Nel 1999 i  Quattro Mori diventano bandiera ufficiale della Regione Sardegna

 

 I Iquattro Mori erano diventati stemma della Sardegna il 19 Giugno del 1950, quando il primo Consiglio regionale, di fresca elezione, approvò l’ordine del giorno che li designava emblema dell’isola: ci fu un solo astenuto, il prof. Antonio Era, noto studioso sassarese di storia giuridica sarda.

 di Sergio Atzeni

Mercoledì 3 Marzo 1999,  L’assemblea regionale approvò la legge che istituisce la bandiera della regione Sardegna, la quale conterrà i Quattro Mori, inquartati in croce rossa su sfondo bianco, con la benda stringente la fronte e non più gli occhi.

Una modifica sostanziale di quello stemma tradizionale che per tanto tempo ha suscitato interrogativi, sia sulle origini, sia sul significato di quei personaggi bendati, favorendo numerose interpretazioni e teorie che però non hanno mai chiarito del tutto le giuste curiosità dei Sardi.

I quattro Mori erano diventati stemma della Sardegna il 19 Giugno del 1950, quando il primo Consiglio regionale, di fresca elezione, approvò l’ordine del giorno che li designava emblema dell’isola: ci fu un solo astenuto, il prof. Antonio Era, noto studioso sassarese di storia giuridica sarda. Il prof. Era sosteneva, e oggi sappiamo non a torto, che quell’emblema nonostante fosse considerato come autoctono, non rappresentava i quattro Giudicati in cui la Sardegna era divisa nel Medioevo, ma aveva origine e significato probabilmente diversi dalla opinione corrente di allora e quindi non sarebbe stato obbligatorio sceglierlo a rappresentare graficamente l’isola.

Lo studioso, non aveva niente contro quell’immagine, ma intendeva sottolineare che la sua provenienza non indigena e quindi il suo significato non legato a vicende locali, nonostante la tradizione, poteva indurre i consiglieri a scegliere altre alternative.

Ciò non fu condiviso dalla assemblea e,  dopo due anni da quella discussione, Il 5 giugno 1952, il Presidente della Repubblica ratificava con un decreto quella scelta ed i Quattro Mori diventavano ufficialmente stemma della regione. Quell’emblema era già stato adottato dal nascente Partito Sardo D’azione nel 1921 e appariva agli occhi dei Sardi ovvio che fosse rappresentativo dell’isola sia come regione che come nazione, a prescindere dalle origini lontane e significati diversi da quelli che per tanto tempo gli erano stati attribuiti.

Dal 1984, la studiosa Luisa d’Arienzo, si dedicò a studi e ricerche per cercare di far luce sulle origini di quei personaggi con la benda agli occhi, giungendo a risultati interessanti che diedero risposte soddisfacenti e accettabili sulla loro genesi.

Si scoprì che i quattro Mori, furono introdotti in Sardegna sotto forma di sigillo, dopo l’arrivo degli Aragonesi nel 1323,  apparvero in calce a bolle di concessione di privilegi con i personaggi, palesemente africani, dati i capelli crespi e  labbra grosse,  che non avevano però nessuna benda  sul capo.

Quel sigillo  era in uso nella corte aragonese fin dal 1281, quindi molto tempo prima della conquista della Sardegna,  utilizzato dal Re Pietro III che lo aveva adottato per primo. Le quattro teste potevano rappresentare i regni della penisola iberica che Pietro III ed i suoi predecessori avevano liberato dai musulmani ed incorporato nello stato di Aragona, raffigurate con la benda sulla fronte in segno di regalità in quanto simbolizzavano i re mori sconfitti che alcune volte venivano presentate  anche con la corona sul capo.

L’origine dello stemma è legato anche ad una leggenda, diffusa dall’italiano Luca Marineo meglio conosciuto come Lucio Marineo Siculo, nato nelle vicinanze di Catania nel 1460 e stabilitosi fin da giovanissimo nella penisola iberica. Egli sosteneva che nella  battaglia di Alcoraz, combattuta nel 1096 da Pietro I d’Aragona contro i musulmani, lo scontro durava da lungo tempo quando apparve un imponente cavaliere vestito di bianco con una croce fiammeggiante sul petto che terrorizzò i mori i quali si diedero a precipitosa fuga abbandonando sul terreno centinaia di morti.

Pietro I vinse così  la battaglia e mentre si aggirava sul campo tra i morti, trovò quattro teste decapitate e adornate  di corone tali da farle apparire come appartenenti a re sconfitti.

A ricordo di questo episodio miracoloso, il re d’Aragona, avrebbe inventato uno stemma contenente quattro teste, così come quelle ritrovate sul campo di battaglia, inserendole nella croce rossa che il misterioso personaggio, apparso durante lo scontro, aveva sul petto.

Una nascita dell’emblema alquanto fantasiosa e avvolta nell’alone della leggenda, ma rimane certo che i sovrani aragonesi lo adottarono forse per qualche motivo più terreno e più reale.

Nel XV secolo i Quattro mori divennero ufficialmente simbolo riconosciuto del Regno di Sardegna e furono impressi in varie monete e atti ufficiali, disegnati con la benda sulla fronte e così adottati più tardi  dai Savoia  che ne confermarono il significato di emblema dell’isola. Nel XIX secolo, apparve una versione dello stemma con i mori con la benda sugli occhi, sicuramente per cattiva impressione di stampa o per errore di riproduzione del modello originale.

Questa nuova iconografia favorì l’interpretazione, che  presto si diffuse e fu accettata , secondo la quale rappresentava la vittoria dei quattro Giudicati, in cui era divisa la Sardegna nel Medioevo, sui musulmani in occasione del tentativo di conquista nel 1015, quando assalirono l’isola guidati da Mugiahid, principe di Denia, meglio conosciuto come Museto.

Quel simbolo con i mori con gli occhi bendati, fu poi adottato, come già accennato, dal neonato partito Sardo d’Azione nel 1921 e così è giunto fino ai giorni nostri.

Ora dovremo abituarci alla nuova immagine  con i mori che assumeranno l’originale aspetto regale e si sussurra già che, potendo ora essi vedere la situazione sarda in quanto non più impediti dalla benda, impossibilitati ad intervenire per migliorarla,  scandalizzati chiederanno di essere di nuovo bendati sugli occhi.

 

 

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