Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – San Basilio

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

San Basilio (Santu ‘Asili ‘e Monti in sardo) è un comune della provincia del Sud Sardegna di circa 1200 abitanti e confina con Senorbì, Sant’Andrea Frius, Siurgus Donigala, Silius e San Nicolò Gerrei.

Il toponimo costituisce la traduzione italiana della denominazione sarda. L’agionimo Basíle, (B)Asíli deriva dal greco bizantino Básilis, letteralmente «reggio, regale».

Il nome sembra, comunque, discendere dal santo vescovo di Antiochia, a cui una comunità di monaci greco-bizantini, i basiliani appunto, intitolò intorno al IX-X secolo un sontuoso monastero.

Nel territorio sono presenti numerosissime fonti. San Basilio è stato un centro importante anche nel periodo nuragico: nelle campagne che circondano il paese vi sono resti di antiche città, come l’abitato romano di “Pranu Gennas (loc.)”. Vi sono, nel territorio circostante il paese, numerosi pozzi sacri, nel quale vi è presente anche dell’acqua. Il nuraghe più importante è Sa domu ‘e s’Orcu, chiamato così, probabilmente, per la sua maestosità.

Le terme a san Basilio assunsero un ruolo centrale in fase romana. L’edificazione di queste, si colloca non prima del II secolo d.C. La struttura nacque come piccola terma, che era formata dal frigidarium, tepidarium, calidarium e laconicum. Il complesso è formato da una camera centrale absidata, lunga otto metri e larga tre, con ingresso volto a sud, suddivisa a sua volta in tre vani. Il secondo ambiente è simile ad una casetta rettangolare con due ingressi, a sud e ad ovest, con gran parte del tetto crollato, in questo si può ancora notare un piccolo affresco raffigurante un cielo stellato. Il terzo ambiente, invece, conserva ancora il tetto, l’ingresso è volto ad ovest.

Nel medioevo era conosciuto con “Sanctu Basili de Montis”, che, in lingua sarda, è rimasto invariato. Il paese, in epoca giudicale, appartenne alla “Curatoria della Trexenta”, nel Giudicato di Cagliari. Alla caduta del giudicato passò sotto il dominio pisano e successivamente, intorno al 1324,  sotto quello aragonese. In epoca aragonese fu incorporato nella contea di Villasor, feudo degli Alagon. Trasformata la contea in marchesato, il paese entrò a far parte di quest’ultimo, feudo degli stessi Alagon. Il paese fu riscattato ai Da Silva Alagon, ultimi feudatari, nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Il territorio, prevalentemente montuoso, con spazi coltivabili e parti incolte destinate alla pastorizia, comprendeva alberi di leccio e sughero che fornivano legname per il fuoco e i forni; gli abitanti ne traevano profitto vendendolo nei paesi della Trexenta molto bisognosi di questa materia prima.

Gli olivastri assai diffusi, venivano innestati per favorire la produzione delle olive che assieme al frutto del lentischio, producevano l’olio per il fabbisogno. Diversi erano i pozzi d’acqua non potabile, mentre quella potabile veniva attinta da Calamata, poco distante dall’abitato. L’acqua migliore era la fonte di “Is mizisceddas”, acqua bevuta soprattutto dalle famiglie più agiate.

La cima più alta viene chiamata “Pitz’ ‘e Pranu”. A “Pitz’ ‘e Pranu” è presente un vastissimo parco pineta nel quale vi è la chiesetta dedicata a santa Barbara. Una leggenda vuole che il nome del paese venne dato dai monaci bizantini, seguaci di San Basilio Magno, arcivescovo di Cesarea, i quali riutilizzando le terme romane, costruirono un monastero.

L’agricoltura ha sempre avuto un ruolo di promo piano nella economia della zona, perché i terreni erano molto produttivi e i raccolti notevoli.

Alcune semine erano particolari. SI pensi al lino che veniva utilizzato per tessiture e confezioni di indumenti tra i quali, importanti da ricordare “is crazzonis de arroda” del costume maschile. La stoppa (cascame), “sa stuppa”, veniva conservata per la preparazione degli antichi rimedi (s’impiastu de s’ou cun sa stuppa) dagli operatori empirici.

Il territorio circostante montuoso è coperto di lecceti e querceti dove vivono grosse colonie di conigli, lepri e volpi e si fermano gli uccelli migratori, il sottobosco consente la raccolta del ”cordolino ‘e pezza” e ”cordolino ‘e murdegu”, mentre nelle aree più aperte sono diffusi i prataioli.

Ci troviamo per altro in una area di notevole importanza geologica, con presenze di fluorite e di fossili del Miocene. Nelle vicinanze del paese si trova la grotta di ”Ninni Piu”.

La chiesetta di santa Barbara, eretta nel vasto parco-pineta di Pitz’e e Pranu, dove, a inizio giugno, si celebra una processione in onore della patrona dei minatoriè una festa sentita per la passata attività estrattiva in un territorio ricco di fluorite e fossili e abitato almeno dal II millennio a.C., come testimoniano vari pozzi sacri e nuraghi, tra cui s’Omu de s’Orku.

I paesaggi sono impreziositi da boschi di lecci e querce con sottobosco ricco di pregiati funghi, tra cui la foresta di su Scruzzu, sorgenti, laghetti e cascatelle (di su Laccheddu e di Riu Conch ‘e Moi) e da sa Grutta de Ninni Piu.

Nel borgo sono custodite alcune tradizioni artigiane, da cui derivano pregiati tessuti lavorati col telaio antico e manufatti in legno.

La pastorizia è l’attività principale con produzione di formaggi e ricotta con metodi tradizionali. Anche carni ovine e caprine, pane, dolci, tra cui il rinomato torrone di mandorle sono prodotti tipici. A testimoniare la tradizione pastorale alcuni antichi ovili, uno addirittura risalente all’Ottocento e attivo fino agli anni Settanta del XX secolo, e la sagra della pecora, in programma in estate in concomitanza con la festa per san Giovanni battista, protettore dei pastori.

A inizio febbraio è tempo de sa cursa de sa pudda, competizione tra cavalieri sulla falsa riga della Sartiglia di Oristano.

Nella zona di “Pranu ‘e sanguni” a San Basilio è stato installato il Sardinia Radio Telescope (spesso abbreviato in SRT), un radiotelescopio che è il terzo strumento di questo tipo installato in Italia, nonché il più avanzato tecnologicamente e quello di maggiori dimensioni.

 

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