Rubrica: ”Una strada, un personaggio, una Storia” – Cagliari, via Franco Oliverio

Ogni settimana parleremo di una strada raccontando la storia del personaggio a cui è dedicata. Si potranno scoprire così le persone, molte volte sconosciute, legate alla storia della Sardegna o Italiana tramite la loro biografia

di Annalisa Pirastu

Davanti alla chiesa parrocchiale di Sant’Elia si trova la piazza Franco Oliverio.
Diabetologo e Primario del reparto di gastroenterologia all’Ospedale Brotzu di Cagliari, Franco Oliverio era un medico impegnatissimo nel sociale. La sua generosità d’animo lo portava ad aiutare tutti coloro che ne avevano bisogno prima ancora che ne facessero richiesta. La sua profonda umanità lo portava  ad agire verso i meno fortunati senza aspettarsi nulla in cambio e senza clamori. Qualcuno ama ricordarlo come “il medico dei poveri” perché si faceva carico di dare voce ai diseredati e ai deboli.

Oliverio era un uomo stimatissimo ed un medico dedicato alla sua missione. Gran parte della sua esistenza e del suo impegno quotidiano veniva impiegato per far comprendere e cercare mezzi per contrastare le  tossicodipendenze. Pur essendo di famiglia alto-borghese lo si poteva trovare nei quartieri al tempo bollati come “a rischio”, alla ricerca di soluzioni ai problemi che affliggevano, e forse affliggono ancora, una parte di umanità fragile.

Il suo esempio e la sua disponibilità ne hanno fatto un punto di riferimento per Cagliari che gli ha voluto rendere omaggio dedicandogli la piazza a S. Elia. Proprio a Sant’Elia, quartiere molto spesso additato come “difficile”, Oliverio dedicava parte del suo tempo da medico, facendo dimenticare al suo paziente le distanze culturali.

Il suo impegno per la piaga delle tossicodipendenze lo ha portato a dare slancio e far crescere le prime comunità di recupero create a Cagliari. Non si può dimenticare che ancora negli anni 70 i tossicodipendenti e gli emarginati erano un problema da nascondere sotto il tappeto non un’emergenza a cui dedicare tempo e risorse.

Io voglio ricordarlo soprattutto per la sua capacità di trasferire il suo patrimonio di umanità a chi lo circondava, come un’onda che ti attraversava e ti trasformava.

Si, anche io, paziente all’Ospedale Civile di Cagliari e non per una tossicodipendenza, ho conosciuto Franco Oliverio che si sedeva, senza tanti preamboli, sul bordo del mio letto. Medico trentenne mi intratteneva con racconti di viaggio per distrarmi e si prendeva gioco di me, poco più che bambina, raccontandomi che aveva in una tasca un panino e nell’altra del cioccolato. Che però non mi offriva mai.

Il dubbio sulla veridicità del contenuto delle tasche di quel camice si sciolse solo con la maturità.
Non era il pane e cioccolato, caro amico generoso, che tu, così graziosamente volevi condividere con me in quella stanza asettica.
Grazie.