“Una strada, un Personaggio,  Una storia”: Cagliari – via Giovanni Siotto Pintor

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna e Italiana tramite la loro biografia

di Sergio Atzeni

La prima traversa di via Azuni, a due passi dalla chiesa di San Michele, è dedicata a Giovanni Siotto Pintor, magistrato scrittore e uomo politico.
Siotto Pintor nasce a Cagliari nel 1805, in anni in cui la città e la Sardegna intera sono colpite da una grave crisi economica e nel capoluogo risiedono i Savoia scacciati dal Piemonte dalla furia napoleonica.

Portato per gli studi, a soli 19 anni si laurea in utroque e si dedica all’attività forense, nel 1830 inizia la carriera di magistrato e dopo soli 5 anni è già giudice della Reale Udienza.
Giovanni Siotto Pintor si impegna fin da giovane in politica e in quel periodo simpatizza per le idee di Vincenzo Gioberti e prende parte nel 1847 ai moti per la “fusione” del regno di Sardegna col Piemonte.
Nel 1848 viene eletto deputato nel nuovo parlamento subalpino e preme per l’abolizione del sistema feudale presentando con Giovani Battista Tuveri un progetto per le liquidazioni dei “baroni” e per l’abolizione delle compagnie barracellari.

Nel 1861 ottiene la nomina a senatore forse per la sua ineccepibile attività di magistrato.
In quello stesso anno, per il suo impegno e per la sua indiscussa professionalità, diventa Consigliere di Cassazione a Milano, carica che tiene fino al 1870 quando è collocato a riposo con il titolo di Presidente di Cassazione.

Nella “camera alta” dell’Italia unita è ammirato e stimato per la sua arte oratoria brillante e pungente, per la sua preparazione e la coerenza con i suoi interventi in aula che si distinguono per la chiarezza e la logica che gli fanno guadagnare l’ammirazione di importanti personaggi come Manno, Crispi e Rattazzi.
La sua posizione cattolica-moderata e per un verso conservatrice dell’età giovanile si trasforma in età matura in progressista perché aspira a un rinnovamento della chiesa e a un ridimensionamento del potere papale avvicinandosi così alle idee di Ratazzi e all’area del centro sinistra.

Anche la sua posizione del 1847 di fautore della “fusione” muta col tempo perché sposa l’idea di un’autonomia dell’isola.
Nonostante gli impegni a livello nazionale ha un occhio di riguardo per i problemi della sua Sardegna e spesso entra in polemica con esponenti politici isolani conservatori dell’area di governo ma anche con quelli di ispirazione democratica come l’Asproni.

Il suo carattere fiero e leale viene fuori quando nel 1873, dopo una vibrante polemica col ministro Castagnola, si dimette da senatore.
Vasta la sua produzione come scrittore che vanta numerosi articoli giornalistici, saggi, opere storiche e letterarie.
Di particolare importanza la “Storia della letteratura di Sardegna” del 1843-1844 che in nove volumi elenca e critica la produzione letteraria dei sardi e menziona le opere che parlano della Sardegna.

Notevole anche la “Storia civile dei popoli sardi” del 1877 dove Siotto Pintor riassume la storia sarda con le principali vicende che vanno dal 1800 al 1850 e dove fa il dietro-front sulla sua idea giovanile di “fusione” e auspica per la Sardegna un sistema di autonomia inserita nell’ambito della raggiunta unità italiana.
Nel 1875, dopo la sua collocazione a riposo da magistrato, si trasferisce definitivamente a Torino dove muore nel 1882.

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