Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Asuni

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Asuni è un comune di poco più di 300 abitanti della provincia di Oristano e confina con Senis, Villa Sant’Antonio, Ruinas, Samugheo e Laconi. Il suo territorio, che chiude l’Alta Marmilla, confina a nord con il Mandrolisai e ad est con il Sarcidano.

Asuni è spesse volte citato, oltre che come Asune, Asuni, anche come Asone, Assone. Lo studioso Massimo Pittau, nella considerazione  che esistono nella Sardegna centro-orientale i cognomi Asoni ed Asuni  afferma che il toponimo può richiamare il gentilizio latino Asonius, come quello di un probabile proprietario romano di una villa «tenuta» o di un «predio», secondo la regolare forma vocativa del gentilizio.

Secondo un’altra interpretazione,  il nome di Asuni deriverebbe dal fenicio asu = paese di levante, mentre per altri da Castrum Jasonis = “Castello di Giasone”.

Di quest’ultimo si parla in un articolo di Raimondo Bonu: «In una obbligazione legale del 7 febbraio 1189 verso il Comune di Genova il giudice Pietro I d’Arborea conferma di pagare i debiti del proprio padre Barisone dicendo: ‘Dabo castrum Ausonis in pignore’. Da un documento dello stesso anno risulta che i genovesi lasciavano al giudice ‘Castrum Ausonis’ per cui Pietro I promette di pagare 80 lire fino a saldare l’intero debito».

Asuni sorge su un pianoro trachitico a 233 metri slm. Il territorio è racchiuso tra le valli del Rio Araxisi e dei suoi principali affluenti: il Rio Bidissàriu ad est e il Flumini Imbessu ad ovest.

La quota massima, 589 m slm, viene raggiunta sul Monte Ualla; la cima più elevata della montagna, P.ta Modighina, si trova in territorio di Laconi e raggiunge i 595 m slm. La quota minima viene raggiunta alla confluenza Rio Araxisi – Flumini Imbessu, al confine con Ruinas e Samugheo, a 82 m slm.

Le rocce più importanti dal punto di vista paesaggistico sono i marmi, dei quali si citano il marmo rosa di Asuni e quello grigio cipollino. Dal punto di vista strettamente petrografico, si tratta degli unici marmi presenti nel territorio sardo.

Altra roccia importante, utilizzata anche nell’edificazione del centro abitato, è la trachite.

Un’economia che è andata modificandosi e che ha visto il suo momento di maggiore ricchezza quando a Monte Valla venne scoperto un minerale molto ricco d’argento. Per diversi anni una compagnia estera sfruttò il giacimento, utilizzando molti asunesi e diffondendo il nome del paese.

Tanto era pregiato il minerale che in una esposizione generale a Parigi fu premiato proprio per la ricchezza del metallo in esso ritrovato. Il momento “magico” di Asuni durò fino agli anni Sessanta del Novecento. Fino a che il giacimento non perse la sua ricchezza e finì per essere abbandonato.

Oggi il visitatore può osservare i resti della miniera e la sua ferrovia semidistrutta ai piedi del ruscello che attraversa la campagna di Monte Valla. La sua imboccatura è il regno del pipistrello e del barbagianni, che spesso e volentieri si confonde con la pernice e la tortora che qui nidificano e ne fanno uno dei luoghi più frequentati dai cacciatori.

Il 40% del territorio è boscoso, con varie tipologie di associazioni floristiche dove predominano leccetae macchia mediterranea a lentisco e olivastro. Formazioni isolate sono poi costituite dalla sugheretae da querce del gruppo Roverella, con bellissimo nucleo relitto sulla cima del Monte Ualla. La lecceta è stata utilizzata in passato dai carbonai per la lavorazione del  carbone vegetale.

La maggior parte del territorio, attualmente, è adibito alle colture foraggere finalizzate all’allevamento, e al pascolo brado. Altre colture, principalmente per uso familiare, sono i vigneti e gli oliveti.

Anche la pesca trova ad Asuni il suo luogo ideale grazie ai tre ruscelli e alle numerose sorgenti perenni che si trovano nelle campagne. È il regno della trota e dell’anguilla, che gli asunesi catturano ai primi temporali primaverili. Da tempo gli abitanti chiedono una valorizzazione di queste acque per sfruttarle a fini turistici unitamente alle presenze archeologiche che il territorio presenta.

 

Notevole interesse ricopre l’aspetto faunistico, grazie, ad esempio, ad un animaletto endemico: il geotritone (Speleomantes imperialis), osservabile nelle grotte dell’area carsica di Monte Ualla e Castel Medusa. In generale, però, il territorio è dominato dai cinghiali e, in misura minore, da volpi, lepri e conigli selvatici. Più raramente si possono notare la Poiana, il Gheppio, il Corvo imperiale e, sul Monte Ualla, l’aquila reale, nuovamente stanziale da una decina d’anni.

L’area fu abitata già nel Neolitico, testimoniato dalla presenza sul territorio dei Nuraghi Casteddu e San Giovanni, nonché delle Domus de Janas di Burdaga, Carupixidu, Sa rutta, Ebras noas, S’utture is Xorrus.

 Di notevole interesse anche le caverne sepolcrali, chiamate dagli asunesi forreddus, “fornelli”. Su queste caverne si sono create tante leggende che ancora incantano i bambini.

Di certo, invece, su Asuni si sa che il paese è stato abitato fin dal tempo romano. Il riscontro è stato dato dai ritrovamenti di cippi e iscrizioni romane: importanti reperti che adesso si trovano catalogati nei diversi musei sardi.

Al confine tra Asuni e Samugheo si trova il castello di Medusa, del periodo bizantino. I samughesi rivendicano la paternità del castello, posto alla confluenza di due ruscelli e soltanto di recente reso accessibile grazie alla costruzione di una strada.

Nella zona, si trova la chiesa di San Daniele, che pare sia stata necropoli romana. Il La Marmora trasferì al museo di Torino una grossa lastra di marmo che riporta il nome di Giustiniano e l’anno quinto del suo impero. Da ciò si può anche dedurre che il castello è di origine bizantina e che la sua costruzione si può fare risalire al 532 dell’era cristiana.

Nel medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Valenza. Alla caduta del giudicato, passò sotto il dominio aragonese e divenne un feudo. Nel 1759 formò una contea insieme con Nureci, concessa al mercante marsigliese Guglielmo Touffani, che ne aveva comprato il territorio e che acquisì il titolo di conte di Nureci e di Asuni. Il paese venne riscattato ai Touffani nel 1839 con la soppressione del sistema feudale, e divenne un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.