Cagliari di fine ‘800: la chiesa di Santa Margherita

Una delle chiese ormai scomparse a Cagliari era intitolata a Santa Margherita. Esistono due versioni sulla esatta ubicazione, anche se non esistono documenti ufficiali tramandati fino ad oggi

di Antonio Tore

Una delle chiese ormai scomparse a Cagliari era intitolata a Santa Margherita.

Sulla collocazione fisica del luogo di culto esistono due versioni, che, tuttavia, non sono suffragate da documentazione certa.

Secondo il Canonico Spano, spettatore e protagonista della Cagliari di fine ottocento e certosino descrittore dei beni presenti in città all’epoca, la chiesa sorgeva nella attuale via Santa Margherita. Leggendo la sua descrizione si può ipotizzare che fosse situata tra le attuali piazza Yenne, scalette di santa Chiara e la omonima via Santa Margherita.

Lo Spano la definisce “chiesuola o Oratorio”, forse per la dimensione ridotta, e attribuisce il “patronato” alla famiglia Diana.  Esisteva un unico altare nella cui nicchia era presente un bel simulacro in legno di Santa Margherita, opera dello scultore sardo Antonio Efisio Castangia, allievo di Giuseppe Antonio Lonis e autore, tra l’altro, anche di una statua in legno di San Pietro, visibile nella omonima chiesetta di Viale Trieste a Cagliari e una di S.Priamo nella chiesa di San Giovanni Battista a Villamar.

Il Canonico attribuisce alla chiesa di santa Margherita anche una data di fondazione, in quanto in una delle campane era scritto “S.Margarita ora pro nobis 1579”.

All’interno del perimetro si trovavano anche piante esotiche, tra le quali un albero di Tuja arborea alta circa 8 metri, che sosteneva una pianta di Rosa proserpina di color vermiglio. Erano presenti inoltre un albero di Punica granata, due alberi di Siringa vulgaris e un Cactus peruvianus.

La descrizione e la localizzazione dello Spano, sembrerebbero in contraddizione con quanto compare in un documento del Ministero per i Beni e le attività Culturali.

Nel citare la chiesa di Santa Chiara, situata nelle omonime scalette che, da piazza Yenne portano alla base delle mura di Castello, il documento afferma che la chiesa era sorta tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo per accogliere una comunità di Monache Clarisse che abitarono il convento fino alla fine del XIX secolo. Il convento era amministrato dai frati del vicino San Francesco di Stampace.

La chiesa, afferma il documento, era precedentemente intestata a Santa Margherita. Tale circostanza sarebbe confermata dalla iscrizione presente sopra il portale laterale della chiesa di Santa Chiara in cui si legge “S Margarita V M 1690” che richiamerebbe, appunto, la dedica della stessa chiesa alla Santa di Antiochia, martirizzata  all’età di 15 anni con la decapitazione per aver professato la propria fede cristiana.

Da notare una differente descrizione delle due chiese: lo Spano scrisse che la chiesa di Santa Margherita descrive un unico altare e la nicchia presente, mentre nel documento del Ministero la la chiesa di Santa Chiara presenta un’unica navata, ma con quattro cappelle laterali.

Le “due” chiese, comunque, subirono gravi danni durante i bombardamenti del 1943 e il Comune, seguendo il progetto di Gaetano Cima del 1858, cioè di “aprire” un passaggio dalla piazza Yenne verso gli ospedali e il Castello, abbatté, assieme agli edifici danneggiati, anche la chiesa di Santa Margherita descritta dal canonico Spano. La strada di collegamento è attualmente chiamata, appunto, via Santa Margherita.

 

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