L’inutilità del film “Il Signor Diavolo” di Pupi Avati

di Annalisa Pirastu

Pupi Avati è molto bravo a creare atmosfere, a ricreare periodi storici recenti, a raccontare le realtà contadine italiane passate, che fanno da sfondo a molti suoi film.

Ne “Il signor diavolo” non smentisce questo suo talento e ci riporta ad atmosfere gotiche dal sapore italiano: ospedali anni 50 con scarni letti di ferro e altrettanto essenziali tavolini in ferro che somigliano a stanze per le torture, chiese cattoliche dall’arredo ridondante e polverosamente barocco, un carcere sotterraneo che deve essere costato al location manager, giorni e giorni di ricerca.

Il film viene definito un horror ma, la culla insanguinata, le porte che si aprono da sole, alcuni morti sfigurati e forse l’immagine più forte che è il chinarsi del mostro sulla culla della bambina per consumare il suo atto, non ne fanno un horror.

Ma in questo film impeccabile nell’esecuzione, nella scelta degli esterni e degli interni, nella scelta del cast, sempre attraversato da riprese impietose che esaltano la dimensione umana più materiale dei protagonisti, manca qualcosa: il senso, l’utilità del prodotto. La pellicola lascia lo spettatore distaccato e forse anche un po’ annoiato.

Avati inserisce anche un elemento cosiddetto politico rappresentato dalla madre di una delle vittime, donna di potere che, da una posizione politica da democristiana se ne distacca, lanciando dei j’accuse a tutta la congrega religiosa, rea di plagiare le persone, iniettando in loro l’idea del demonio o se volete del Male.

Fastidiosa l’insistenza della telecamera nel documentare, sulla donna tutta vestita di nero, una calza sfilata, che ritorna almeno in due inquadrature, simbolo di qualcosa che a noi non è dato capire.

Il film ricrea con estrema accuratezza atmosfere lugubri e opprimenti oltre a farci respirare l’odore di chiuso e di stantio dei Ministeri ritmato dalla voce Ministeriale dell’incaricato responsabile, ma l’andamento lento della vicenda, che pure richiede uno sforzo di attenzione notevole, visto i vari personaggi coinvolti nell’inchiesta per omicidio, sembra dirigersi verso un vuoto di significato. Appena interessante il concatenarsi degli eventi che gradatamente ci fanno scoprire come si sono svolti i fatti delittuosi.

Inaspettato l’epilogo del film che lascia senza fiato solo nelle ultime inquadrature e cioè troppo tardi, a spiegare forse il significato della pellicola che potrebbe essere che il Male non è dove crediamo che sia.

Il film lascia un vuoto di intensità e tensione nello spettatore che esce dalla sala emozionalmente immutato rispetto a quando vi era entrato.