle lavoratrici, ci sono le procedure utilizzate in altre aziende sanitarie che hanno già sanato casi simili e la stessa richiesta del direttore del servizio del Binaghi che più volte, nel corso di questi anni, ha chiesto l’inserimento nell’organico stabile delle tre biologhe.

Per queste ragioni la Fp vigilerà sui percorsi che verranno definiti nei prossimi giorni, fino alla chiusura positiva della vertenza, con l’auspicio che in tempi stretti si riesca a sanare questa grave ingiustizia, che danneggia le lavoratrici ma rischia anche di compromettere il futuro funzionamento del servizio.