Report Regionale su economia, imprese e territori

Il Rapporto, realizzato nell’ambito del Progetto SISPRINT – finanziato a valere sul PON Governance e Capacità istituzionale – analizza le tendenze e gli assetti socio economici della regione Sardegna

di Antonio Tore

L’economia sarda, a tutto il 2017, fronteggia un ciclo economico sfavorevole, proseguendo nella recessione mentre il resto dell’economia nazionale vede i primi segnali di ripresa. Solo nel 2018, dal Registro Imprese sembrano emergere i primi elementi di una sia pur timida inversione del ciclo: crescita del numero di imprese e lieve riduzione di quelle in crisi/scioglimento o liquidazione1. Inversione del ciclo, peraltro, non omogenea: il mondo della piccola impresa e dell’artigianato continua a soffrire una crisi strutturale, mentre il sistema produttivo cambia pelle, con la selezione darwiniana indotta dalla crisi che rafforza le imprese più grandi, patrimonializzate e strutturate in forma di società di capitali2.

Dal punto di vista settoriale, mentre agricoltura e manifatturiero continuano a soffrire (quest’ultimo ancora alle prese con grandi crisi, quale quella della ex Alcoa) e l’edilizia stenta a ripartire, il turismo appare essere il motore più brillante dell’economia regionale, ma il settore deve affrontare alcuni nodi strutturali: segnatamente, una più accentuata destagionalizzazione dei flussi, puntando maggiormente sui pacchetti di offerta culturale e storico/artistica, molto poco valorizzati, fuori dal polo urbano di Cagliari, ed una più decisa azione di attrazione su alcuni mercati, quale quello cinese.

Il sistema produttivo sardo soffre ancora un gap di competitività, che si riflette nella inadeguata presenza sui mercati extraregionali, presenza che va curata puntando maggiormente sull’innovazione tecnologica di mercato, ovvero quella svolta dalle imprese, non più soltanto mirando ad accrescere gli investimenti pubblici in ricerca ed in infrastrutture e servizi di supporto all’innovazione, ma impiegando il soggetto pubblico quale cliente evoluto per le imprese innovative, stimolando un ispessimento del tessuto delle spin off e start up innovative (anche dando più respiro all’imprenditoria giovanile, che ancora non riesce a sviluppare un potenziale atto a ridurre il grave problema della disoccupazione dei giovani ad alto titolo di studio) e introducendo, anche con strumenti come lo scouting tecnologico, maggiore cultura innovativa nelle imprese (utilizzando ad esempio contratti di rete per stimolare l’innovazione partenariale delle PMI, individualmente non in grado di investire in gradi progetti).

Viceversa, e nonostante gli effetti distruttivi della crisi, il tessuto sociale regionale è ancora in grado di produrre capitale sociale e solidarietà, il modello imprenditoriale endogeno della piccola impresa è basato su una cultura della mutua solidarietà fra lavoro e proprietà d’impresa, e tali aspetti sono fattori di competitività del territorio, da tutelare con specifiche politiche (ad es. incentivi per l’attuazione di sistemi di welfare aziendale o per la certificazione sociale d’impresa, sperimentazioni di compartecipazione agli utili dei lavoratori, ecc.) anche nell’ottica d interventi di attrazione di investimenti esterni.

La Sardegna non ha un posizionamento complessivamente favorevole fra le regioni europee, in particolare per fattori demografici di invecchiamento e perdita di consistenza della sua popolazione (in cui la presenza di immigrati è peraltro relativamente debole), per elementi di competitività e di tenuta del mercato del lavoro e per livelli di benessere non ottimali. E’ chiaro che la regione deve cercare di accrescere il suo ranking europeo, che di seguito, sinteticamente, si illustra in una matrice di posizionamento, tramite un focus sui fattori dello sviluppo, per la cui analisi si fornisce altresì uno specchio sintetico.

Di seguito i report riepilogativi

Sintesi Report regionale Sardegna-convertito