Cagliari, un tesoro perduto in pieno centro: San Francesco di Stampace

San Francesco di Stampace è stata una chiesa di Cagliari che si trovava nel corso Vittorio Emanuele II, tra via Angioy e via Sassari. Una società tenta il recupero come Museo da restituire alla città. La testimonianza del Canonico Spano

di Antonio Tore

 

Due documenti d’archivio attestano la vendita di quattro terreni ai minori conventuali nel 1275, con la delimitazione dei confini entro cui poteva impiantarsi la loro nuova fondazione nell’antico quartiere cagliaritano di Stampace.

Il complesso, che presentava caratteristiche romaniche e gotico- catalane,  comprendeva la chiesa, il chiostro e il monastero e fu ampliato a partire dal XV secolo.

Il primo novembre 1871 il campanile fu colpito da un fulmine e la chiesa fu progressivamente abbandonata, dopo il crollo della travatura del tetto avvenuto l’11 gennaio 1875, fino a quando non si decise di demolirla per costruire al suo posto delle abitazioni, mentre i locali del chiostro vennero occupati dai Carabinieri, che vi installarono la Legione.

La chiesa aveva una pianta a croce latina, a una sola navata. Al suo interno si trovavano alcune tra le più importanti opere d’arte dell’epoca: retabli dei fratelli Cavaro, la maggior parte dei quali sono ora ospitati alla Pinacoteca Nazionale di Cagliari e altri quadri.

Il Pulpito di Carlo V, così chiamato perché ospitò l’imperatore in occasione di una messa nel 1535, durante la visita a Cagliari, si trova ora nella vicina Chiesa di San Michele. Il sarcofago di donna Violante Carroz, che si trovava nella facciata della chiesa, venne acquistato dalla famiglia Cao Pinna che lo portò a Decimomannu, dove ancora oggi si trova, in una dimora privata.

Il Polo Museale della Sardegna, qualche anno fa, in occasione delle festività pasquali, nella Sala Conferenze della Pinacoteca Nazionale di Cagliari, ha presenta il dipinto raffigurante “la Crocifissione”. L’opera è stata esposta al pubblico: un dipinto che assume un valore storico per la città.

Nella tela, che risale ai primi del XIX secolo, di maestro anonimo, il crocifisso è rappresentato di scorcio e ai suoi piedi sono presenti Maria, Maddalena e Giovanni.

Una importante testimonianza dell’epoca e della Chiesa ci viene tramandata dal Canonico Giovanni Spano nella sua opera “Guida della Città e dei dintorni”, volume edito nel 1861 e attualmente quasi introvabile.

Così lo Spano ci porta a ricostruire, mentalmente, la chiesa nel suo complesso: nella parte sinistra era presente la cappella dedicate a S.Maria Maddalena, una cui bellissima tela dipinta occupava il centro. Sopra si poteva vedere la Madonna di Monserrato e, ai lati S.Michele e S.Giovanni Battista. Nella parte inferiore della cappella vi erano pitture dedicate a S.Francesco e Sant’Antonio, e sotto, l’anno 1625, probabilmente lasciato come traccia dall’anonimo autore delle tele.

Nella cappella attigua si poteva osservare il dipinto di Cristo in croce, recuperato e attualmente conservato nella vicina chiesa di Sant’Anna.

Un’altra cappella descritta dallo Spano conteneva un dipinto sulla Visitazione della Beata Vergine, in cui comparivano anche Santa Elisabetta, S.Bonaventura, Santa Apollonia, l’Arcangelo Gabriele e la discesa dello Spirito Santo.

 In altre cappelle esistenti quando lo Spano scriveva la Guida, erano presenti dipinti dedicati a S.Brunone (istitutore dell’Ordine Certosino), S.Giorgio, S.Bernardino, i profeti Isaia e Naum e S.Vito, S.Cosimo, S.Damiano, S.Paolo, S.Bonaventura, S.Giovanni, Santa Caterina, S.Sebastiano, S.Cristoforo, S.Girolamo, S.Michele, S.Francesco e S.Agostino.

Un’altra cappella raffigurava il Presepio dove erano riconoscibili S.Pietro, S.Antonio Abate e S.Elena

Del complesso sopravvive, in via Mameli, il chiostro, oggi di proprietà privata, che è interessato da un progetto di restauro per riportarlo agli antichi splendori, mentre il monastero è stato in parte inglobato da alcuni palazzi.

La chiesa fu demolita dal Comune nel XIX secolo.

(Nelle seguenti nostre foto resti di alcune arcate e rosoni della chiesa inglobate in un locale privato)