Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Seui

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Seui è il più importante centro della Barbagia di Seulo. Situato a 800 metri sul livello del mare, si colloca geograficamente alle pendici del Gennargentu.

Seui conta circa 1.200 abitanti e confina con Esterzili, Seulo, Ulassai, Gairo, Arzana, Escalaplano e Perdasdefogu.

E’ possibile che il toponimo Seui sia da connettere con questi altri toponimi: Seuni o bixináu de Siúnis o ancora Seúnis Tutti potrebbero derivare dal gentilizio lat. Seunius (al vocativo) di un proprietario romano di una villa «fattoria o tenuta».

Altri toponimi, comunque, fanno derivare il nome da “Seuli” poichè pare che il paese di Seui sia stato fondato da pastori provenienti dal vicino Seulo. Secondo l’archeologo Giovanni Spano, invece, il nome di Seui deriverebbe invece dalla lingua fenicia col significato di “solitudine”.

Il suo esteso territorio si presenta variegato nelle forme vegetative che lo caratterizzano. Seui si mostra al visitatore nella sua cornice naturale con i connotati tipici di un paese di montagna immerso tra i caratteristici colori di una vegetazione che segna l’alternanza delle stagioni e che ne definisce l’aspetto in modo suggestivo.

Le prime attestazioni scritte del paese risalgono al XIV secolo sebbene il suo territorio fosse abitato sin dal III millennio A.C. come testimoniano numerose tracce e resti archeologici della civiltà prenuragica e nuragica (circoli tombali, tombe dei giganti, pozzi sacri e nuraghi).

Nel medioevo appartenne al giudicato di Cagliari e fece parte della curatoria di Seulo. Alla caduta del giudicato passò per breve tempo al giudicato di Gallura e in seguito sotto il diretto controllo della repubblica di Pisa.

Conquistata dagli aragonesi  nel 1324, fu dato in feudo a diverse famiglie, tra cui i Carroz, conti di Quirra. Nel 1604  fu incorporato nel ducato di Mandas, feudo prima dei Maza e poi dei Tellez-Giron di Alcantara, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Dell’antica storia di Seui si trova testimonianza nel Museo dell’arte e della civiltà contadina ospitato in una palazzina liberty che conserva intere collezioni di oggetti che consentono di ricostruire le fasi delle tradizionali attività del passato. Sono visibili anche le testimonianze dell’attività mineraria di antracite che ha avuto fino al 1963, anno di chiusura definitiva della miniera, una notevole rilevanza nello sviluppo socio-economico del paese.

La scoperta del giacimento viene attribuita ad Alberto La Marmora nel 1827 e iniziò ad essere sfruttata dal 1870.

I segni di questa attività in forme di archeologia si conservano nell’area di “Fundu e’ Corongiu”, dove si svolgeva l’attività estrattiva e la Laveria dove si provvedeva al lavaggio del carbone prima di essere caricato sui vagoni ferroviari.

Particolarmente interessante è anche la visita alla galleria civica, che propone una collezione di dipinti, in parte acquisiti mediante concorsi di pittura organizzati negli anni, in parte provenienti da donazioni private e la casa Farci in cui sono visitabili le sezioni dedicate allo scrittore e uomo politico Filiberto Farci, amico di Emilio Lussu e cofondatore del partito sardo d’azione.

Sono esposti anche gli abiti e gli oggetti della tradizione locale, legati al commercio e all’agricoltura, alla produzione del vino ed alla pastorizia, alle arti e ai mestieri, all’emigrazione: sono oggetti che testimoniano gli usi ed i costumi delle tradizioni popolari, nonché un legame intimo e profondo con un passato ricco di storia e di cultura.

A Seui è inoltre presente l’antico carcere spagnolo la cui particolarità deriva, oltre che dalla sua antica storia, dal contesto in cui è inserito. Infatti esso è posto nel centro storico del paese in una struttura che nel suo aspetto esteriore si confonde con gli edifici circostanti, ma che presenta al suo interno ambienti che in parte richiamano la tipologia della casa seuese e che per il resto propongono, nella forma originale, gli spazi propri di luogo di espiazione con annessa cella di tortura (de su pei in tippu): uno spaccato delle condizioni di vita carceraria del passato: è possibile visitare le stanze delle torture, gli ambienti comuni e di servizio, l’ampia cella maschile e quella femminile, le piccole celle di rigore.

In questo scenario naturale si trova la foresta di Montarbu che si estende tra i 550 mt. s.l.m. in località Rio Flumendosa e i 1324 mt. s.l.m. in località Monte Margiani Pubusa.

Al suo interno si possono ammirare boschi di leccio, roverella, sughera e di castagno puri; inoltre sono presenti esemplari di carpino nero, agrifoglio, tasso e numerose specie botaniche endemiche e di rilevante interesse naturalistico. Il parco è un’oasi di ripopolamento permanente di animali selvatici quali l’aquila reale, il cervo, il daino il muflone e i più comuni cinghiali.

Dal punto di vista altimetrico il territorio del parco varia dai circa trecento metri sopra il livello del mare del confine sud ai 1325 di Punta Margiani Pubusa al confine nord con il Flumendosa e il massiccio del Gennargentu.

Il Parco di Montarbu è fruibile dal punto di vista turistico e ricettivo, dal centro di accoglienza dell’Ente Foreste prendono avvio diversi percorsi naturalistici ed ecoturistici con differente grado di difficoltà con possibilità di accesso anche per i diversamente abili

Stradine e case in pietra gravitano attorno alla chiesa parrocchiale di santa Maria Maddalena, che ospita un fonte battesimale marmoreo con fregi (1644) e una ‘particolare’ statua in legno policromo della santa.

La settecentesca chiesa di san Giovanni Battista, invece, custodisce il carro che porta in processione la Madonna del Carmelo nella festa più sentita, a fine luglio. In onore del santo, a fine giugno, si tiene su Cardamponi (pranzo comunitario).

Famoso, durante la commemorazione dei defunti, è su Prugadoriu, ‘Halloween sarda’. Durante le  feste si possono gustare le prelibatezze di tradizione agropastorale: culurgionis, civargèddus, ceci, lardo e patate, pecora in cappotto, còrda e piselli, carni arrosto e formaggi.

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