Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Allai

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Allai è un comune della provincia di Oristano di poco meno di 400 abitanti e si trova nella regione storica del Barigadu. Confina con Fordongianus,  Ruinas, Samugheo, Busachi, Siapiccia, Siamanna e Villaurbana.

Il toponimo ha due versioni: Massimo Pittau sostiene che in Sardegna la grande maggioranza dei toponimi deriva da altrettanti fitonimi o nomi di piante e quindi non sarebbe inverosimile che anche Allai sia da confrontare – non derivare – col fitonimo lat. alium, aleum, alleum, allius «aglio» (Allium triquetrum), quello selvatico.

Secondo il canonico Giovanni Spano il territorio del paese fu abitato dalla preistoria come dimostra la presenza di numerosi nuraghi, tombe dei giganti e menhir. Dai ritrovamenti archeologici nel suo territorio potrebbe essere stato un insediamento punico e lo stesso nome  potrebbe essere derivato dal vocabolo fenicio Allal: valle, sito circondato, luogo umido.

In epoca romana era un punto di passaggio tra Forum Traiani (l’odierna Fordongianus) e l’interno, resta del periodo un Ponte Romano (Ponti Ecciu) in trachite rossa locale, a poche centinaia di metri dall’abitato. Il ponte venne poi restaurato nel periodo giudicale nel 1157 regnante il giudice dell’Arborea Barisone I di Lacon-Serra.

Sulle colline intorno ad Allai sorgevano in periodo giudicale i villaggi di Loddu e di Barbagiana oltre a un’altro sul Pranu Ollisa, poi abbandonati, con le popolazioni probabilmente confluite ad Allai.

L’Angius scrive che ”l’antico paese di Barbaggiana, che tra i sei, che questo partito di Barigadu conta distrutti, fu l’ultimo ad essere deserto, e dicesi per antica tradizione, che tutti gli arredi sacri in argenteria, che possiede la parrocchiale di Allai, fossero di questa popolazione”.

Nella chiesetta intitolata alla Madonna del Rimedio, alla periferia del paese, è conservata una madonna lignea proveniente dalla chiesetta di Loddu.

Allai sorge nella valle del rio Massari, circondato da colline ricoperte da verde mediterraneo – corbezzoli, lecci, lentischi e mirti – ai piedi del monte Grighine, sulla cui cima si può godere del panorama su giare, Montiferru e Gennargentu.

Il centro storico è caratterizzato da case a corte in pietra scura, abbellite da colorati murales. Sorgono attorno alla parrocchiale dello Spirito santo, realizzata in stile gotico-catalano a cavallo tra XVI e XVII secolo: un’unica navata, scandita da archi a sesto acuto, lungo cui si affacciano varie cappelle. In quella maggiore, voltata a crociera, è conservata un’acquasantiera dell’XI secolo. Ha subito vari rifacimenti: dell’impianto originario sono portale, rosone e parte dell’interno.

La chiesa dello Spirito Santo conserva al suo interno notevoli arredi sacri, tra i quali un turibolo d’argento e una navicella, entrambi databili al 1500. Molto interessanti sono anche due piatti dorati, utilizzati sia per la questua sia come strumenti musicali durante i riti della settimana santa. Tra gli arredi sacri spiccano inoltre un importante Cristo alla deposizione dalla croce (sec XVII); una croce in argento rossiccio (sec. XVI); una statuina delle anime del purgatorio e un’acquasantiera risalente al periodo giudicale.

L’economia si basa sulle tradizionali attività della pastorizia e dell’agricoltura, nonostante i terreni scoscesi. Di rilievo la produzione di frumento e di vino.

L’artigianato occupa un posto di primo piano nella tradizione locale, in particolare la lavorazione de iscannos, sedie ricavate dall’intreccio del giunco. Interessante da visitare la casa sull’albero, realizzata completamente in legno.

A poche centinaia di metri all’abitato si possono visitare i resti di un ponte sul rio Massari di epoca romana: su ponti ecciu, che era passaggio obbligato da Forum Traiani (Fordongianus) verso l’interno. Restaurato in età giudicale, il ponte rimase in uso per due millenni, sino a inizio XX secolo, quando sorse su ponte nou.

Nel sito di Pranu Orisa è stato scoperto un cospicuo e multiforme gruppo di menhir, tra i più significativi dell’Isola. Le perdas fittas (in sardo) sono in gran parte di trachite, alcuni di arenaria bianca, altri in porfirite scura. Fanno riferimento a tre tipologie: a sagoma ogivale e sezione piano convessa, a pilastrino stretto assottigliato verso l’alto e di dimensioni miniaturistiche. Gli aspetti figurativi presentano lo schema facciale a T con sopracciglia ricurve e allungate e nasi triangolari, e una cornice in rilievo a U rovescia disposta nella parte centrale della statua. Spesso essa racchiude dentro un elemento geometrico in rilievo recante segmenti incisi. Tre di questi menhir di Allai sono in mostra al museo della statuaria preistorica in Sardegna di Laconi, che ospita in tutto una collezione di 40 monoliti, alcuni giganti, che documentano lo sviluppo tipologico delle statue antropomorfe nel III millennio a.C. Nella stessa area delle monumentali pietre, datate fra Neolitico recente ed Eneolitico (3200-1800 a.C.) ci sono anche i resti di uno dei tanti monumenti preistorici dell’età del Bronzo: il nuraghe monotorre sa Pala ‘e sa cresia, realizzato con blocchi di trachite.