Monte Sirai: nel Sulcis un gioiello colorato da pietre rosse

Viaggio nel passato: nel Sulcis, parte sud-occidentale della Sardegna, immersa nel verde della montagna, c’è un sito archeologico risalente all’VIIII secolo a.C. La necropoli di Monte Sirai

di Antonio Tore

L’area archeologica si trova a pochi chilometri dalla costa, su un pianoro posto a 191 metri sul livello del mare, presso l’antico corso del fiume Cixerri.

Da monte Sirai, piccolo rilievo vicino a Carbonia, si tengono sotto controllo coste e isole sulcitane e la valle del Cixerri sino al Campidano.

Le civiltà neolitiche e nuragiche, che occuparono per prime l’area, compresero per tempo l’importanza del sito e lo compresero anche i fenici e i punici, che si insediarono successivamente nella via d’accesso a mare e pianure.

L’abitato fu fondato dai Fenici intorno alla metà dell’VIII secolo a.C., forse da coloni provenienti dai centri costieri di Sulci o Portoscuso. Tra il VII ed il VI secolo a.C. il tessuto urbano raggiungeva dimensioni ragguardevoli (per l’epoca), segno di un periodo di floridezza e benessere. L’offensiva cartaginese condotta contro gli insediamenti fenici dell’isola nella seconda metà del VI secolo a.C., comportò, però, una fase di decadenza dell’abitato con l’abbandono di vasti settori urbani.

La ripresa si ebbe nel corso del IV secolo a.C. con l’insediamento del tofet e, soprattutto, con il significativo sviluppo del sistema difensivo. Il tofet (o tophet) è un santuario fenicio-punico a cielo aperto, consistente in un’area consacrata dove venivano deposti ritualmente i resti incinerati dei sacrifici infantili e animali, celebrati in seguito a voti dei fedeli che richiedevano grazie e protezione agli dei.

L’antica fortezza si ergeva in posizione strategica, lungo la via che dagli approdi costieri conduceva alle fertili pianure del Campidano, costituendo un presidio sicuro per le attività estrattive condotte nei vicini siti minerari.

Le mura, simili a quelle di altri centri punici della Sardegna, erano composte da più filari formati da blocchi di pietra da taglio in trachite rossa squadrati e bugnati. Date le dimensioni, la fortezza era sicuramente guarnita da una consistente guarnigione. Con lo scoppio della prima guerra punica il locale presidio fu probabilmente rinforzato dall’arrivo di un contingente di truppe mercenarie.

Nel corso della prima metà del III secolo a.C. l’abitato di Sirai fu interessato da un importante sviluppo urbanistico con il riuso o l’edificazione ex novo di ampie zone residenziali. Il definitivo abbandono dell’area si ebbe alla fine del II secolo a.C. con la definitiva romanizzazione dell’isola.

La disposizione dell’abitato è ancora oggi comprensibile, individuata dal complesso andamento viario. Nella zona residenziale si possono, infatti, distinguere i quartieri, le piazze, le case. Evidenti anche le strutture religiose, come il tempio ed il tofet, le necropoli, con le antiche tombe a fossa fenicie ed i vani sotterranei degli ipogei funerari cartaginesi. Quanto alla cinta muraria, essa non è oggi più visibile perché completamente abbattuta dai romani dopo il 238 a.C.

Sull’altura i fenici, che pochi decenni prima avevano eretto Sulky nell’isola di Sant’Antioco, integratisi con la comunità nuragica, fondarono una città (750 a.C.), che tra VII e VI secolo visse nella prosperità. Nel 520 a.C. fu occupata dai Cartaginesi, che, dopo un periodo di decadenza, la fortificarono (metà IV secolo) e ricostruirono del tutto (250 a.C.).

L’occupazione romana del II secolo non ne intaccò l’interno: nessun’altra colonia fenicio-punica ha testimonianze così integre.

Sul Sirai, colorato dalle pietre rosse ammantate di muschio, si distinguono case, piazze, tempio, tofet e necropoli (tombe a fossa fenicie e ipogei cartaginesi). All’ingresso dell’acropoli c’è il pomerio, limite sacro inviolabile per i fenici. L’abitato si sviluppa intorno al mastio – costruito su un nuraghe – per secoli fortezza difensiva che, nel III a.C., divenne tempio. Lo testimonia la statua di Astarte, divinità fenicia, oggi conservata al museo archeologico di Cagliari.

Sull’acropoli le abitazioni, costituite da vani attorno a una corte, danno l’idea dell’opulenza, specie le case Fantar e del Lucernario di Talco, dove un minerale trasparente filtrava la luce solare illuminando gli ambienti.

La cinta muraria fu rafforzata dai punici nel 370 a.C. Agli stessi anni risale il tofet, necropoli per bambini. Nelle urne, a forma di pentola coperta, riposano le ceneri di piccoli defunti sepolti con animaletti, amuleti, vasetti e gioielli. Sopra c’era un tempio.

Parte del tofet è stato ricostruito nel museo Villa Sulcis di Carbonia, dove ci si può addentrare virtualmente, tramite allestimenti multimediali, nella città punica. Alla fine del VI secolo a.C. le tipologie funerarie mutarono: dall’incinerazione di epoca fenicia all’inumazione in sepolcri sotterranei con corridoio d’accesso. La necropoli punica contava 13 tombe, undici scavate nel tufo, due ottenute da preesistenti domus de Janas.

 

Informazioni utili

Indirizzo: località Sirai, Carbonia. Telefono: 0781/662088-672001.

Come arrivare: dalla SS 126, al Km 17 deviare a sinistra e seguire l’indicazione turistica.

Accessibilità: la loclaità è raggiungibile in auto ed esiste un ampio parcheggio.

Visita guidata a cura della Coop Mediterranea e Memoria Storica, località Is Coras, Sestu.

Orario: estivo 9,00-13,00 e 16,00-20,00; invernale 9,00-17,00; chiuso lunedì.

Biglietto: € 3,60 cumulativo; € 2,10 museo archeologico; € 2,60 parco; € 2,10 cumulativo ridotto; € 1,60 ridotto parco.

Il tempo della visita è di circa 2 ore.