Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Setzu

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Setzu è uno dei comuni meno abitati della Sardegna  e conta, attualmente, circa  140 abitanti. Si trova nella subregione storica della Marmilla.  Confina con Tuili, Genuri, Turri, Gesturi e Genoni.

È possibile che il toponimo derivi dal nome di un possidente romano Setius, proprietario della relativa villa o tenuta, anche se non esistono notizie certe in merito. Altri significati del nome lo attribuiscono a “vecchio” (da su becciu, su belzu / elzu o s’etzu).

Zona popolata già in età antica, ancora oggi si possono ritrovare domus de janas e resti di torri nuragiche. Di rilevanza turistico archeologica dono proprio le domus de janas di Domu ‘e S’Orcu e Grutta sa Perda. La zona era probabilmente conosciuta anche da fenici e punici.

Nel periodo Medievale appartenne al giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Marmilla. Alla caduta del giudicato (1420) passò sotto il dominio aragonese, e fu incorporato nell’Incontrada di Marmilla, feudo dei Carroz conti di Quirra. Nel 1603 entrò a far parte del Marchesato di Quirra, feudo dei Centelles. Successivamente la signoria passò agli Osorio de la Cueva, che lo tennero fino all’abolizione del feudalesimo (1839) quando fu riscattato all’ultimo feudatario Filippo Osorio. Col riscatto dalla feudalità divenne un comune libero, amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Setzu si trova ai piedi della Giara, un altopiano basaltico che ospita un’oasi naturale senza eguali. Le sue attività principali provengono dall’agricoltura e dalla pastorizia. E ‘noto per le sue carni, formaggi, vino, funghi e lumache: le basi delle specialità culinarie locali, che i visitatori possono gustare a metà agosto, alle feste della Fregola e di Su Pani Indorau.

Il simbolo della città è una specie unica di cavallo selvaggio: il cavallino Giara, che può essere osservato da vicino mentre galoppa attraverso boschi di sughero, roverelle e lecci, olivastri e arbusti mediterranei.

Il centro storico ha mantenuto il suo aspetto tradizionale con case in pietra campidanese, caratterizzate da porte ad arco e cortili interni (lollas). Gli edifici sono disposti intorno alla Parrocchia di San Leonardo, costruita nel 13 ° secolo in stile romanico. Caduto in rovina, fu ricostruito nel 17 ° secolo con evidenti dettagli barocchi. Accanto alla chiesa, sorge un campanile a sezione quadrata: testimonianza della struttura romanica originale. Il santo patrono della chiesa è celebrato all’inizio di novembre.

L’altra chiesa del comune è la Chiesa di San Cristoforo.

Setzu ha stretti legami con la tradizione religiosa : l’evento più atteso della comunità è la festa di Sant’Ignazio da Laconi a fine agosto.

Il patrimonio culturale della città comprende la ex banca del grano e il museo multimediale di “Filo di Memoria”, istituito nel 2011 in una residenza storica convertita nel cuore della città.

Parla di archeologia preistorica e della storia della città, usando strumenti che includono favole, attraverso tre stanze. Il percorso espositivo conduce i visitatori in un “incontro vivo” con la Dea Madre e Janas in un viaggio virtuale dal 5000 al 3000 a.C, periodo durante il quale la zona era popolata, come visto dalla Domus de Janas, Domu ‘e s’Orcu e Grutta sa Perda. I resti delle torri nuragiche testimoniano la presenza umana durante l’età del bronzo. Numerosi oggetti di ceramica romana sono stati trovati anche nei pressi del Nuraghe s’Uraxi. A Corte Muros sono stati rinvenuti tratti di mura e coperture risalenti allo stesso periodo. Mentre a Nuraxi ‘e Setzu sono state trovate le rovine di un villaggio imperiale romano.

 

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