Sardegna a Tavola: A Pasqua con “Su Coccoi cun S’ou” tutti tornano bambini

“Su Coccoi cun S’ou” o “Sa Pippia cun S’ou” è un pane tipico che viene preparato proprio in questo periodo,  impastato con la semola, spennellato d’albume d’uovo e con un uovo col guscio incorporato nella pasta.

 di Ilaria Todde

Domani si celebra la Pasqua, un ricordo legato a questo giorno importante per la cristianità e    che forse accomuna un po’ tutti i sardi e ci fa tornare bambini è “Su coccoi cun s’ou” cioè il pane con l’uovo.

“Su Coccoi cun s’ou” o “Sa pippia cun s’ou” è quindi un pane tipico che viene preparato proprio in questo periodo; impastato con la semola, spennellato d’albume d’uovo e con un uovo col guscio incorporato nella pasta.

Questo pane ha un forte significato religioso,  l’uovo simboleggia la vita, mentre il pane e  il grano si riferiscono alla rinascita. Gli si attribuiva un valore di buon augurio, augurio che le mamme, le nonne e le madrine volevano donare a tutti i bambini, anche a quelli più piccoli di pochi mesi.

Le forme più ricorrenti per le bambine erano quelle di cestinetti, borsette o bambole che contenevano l’uovo con delle strisce di pasta. Ai bambini veniva modellato un galletto, intagliato e inciso minuziosamente, con un coltello si scolpivano le piume mentre le ali venivano separate dal corpo con delle forbici per creare l’effetto realistico; l’uovo veniva inserito sulla schiena e certe volte si segnavano anche le iniziali del bambino.

Pensando al passato mi torna alla mente mia nonna, originaria del Basso Sulcis, che con mano esperta preparava l’impasto per “Sa pippia cun s’ou” la bambina con l’uovo.

Lei adoperava un impasto dolce, per prepararlo usava la ricetta dei “Pistoccus-grussus” biscotto grosso e nell’impasto venivano impiegate le uova delle oche. Prima della cottura plasmava la forma di una bambina, se aveva la gonna, oppure di un bambino. Sulla pancia metteva un uovo di gallina con il guscio che si sarebbe cotto assieme all’impasto.

Come decorazione usava “Sa Cappa” simile ad una meringa, di colore bianco, ottenuta da albume, zucchero e succo di limone e come ultima cosa jnseriva “Sa Traggera ” i diavoletti o codine colorate.

Il giorno di Pasqua, poco prima di iniziare il luculliano pranzo, lo regalava come segno di buon auspicio a tutti i suoi nipoti.