Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via dei Carroz

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia

di Annalisa Pirastu

Via dei Carroz corre parallela all’asse mediano di scorrimento che si immette della rotonda che porta a Pirri.

Carroz furono un antico casato nobile di stirpe germanica che proveniva originariamente da Valencia.

Francesco Carroz volendo provare il suo valore e ampliare i suoi possedimenti, partì con i suoi quattro figli,Francesco, Berengario, Giacomo e Nicolò in direzione dell’isola di Sardegna con una flotta di venti galere che operava sotto le insegne di Giacomo II il Giusto. I Carroz acquisirono estesi feudi e conseguenti titoli nobiliari nell’isola.

Nel 1363 Pietro IV il Cerimonioso  conferì a Berengario II Carroz il titolo di conte di Quirra. Lo nominò, inoltre governatore del Capo di Cagliari e capitano dell’esercito dell’isola. Nicolò Carroz d’Arborea venne insignito della carica di  Vicerè di Sardegna come rappresentante della corona d’Aragona. Nel 1325, il casato dei Carroz entrò in possesso del castello d’Ogliastra e, nel 1349 conquistarono il castello di Quirra. L’influenza e il potere dei Carroz furono forti su vasti  territori dell’isola. Diversamente da molti altri casati, i Carroz decisero di risiedere stabilmente in Sardegna e questo procurò loro un potere enorme potenziato dalla ricchezza che derivava dalle rendite e dall’amicizia con i sovrani spagnoli.

I Carroz col tempo si divisero in due rami. Il ramo principale, quello di Berengario II si insediò stabilmente nel castello di San Michele a Cagliari. Il ramo cadetto che faceva capo a Giacomo, con l’appellativo di Carroz d’Arborea, si insediò in città.

L’ultima erede della famiglia Carroz fu Violante II.  Nata nel 1456 da Violante de Centelles e dal conte e vicerè Giacomo, la giovane dovette succedere al padre ad appena a tredici anni a causa della sua morte. Il feudo su cui si estendevano i poteri e le prerogative della nobile era diventato  il più importante della Sardegna dopo la cessazione del giudicato d’Arborea. I territori sotto la tutela di Violante II comprendevano il Sarrabus, la baronia di San Michele, la Marmilla e l’Ogliastra.

Violante II salì al potere sotto la tutela di Niccolò Carroz d’Arborea suo zio del ramo cadetto. Il caso di Violante II era il secondo episodio di successione al femminile dopo quello della stessa bisavola, Violante I, nata nel 1372 e morta nel1408, figlia di Berengario II del ramo principale.

Il tutore diede in sposa Violante II all’erede Dalmazzo che, morì nel 1478. La contessa sposò allora Filippo de Castre-So, che scomparve in giovane età. Nel 1481 un anno prima della morte del marito Violante si recò a Barcellona con i due figli, anch’essi destinati a morte prematura, e ritornò in Sardegna quindici anni dopo. Nell’isola abitava alternativamente al castello di S. Michele al palazzo cittadino di Cagliari, ad Ales o nel trecentesco castello di Quirra, che pare fosse la sua dimora preferita.

La donna non ebbe vita facile per le continue liti patrimoniali con gli altri rami del casato. Scomparsi oltre ai mariti i due figli, Violante si trovò a combattere anche per le sepolture dei familiari nella chiesa Cagliaritana  di S. Francesco di Stampace. Oltre alle spoglie della sua famiglia la chiesa ospitava i resti dell’altro ramo, cioè dei Carroz d’Arborea. Questi posero i loro emblemi gentilizi anche sulle tombe dei genitori, del primo marito e dei figli della contessa di Quirra. Violante si recò a Barcellona affinchè il re l’aiutasse ad avere giustizia. Redasse un testamento in cui, senza eredi, lasciava la contea e il patrimonio al nipote Guglielmo Centelles, figlio di Luigi e della sorella naturale Toda e dichiarò di voler essere sepolta accanto al figlio Filippo.

Rientrò a Quirra nel 1508 e fece impiccare e ciondolare dalla torre, il curato di Bonarsili: Giovanni Castanja, colpevole secondo una delle versioni storiche di aver informato il presule Alerese della  sua relazione con il diplomatico  Berengario Bertran. Secondo un’altra versione il confessore della contessa si oppose alla celebrazione del matrimonio con il suo amante.

Violante fu scomunicata dal vescovo di Ales e posta agli arresti domiciliari a Cagliari o, secondo un’altra versione, la donna si rifugiò in una stanza del convento di S. Francesco, per espiare la sua colpa. Il delitto suscitò il disgusto del popolo che non aveva mai amato la nobildonna sia per invidia della sua bellezza e ricchezza, sia perché era una donna al comando.Violante II morì nel 1511 a 42 anni e la sua tomba fu posta all’esterno della chiesa di S. Francesco di Stampace come punizione per il suo operato.

La leggenda vuole che a notte tarda alcuni abitanti del Corso siano svegliati da sospiri, da pianti, da bicchieri che cadono e voci dentro le loro case, attribuibili alla contessa. Si dice che Violante renda l’aria gelida e mandi in frantumi bicchieri e vetri, a testimonianza di una vita travagliata che non trova pace neanche dopo la morte.

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