Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Bidonì

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua natura, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore  

Bidonì è uno dei borghi più piccoli della Sardegna e conta circa 150 abitanti.  Sorge nei pressi del Lago Omodeo e fa parte della comunità ospitale Domos Rujas, insieme al borgo autentico di Sorradile (Or).

Situato nella regione storica del Barigadu, parola di origine latina che sta per “valicare” per  posizione centrale e di passaggio.

L’origine del nome, pur se incerta, sembra sia data dall’unione di due parole fenicie: “beth” che significa paese, “onì” che significa fonte, per indicare la zona particolarmente ricca di acque fin dall’antichità.

Il territorio di Bidonì è disseminato di antichi resti risalenti al periodo pre-nuragico e nuragico che testimoniano le sue antiche origini e la presenza dell’uomo fin da tempi remoti. Il ritrovamento di un tempio dedicato a Giove su un colle all’ingresso del centro abitato indica il passaggio del popolo Romano sul territorio.

Il territorio circostante fu abitato da molto prima, come testimoniano le domus de Janas di Pera Pintore, il nuraghe Bentosu e i resti di un insediamento nuragico sommerso nelle profondità del lago.

I primi documenti che attestano l’esistenza del villaggio risalgono al 1157 quando il paese venne dato in dono da Barisone, Giudice di Arborea, come pegno d’amore alla sua sposa Agalbursa. Durante il Medioevo passò sotto la giurisdizione della curatoria di Parte Guilcer, sino alla conquista aragonese. Durante la dominazione spagnola venne controllato della famiglia De Ligia.

Dal XVI al XVII secolo, a causa di numerose carestie e pestilenze, l’area si spopolò notevolmente e nel XVIII secolo divenne prima marchesato della famiglia Todde e poi passò alla famiglia Pes, fino all’abolizione del feudalesimo nel 1839.

Il paese è composto da strade acciottolate, antiche case in trachite, la pietra rossa locale, e monumenti che raccontano una storia antica.

La chiesa romanica di San Pietro, situata all’interno del cimitero, risale al 1200 e all’interno conserva un’iscrizione funeraria databile al IX secolo d. C.

Poco lontana dal paese sorge la chiesa campestre di Santa Maria di Ossolo, di tipo medievale ma ricostruita e modificata nel 1632. Secondo la tradizione sarebbe stata costruita per atto di devozione alla Vergine da parte di un soldato di Bidonì, che avrebbe combattuto contro i Mori.

Sul colle “Onnariu”, fuori dal paese, si possono ammirare le rovine di un Tempio dedicato a Giove risalente al 50 a.C., come testimonia l’epigrafe incisa sull’altare. La sua importanza è dovuta al fatto che questo è, in tutta la Sardegna, l’unico edificio sacro in ambiente campestre dedicato alla massima divinità pagana, ed uno dei tre finora scoperti in tutto il Mediterraneo. Di fondamentale importanza è stato il rinvenimento delle due iscrizioni latine “Dei” e “Iovis”, da intendersi come “altare del dio Giove”.

Tra le case di Bidonì sorge un museo molto particolare “Sa ‘omo ‘e sa majarza”, cioè la casa della strega o museo delle streghe. Frutto di un accurato lavoro etnografico, al suo interno viene

raccontata la storia della stregoneria in Sardegna e del periodo dell’Inquisizione. Maschere tipiche e amuleti mostrano e raccontano, invece, le tradizioni e le leggende che ancora si tramandano nell’Isola.

Numerose sono le feste che si svolgono nel paese. Il 17 gennaio con l’accensione del falò di Sant’Antonio. Il Lunedì dell’Angelo si tiene l’attesissima Sagra dell’agnello, durante la quale i visitatori hanno la possibilità di degustare la carne, cucinata secondo le diverse ricette tradizionali,  a pochi metri dalle rive del Lago Omodeo.

Dal 30 agosto all’8 settembre la popolazione celebra la novena in onore di Santa Maria di Ossolo nell’omonima chiesa campestre. Nove giorni in cui si svolgono le funzioni religiose e quelle civili caratterizzate da balli e canti tradizionali e spettacoli di varietà.

Sorradile e Bidonì  sono accomunati dalla trachite rossa, pietra che ha dato il nome stesso alla destinazione, caratterizzandone profondamente le tradizionali dimore che assumono così, suggestive sfumature rossicce. Sono, le Domos Rujas, i due piccoli centri abitati del Barigadu, distesi sulle colline che si trovano vicine al Lago.

Domos Rujas è una Comunità Ospitale che coinvolge i propri ospiti nelle feste di paese, li accompagna alla scoperta delle sue tradizioni, della sua storia, dei suoi racconti di vita quotidiana e insegna ai propri ospiti l’importanza di ascoltare il silenzio, di perdersi nelle meraviglie della natura, del vivere all’interno di una comunità attiva e desiderosa di farsi conoscere.

Prodotti della terra e pietanze semplici ma finemente aromatizzate caratterizzano la cucina di Bidonì. Il piatto più rappresentativo sono sos culurzones de patata (ravioli di patata).

 

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