Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Bauladu

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Bauladu è un comune di circa 700 abitanti della provincia di Oristano e sorge ai piedi di una collina di origine vulcanica.

Il nome Bauladu, in sardo “guado ampio”, ha un’etimologia latina: “Vadum” (guado) e “Latum” (ampio/largo), che si riferisce probabilmente al Rio Cispiri che ne attraversa il territorio e una volta unitosi al riu Mare Foghe, sbocca nello stagno di Cabras. In quest’area c’è un grande parco naturalistico, con rettili rari, il colubro di Esculapio e quello sardo.

La zona era già abitata in epoca nuragica e romana; nel Medioevo appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Milis. Nel XII secolo i giudici arborensi donarono la villa alla comunità dei camaldolesi di Bonarcado. Alla caduta del giudicato, nel 1410, fu incluso nel Marchesato di Oristano e dal 1478 passò sotto il dominio aragonese. Nel 1767 fu incorporato nel marchesato d’Arcais, feudo dei Nurra, ai quali fu riscattato nel 1839.

Nel 1927 il comune perse la sua autonomia e fu aggregato come frazione a Milis; recuperò poi l’autonomia nel 1946.

La presenza umana nel territorio è documentata da età nuragica con le tombe di Giganti di Muraguada, edificate con blocchi basaltici e ingresso rettangolare, e il nuraghe Crabia, in ottimo stato di conservazione, con tholos (copertura a falsa cupola) e presenta una doppia scala ricavata nell’intramurale.

Il Crabia si colloca in prossimità di alcuni fiumiciattoli che hanno la caratteristica di essere, quasi, protetti  da svariate decine di nuraghi. La presenza dei nuraghi lungo i corsi d’acqua più importanti è un fatto piuttosto usuale, ma nel caso di Bauladu è interessante osservare che tali strutture si diradano o spariscono del tutto in prossimità delle aree pianeggianti prospicienti gli sbocchi a mare, forse a causa di opere di spietramento e utilizzo dei massi.

Il nuraghe è collocato al centro di una specie di  “reticolo” ordinato composto da svariate decine di allineamenti virtuali che uniscono gruppi di nuraghi mai inferiori a tre, a conferma dell’esistenza di un sistema di pianificazione territoriale.

Un altro  nuraghe presente nella zona è quello chiamato  Lugherras la cui denominazione deriverebbe dal gran numero di lanterne rinvenute nella struttura, lanterne attribuite ad un periodo storico successivo quello nuragico.

Anche il Nuraghe Battizzones sarebbe stato degno di menzione se non fosse che è praticamente distrutto da cedimenti.

A poca distanza della SS 131 è presente una tomba dei giganti, chiamata Mura Cuada, in cui esiste una  sepoltura è del tipo “a filari”, delimitato all’esterno da file di blocchi di basalto di diverse dimensioni.  La toma risale al periodo del bronzo medio-bronzo recente.

L’esedra è costituita da filari di pietre ben lavorate di grandezza decrescente verso l’alto. Subito dopo l’ingresso è presente un piccolo corridoio (“dromos”) delimitato da due massi. Questo separava l’area cimiteriale da quella sepolcrale. La camera funeraria, di pianta rettangolare, è chiusa posteriormente da un lastrone cui si sovrappongono pietre di dimensioni minori.

Bauladu si estende sulle pendici collinari dell’altopiano basaltico di Abbasanta, delimitato a nord dai contrafforti del Montiferru e a sud dalla pianure dell’alto Campidano, una zona ricca di sorgenti e molto fertile. Si basa essenzialmente su una florida agricoltura, praticata nella parte pianeggiante del territorio, mentre la parte collinare è destinata al pascolo.

La tradizione indica in Santa Barbara de Turre il più antico insediamento di Bauladu, abbandonato in seguito a un’epidemia. Gli abitanti scampati alla peste, passarono sotto la protezione dei camaldolesi, fondatori delle chiese di san Lorenzo e di san Gregorio. Il villaggio divenne un importante villa monastica sotto il giudicato d’Arborea.

Il suo sviluppo è legato soprattutto alla grande abbazia di santa Maria di Bonarcado. Le due chiese medioevali sono tutt’oggi le principali del paese, oltre che le più antiche. La parrocchiale di san Gregorio Magno è nel centro storico: il primo impianto romanico risale al XIII secolo, così come la sua facciata in pietre a vista. Ristrutturata nel XVIII secolo, conserva all’interno di una cappella la scultura lignea della Madonna col Bambino, dorata e policroma, attribuita a un intagliatore di scuola napoletana del 1600. La chiesa di san Lorenzo, precedente alla parrocchiale, è immersa nel verde di un giardino.

Tra le feste religiose spiccano le celebrazioni di santa Vittoria (metà maggio), con accensione di un grande falò, e di san Giovanni Battista (fine giugno). Alla processione in onore del santo partecipano donne e uomini in abiti tradizionali (quello femminile è di colore rosso) e cavalieri, che poi si sfidano in giostre e prove d’abilità. Il pranzo è a base di pecora bollita e vino locale. La festa si svolge in concomitanza con la sagra della pecora e del formaggio, a conferma della tradizione agropastorale.

 

 

 

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