Mariano IV d’Arborea, padre di Eleonora, lottò per  unificare il Regno di Sardegna

Nonostante la sua “Ibericità” pian piano si staccò da quella influenza, forse mosso dal disegno di unificare l’isola sotto il suo dominio. Già i Doria nel 1347 si ribellarono agli aragonesi e dopo una vittoria ad Aidu De Turdu presso Bonorva non seppero approfittarne

 di Sergio Atzeni

Mariano IV – Bas-Serra  (1347-1376),   di cultura catalana, avendo vissuto per molti anni a Barcellona, dove sposò la nobile Timbora Rocaberti da cui ebbe tre figli: Ugone, Eleonora e Beatrice.

Gli aragonesi lo nominarono Conte del Goceano e Signore della Marmilla cioè di territori che formalmente appartenevano al Regno di Sardegna e quindi agli stessi aragonesi.

Visse appunto nel castello del Goceano insieme alla famiglia, al suo ritorno nell’isola dopo la permanenza a Barcellona.

Fu uomo di grande cultura e sagacia politica dispensando onori ma anche terribili punizioni, ebbe dalla sua parte la conoscenza profonda degli aragonesi e del loro modo di pensare che gli furono utili in ogni frangente.

Nonostante la sua “Ibericità” pian piano si staccò da quella influenza, forse mosso dal disegno di unificare l’isola sotto il suo dominio. Già i Doria nel 1347 si ribellarono agli aragonesi e dopo una vittoria ad Aidu De Turdu presso Bonorva non seppero approfittarne; questo evento può aver fatto intuire agli arborensi che gli aragonesi potessero essere sconfitti dall’esercito giudicale ben motivato e conoscitore dei territori.

Mariano IV invase il sud dell’isola accolto dalla popolazione a braccia aperte, catturò Gherardo Della Gherardesca, alleato e vassallo degli aragonesi e si diresse verso Castel di Cagliari per assalirlo, ma fu costretto a ritirarsi forse per far riposare il proprio esercito non pronto ad un lungo assedio della rocca calaritana e perché minacciato dal contingente iberico che, avanzando dall’interno, riportò piccole vittorie in scontri tra avanguardie.

Nel Nord dell’isola gli arborensi, alleati con i Doria, riuscirono a conquistare Alghero ed a minacciare nel 1354 Sassari con un assedio che sarebbe risultato disastroso per la città senza possibilità di rifornirsi dall’esterno.

Gli aragonesi furono costretti a formare un corpo di spedizione ed inviarlo nell’isola, prima che i sardi spinti dalle vittorie arborensi si ribellassero.

Il Re in persona, Pietro il Cerimonioso arrivò nell’isola al comando del contingente Iberico, che sbarcò nel Nulauro.

Mariano IV evitò di affrontare il nemico in battaglie decisive, forse lo fiaccò con attacchi di sorpresa e con imboscate impedendo l’arrivo di rifornimenti dal Sud dell’isola. lla fine si arrivò nel 1355 alla pace di Sanluri che favorì gli arborensi che rinunciarono solo ad Alghero.

Ci furono 10 anni di pace spesi da Mariano IV per rinforzare il suo trono ed il suo esercito godendo di una vasta popolarità, grazie alle buone condizioni economiche dello stato.

Si impegnò a raccogliere tutte le leggi, tramandate solo oralmente, in un organico testo scritto che fosse alla base del nuovo ordinamento giuridico che stava lentamente prendendo corpo. Dopo 11 anni, nel 1365, il sovrano riprese la guerra contro gli aragonesi, persuaso del consenso dei sardi, vessati e sfruttati dagli iberici, che era certo lo avrebbero accolto come un liberatore.

La sua sagacia politica lo portò a chiedere “L’imprimatur” al Pontefice Urbano III che lo autorizzò alla guerra.

In breve tutta la Sardegna diventò arborense, mentre agli aragonesi rimasero solo Castel di Cagliari, Alghero e Sassari. La Sardegna sembrava poter diventare un unico regno sotto una casata locale, ma Pietro III di Aragona, timoroso per il futuro dell’isola, armò una potente flotta con a bordo un poderoso esercito al comando di Pietro De Luna che però fu sconfitto mentre cercava di impossessarsi di Oristano.

Nel 1368 gli arborensi fulmineamente dirigendosi verso Sassari la conquistarono mettendo in crisi l’apparato aragonese ed ipotecando il futuro dell’isola. Forse mentre preparava il colpo di grazia per gli aragonesi, nel 1376 Mariano IV morì lasciando il suo sogno nel cassetto delle incompiute e la Corona De Logu intronizzò il figlio Ugone.

 

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