Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Segariu

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Segariu è un comune del Sud Sardegna di circa 1.000 abitanti e si trova nella sub regione della Marmilla. Confina con Furtei, Villamar e Guasila.

Il nome sembra derivi dal campidanese “s’ega ‘e riu”, (“sa bega de riu”) cioè “la valle acquitrinosa del fiume”, in quanto l’abitato si trova sulla sponda sinistra della valle formata dal torrente Lanessi, affluente del Flumini Mannu. Il nome Segariu potrebbe, però, derivare anche dal fatto che il paese è attraversato dal rio Pau (arriu Pau in campidanese), quindi ne deriva “segau de s’arriu” cioè diviso in due dal fiume.

L’area fu abitata già in epoca prenuragica e nuragica, testimoniati dalla presenza  di diversi Nuraghi, tra cui quelli di Fragu ‘e Morus o Fraga Morus e quello di Sant’Antonio.

I primi insediamenti umani risalgono al periodo paleolitico. Nel Medioevo la villa appartenne al Giudicato di Cagliari e fece parte della curatoria della Trexenta. Dopo la caduta del Giudicato di Cagliari, viene annessa a quello di Arborea, al quale rimane per quarant’anni, finché viene ceduta al Comune di Pisa.

Al periodo giudicale risalgono le rovine di un antico maniero Sa Moba ‘e Casteddu posto in cima ad un colle, di forma troncoconica, che s’innalza in prossimità dell’abitato.

Nel 1324 passa agli Aragonesi, ma nel 1396 questi la concedono in feudo ai Pisani, unitamente alle altre ville delle curatorie della Trexenta e di Gippi. Nel 1414 viene compresa nella baronia di Furtei, ed infeudata a Michele Sanjust. Tra la fine del Trecento ed il Quattrocento si assiste alla sua progressiva decadenza, il paese subisce un drammatico tracollo demografico, e tra la fine del Quattrocento e la seconda metà del Cinquecento risulta ormai quasi disabitata.

Risorge nel corso del Seicento, e nel 1678 venne documentata la sua appartenenza alla baronia di Furtei, feudo dei Sanjust, dai quali venne riscattata in epoca sabauda dal fisco regio.

In epoca medievale il paese ebbe una certa importanza, e fu protetto da un castello (chiamato Rocca su Casteddu), di cui restano alcuni ruderi.

Per quanto riguarda le principali Feste e Sagre che si svolgono a Segariu, si può citare quella che si svolge nel mese di ottobre denominata “Le vie del grano … segui la spiga”, che è una Sagra il cui obiettivo è di promuovere la produzione e il consumo del grano duro di Sardegna, quale volano per la ripresa socio economica del territorio.

la Chiesa di San Giorgio Martire, che è la parrocchiale di Segariu, è stata edificata a più riprese tra il quattordicesimo ed il diciassettesimo secolo. La facciata presenta un terminale caratterizzato da linee curve, il portale ligneo risulta incorniciato ed è sormontato da un rosone e una cornice, affiancata sui due lati da archetti pensili.

L’interno della Chiesa presenta un’architettura di tipo rinascimentale, con una unica navata voltata a botte, e  conserva una volta stellare tipica dello stile gotico catalano. È arricchita da cinque cappelle tra le quali spicca quella della Vergine delle Grazie, del sedicesimo secolo, decorata da una tavola divisa in sedici quadretti in legno dipinti ad olio raffiguranti i Misteri del Rosario. Di grande interesse sono anche l’altare della cappella di Sant’Antonio di Padova, la bussola, il pulpito marmoreo, l’altare maggiore del 1824, ed un organo a canne costruito dalla ditta napoletana Domenico Curci nel 1829.

La Chiesa romanica di Sant’Antonio di Padova faceva parte di un Monastero Benedettino del quale non rimane nulla, realizzato in prossimità del Nuraghe di Sant’Antonio sopra un Tempio nuragico a pozzo. Della struttura originaria di tale Chiesa, che è stata intitolata al Santo nel 1516, restano i muri laterali e l’abside.

L’interno si presenta composto da un’unica navata centrale, mentre la sacrestia laterale, la tettoia anteriore ed i porticati ai lati della facciata, che servivano per ospitare i pellegrini, sono stati aggiunti nel quattordicesimo secolo. La peculiarità della Chiesa consiste nella botola che si trova nella navata centrale, nei pressi della porta d’ingresso, che consente la discesa mediante una gradinata, ad un ipogeo contenente un Pozzo sacro, che si trova proprio sotto l’altare.

Era il pozzo dal quale si approvvigionavano i frati del convento benedettino e la sua acqua veniva definita terapeutica, anche se il pozzo non si riempie più, e qualcuno avanza l’ipotesi che si trattasse di un pozzo nuragico probabilmente coevo all’insediamento nuragico non molto distante.

Nella struttura si ripete il tema della serie di archetti pensili a doppia ghiera, che caratterizza le Chiese romaniche in Sardegna, e ciò consente, anche in assenza di notizie documentarie certe, di datare la costruzione della Chiesa a cavallo tra il tredicesimo ed il quattordicesimo secolo.

A Segariu, due volte ogni anno, il lunedi vicino al 13 giugno ed il primo lunedì di settembre, si svolgono i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio, durante i quali, dopo la messa e Sa Cabada de Su Santu e la processione per le vie del paese, quando il simulacro del Santo viene condotto nella Chiesa romanica a lui dedicata, con una festosa processione di devoti e di carri trainati da buoi ornati con festoni di fiori. Durante i festeggiamenti vengono proposti per la degustazione prodotti e piatti tipici della tradizione locale. Una volta terminate le giornate celebrative, il Santo torna al paese dove in sacerdote dà la benedizione eucaristica, cui segue l’ultima processione dei fedeli che si mette in fila per toccare il simulacro per il saluto finale.

Nella zona si trova l’Area Archeologica di Sant’Antonio, al cui interno si individuano i resti degli insediamenti nuragici e delle frequentazioni storiche del sito, strettamente connesso al Nuraghe. All’interno dell’Area Archeologica si trovano, infatti, i resti del Nuraghe di Sant’Antonio. Eretto in blocchi calcarei e marnacei a 112 metri di altezza, si tratta di un Nuraghe complesso che presenta un impianto planimetrico quadrilobato, con una torre centrale e bastioni con quattro torri esterne aggiunte, orientate ai punti cardinali. Di esso rimangono oggi solamente la base delle strutture.

Nel territorio si trovano due cave: Cava Settentrionale di Costa Faccia Bidda e la Cava Meridionale di Costa Faccia Bidda, più ampia rispetto alla Cava Settentrionale.

All’estremo occidentale delle aree delle due Cave, si trova la Punta Manna, di una altezza di 325 metri, situata ai confini tra il territorio comunale di Segariu e quello di Furtei.

Nella falesia di Punta Manna, a 19 metri dal terreno, si apre la Grotta di Sa Punta Manna, un ampio grottone con sul fondo due ambienti di piccole dimensioni privi di concrezioni

Tra i resti archeologici che si trovano nell’area comunale di Segariu, ai confini con quella di Furtei, si trova la Necropoli di Sa Tumba.