Cagliari di fine ‘800: la Chiesa di San Nicolò

Si trovava nella attuale piazza del Carmine, all’angolo sinistro salendo verso la via Sassari. Fu fatta erigere dal Principe Don Nicola Pignatelli Aragon a seguito di promessa fatta durante una burrasca in cui temeva per la propria vita

di Antonio Tore

Ancora una volta è il Canonico Giovanni Spano a farci conoscere i tesori scomparsi in città. Lo Spano parla della chiesa di San Nicolò di Bari come della chiesa nazionale dei Napoletani e la descrive come appare ai suoi occhi nel fine secolo.

La chiesa fu fondata dal Principe Don Nicola Pignatelli Aragon, nominato vicerè di Sardegna nel 1686.

La leggenda racconta che il Principe si trovava a bordo di una nave con tutta la famiglia e incappò in una tremenda burrasca. Temendo per la propria vita e per quella dei propri familiari, il Principe fece voto di edificare una chiesa a San Nicolò di Bari nella prima terra dove fosse approdato sano e salvo.

La nave si rifugiò nel porto di Cagliari e il Principe mantenne la promessa, facendo costruire la chiesa che fu affidata alla congregazione dei Napoletani presenti a Cagliari, congregazione che, però, si sciolse in seguito.

Lo Spano descrive la facciata della chiesa, sopra la quale vi era lo stemma del Principe, una grande lastra marmorea di forma ovale che ospitava la complessa composizione: uno stemma sormontato da una corona regale a cinque fioroni in forte aggetto, con un’aquila ad ali spiegate, circondato da volute e recinto dal collare del grande Toson d’oro.

Lo scudo, partito di tre spaccato di uno, aveva al centro uno scudo inquartato e scudetto sopra il tutto. Gli otto scomparti raffiguravano: il primo alcuni pali, il secondo una palma, il terzo tre pignatte, il quarto troncato con tre fasce in capo e cinque conchiglie in punta, il sesto una colonna, il settimo inquartato in croce di Sant’Andrea con sbarre e scritta AVE MARIA e l’ottavo conteneva cinque gigli.

Il secondo stemma incoronato era diviso in quattro parti che rappresentavano un’aquila bicipite, tre corone, un leone rampato coronato e un castello. Lo scudetto era coronato con pali ed aveva una bordatura con otto croci.

La chiesa era composta da un’unica navata e sei cappelle. La prima a sinistra era dedicata a Santa Irene, la santa dei vasellai. La cappella conteneva un quadro della santa, definito “ordinario” dal Canonico ed era opera di un certo Massa. In un’altra cappella era presente una statua in legno che rappresentava Santa Irene.

In un’altra cappella era presente un grande quadro che rappresentava San Nicolò che pregava con San Gennaro per difendere la città di Napoli. San Gennaro era rappresentato con un libro in mano, su cui erano posate le ampolle del sangue miracoloso.

Nell’altare maggiore era una statua di San Nicolò, definita dallo Spano “semicolossale”.

Degna di notazione, secondo il Canonico, era la cappella vicina alla porta, in cui era un quadro in tela che raffigurava San Michele nell’atto di percuotere gli angeli ribelli.

L’ultimo quadro notato dallo Spano raffigurava, forse, Santa Giuliana i cui particolari, peraltro, non erano molto visibili a causa della sua esposizione troppo in alto.

Dalle poche notizie che sono arrivate ai nostri giorni, pare che la chiesa fu abbattuta nel 1869. La statua di San Nicolò si trova attualmente nella chiesa di Sant’Anna unitamente ad una lampada che riporta lo stemma del Principe Pignatelli, mentre lo stemma che era nella facciata della chiesa si trova nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari.