Pasqua: passione, morte e resurrezione di Cristo. Ecco la sua storia

La Pasqua è la massima festività della liturgia cristiana perché rievoca la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Nel nuovo testamento si legge che il Redentore fu crocifisso alla vigilia della Pasqua ebraica, da cui si desume che quella festività preesistesse e che i primi cristiani celebrassero la resurrezione di Cristo proprio subito dopo la Pasqua ebraica.

di Sergio Atzeni

La Pasqua è una festività condivisa dalle due grandi religioni monoteistiche, cristiana ed ebrea, il suo nome deriva dall’ebraico “Pesah” (passaggio) tradotto poi in latino con “Pascha” che ha dato il nome alla ricorrenza.
La Pasqua è la massima festività della liturgia cristiana perché rievoca la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.
Nel nuovo testamento si legge che il Redentore fu crocifisso alla vigilia della Pasqua ebraica, da qui si desume che quella festività preesistesse e che i primi cristiani celebrassero la resurrezione di Cristo proprio subito dopo la Pasqua ebraica.

La Pasqua cristiana veniva calcolata in base al calendario lunare babilonese e cadeva ogni anno in un giorno diverso.
Per regolare la ricorrenza Il concilio di Nicea del 325 stabilì che la Pasqua di Resurrezione dovesse essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena seguente l’equinozio di primavera.
Nei decenni successivi la data ufficiale dell’equinozio fu spostata dal 25 al 21 marzo, perché a causa delle imprecisioni del calendario giuliano, si erano accumulati quasi quattro giorni di ritardo rispetto al tempo di Giulio Cesare.

Per questo nel 535 si stabilì che la data della ricorrenza dovesse essere compresa tra i 22 marzo e il 25 aprile di ogni anno.
La festività della Pasqua è molto importante anche per il popolo ebreo ed è probabilmente la trasformazione di una festa pastorale praticata da popolazioni nomadi che diventò una festa agricola che celebrava la mietitura dell’orzo e la cottura del pane azzimo (senza lievito) quando le tribù divennero sedentarie.
Fu Mosè che diede un nuovo significato alla ricorrenza perchè la adottò per ricordare la fuga degli ebrei che lui guidò dall’Egitto alla Terra Promessa avvenuta nel XIII secolo a.C. Mosè (capitolo 12 dell’Esodo) ordinò che, prima di abbandonare l’Egitto, ogni famiglia dovesse sacrificare un capo di bestiame piccolo (agnello, capra o pecora) di un anno di età senza difetti e di bagnare con il suo sangue gli stipiti e il frontone delle porte delle case.

I membri delle famiglie consumarono il pasto in piedi, con il bastone in mano, pronti alla partenza che avvenne in quella stessa notte, dopo che l’Angelo di Dio passò per uccidere tutti i primogeniti egiziani, risparmiando quelli ebrei le cui abitazioni erano segnate col sangue.
Mosè diede quindi alla Pasqua un significato importante destinato a essere tramandato nei secoli e così, passati 1200 anni, alla morte di Gesù Cristo veniva praticata ancora dal popolo ebraico così come il profeta biblico aveva voluto.

Anche nei secoli successivi il sacrificio del messia il rito ebraico della Pasqua, nonostante qualche leggera modifica, rimase sostanzialmente inalterato e oggi gli ebrei celebrano la festa che inizia con il plenilunio di marzo per otto giorni con la massima solennità.
Tutti i membri della famiglia leggono l’Haggadà (libro della leggenda) e sono banditi i cibi lievitati mentre la tavola è ricca di alimenti simbolici come le erbe amare, l’agnello arrostito per intero, le erbe rosse, un uovo che simboleggia il lutto e la salsa “charoseth” usata dagli schiavi in Egitto.

La Pasqua cristiana, dopo la morte di Cristo, ha invece subito notevoli modifiche e oggi è preceduta da un periodo di penitenza lungo 40 giorni che va dal mercoledì delle ceneri al Sabato Santo.
La settimana precedente la Pasqua cade la Domenica delle Palme che ha come simbolo il ramoscello d’ulivo che ricorda l’arrivo di Gesù a Gerusalemme e la sua passione.
Inizia poi la Settimana Santa con momenti liturgici precisi che si ripetono da secoli come il tempo della riconciliazione dal lunedì al mercoledì, la messa del Crisma il giovedì in cui vengono benedetti sia l’olio profumato (utilizzato nelle cresime e nelle comunioni) sia l’olio dei catecumeni.

La sera del Giovedì Santo si svolge la messa in “Cena Domini” in ricordo dell’ultima cena del Messia alla quale segue la processione al sepolcro.
Poi il Venerdì Santo, giorno riservato al digiuno e alla contemplazione della passione di Gesù, si svolge la via Crucis che ricorda l’ultimo giorno della vita terrena del figlio di Dio.
Il Sabato Santo è il giorno della riflessione, della preghiera e della veglia durante la quale si leggono le promesse di Dio al suo popolo.

La notte è scandita da quattro momenti: La benedizione del fuoco, preparazione del cero, processione, annunzio pasquale (la Liturgia della luce); Liturgia della Parola (nove letture); il canto delle Litanie dei Santi, la Preghiera di benedizione dell’acqua battesimale e la celebrazione di eventuali battesimi (Liturgia Battesimale); infine le Liturgie Eucaristiche. Finalmente la domenica arriva la Pasqua che è il momento della felicità perché si festeggia la resurrezione del Redentore.

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