Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Bosa

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Bosa è un comune di circa 8000 abitanti e si trova della provincia di Oristano, della subregione della Planargia, anche se, storicamente, rientra nel più vasto territorio del Logudoro, condividendo, ad esempio, l’utilizzo della variante limguistica del sardo logudorese.

Il toponimo viene attributo da Massimo Pittau con origine preindoeuropea. L’appellativo bosa indicherebbe un contenitore a forma di catino, immagine che richiamerebbe la morfologia del territorio su cui sorge la città, racchiusa in una vallata circondata da colline. Eduardo Blasco Ferrer, invece, ritiene che il toponimo derivi dal paleosardo osa, termine che significherebbe “foce”.

Una epigrafe fenicia, (oggi perduta e ritenuta da alcuni studiosi un falso), databile al IX secolo a.C. documenterebbe l’esistenza di un etnico collettivo Bs’n, riferito alla popolazione di questo luogo. Il nome della città fu dunque fin dall’origine Bosa, un toponimo, quindi, di incerta etimologia.

Il territorio del comune di Bosa fu abitato già in epoca preistorica e protostorica come dimostrano le grotticelle funerarie mono o bicellulari individuate – in un numero pari ad almeno trentasei – in varie località della zona (Badde Orca, Capitta, Coroneddu, Funtana Lacos, Ispiluncas, Monte Furru, Pala ‘e Cane, Pontes, Sorighes, Silattari, Tentizzos, Torre Argentina e Tuccaravo).

Situato a circa quattro km. da Bosa lungo la strada Bosa Alghero, il sito archeologico S’Abba Druche ha consentito di documentare un vasto insediamento abitativo e produttivo, ascrivibile ad un ampio ed articolato arco cronologico dall’epoca nuragica all’età romana imperiale.

Il rilevante numero di domus de janas e la loro superficie, testimoniano una frequentazione umana molto aggregata ascrivibile all’Età del Rame o alla cultura di Ozieri e al Neolitico recente.

Di particolare rilievo si presenta la Tomba I di Pontes la quale presentava delle pareti interne levigate e dipinte di rosso, simbolo del sangue e della rigenerazione, sulle quali era incisa una raffigurazione di doppie corna, a testimonianza del culto della divinità taurina. Si sono rinvenuti, inoltre, i resti di focolari rituali (Tuccaravo) e coppelle a destinazione sacrale scavate nel pavimento di alcuni ipogei (Coroneddu e Funtana Lacos I), mentre in altre tombe si sono riscontrate delle nicchie per le offerte funerarie.

Poco numerose sono, invece, le testimonianze riconducibili all’Età del Bronzo e alla civiltà nuragica. A tale periodo risalgono due nuraghi complessi siti nelle località di Monte Furru e di S’Abba Druche – ove sono stati individuati anche i resti di una tomba dei giganti – e quelli dalla struttura semplice di Rocca Pischinale e di Santu Lò.

Come tutte le località che si affacciano sul mare anche Bosa fu meta di stanziamenti di varie popolazioni. I Fenici dovettero usare per l’approdo la foce del fiume Temo dove costruirono un centro abitato,

In età romana la città divenne, forse dalla prima età imperiale, un municipio con un proprio ordine di decurioni e un collegio di quattuorviri. L’introduzione del culto imperiale è documentato da un’epigrafe in marmo che ricorda la dedica, fra il  138 e il 141, da parte di un magistrato o sacerdote locale, Quintus Rutilius, di quattro statuette in argento, raffiguranti Antonino Pio, Faustina, Marco Aurelio e Lucio Vero.

In età bizantina, l’abitato era posto – forse – sulla riva sinistra del Temo, presso il sito della chiesa di SanPietro. La città subì per tutto il Medioevo le scorrerie degli Arabi.

Con l’edificazione del castello dei Malaspina sul colle di Serravalle tra il 1112 e il 1121, secondo i più recenti studi, nella seconda metà del XIII secolo, si pensa che la popolazione abbia cominciato gradualmente a trasferirsi nella riva destra del fiume, sulle pendici dell’altura fortificata che garantiva una maggior protezione contro le incursioni arabe.

Il castello di Bosa conserva intatta la propria singolare originalità: esso identifica in qualche modo la città e mantiene il fascino di vicende che scivolano ora nella storia, ora nella leggenda. Venne edificato nel 1112 dai Marchesi Malaspina. Oggi si presenta integro il mastio centrale o torre regina, grande punto di forza del castello. Questo è circondato da una cinta muraria costruita in trachite chiara sulla quale si elevano torri di avvistamento disposte a quasi uguale distanza lungo la cinta muraria dalla quale è possibile osservare un suggestivo panorama che domina tutto il paesaggio circostante. Nella piazza d’armi all’interno del castello è eretta una piccola chiesetta che gli abitanti di Bosa chiamano di “Regnos Altos” impreziosita da affreschi trecenteschi di scuola toscana.

La Torre del porto di Bosa, detta anche Torre dell’Isola Rossa, è la più antica ed importante della zona, una delle più imponenti della Sardegna. Le sue caratteristiche architettoniche sono ascrivibili al XV secolo.

L’ubicazione dell’industria conciaria lungo la riva del Temo dipende direttamente dalla necessità di usare l’acqua salmastra nella lavorazione delle pelli. Questa industria ha costituito un propulsore della vita economica cittadina a partire dal Seicento e la lunga teoria di casette basse con le caratteristiche facciate ornate di trachite, ne costituisce l’espressione architettonica ottocentesca.

La città di Bosa, nodo di commerci e culture, conserva il richiamo storico della tradizionale denominazione “Sa Piatta”, quella parte di centro storico posta più a ridosso del corso del fiume e dove tradizionalmente si svolgevano gli incontri di affari e quelli più semplici di intrattenimento. Lungo il Corso Vittorio Emanuele in una di queste piazze troviamo “Sa Funtana Manna”, una grande fontana costruita in trachite rossa locale e pregiato marmo bianco. La sua costruzione risale al 1881 a ricordo dell’inaugurazione dell’acquedotto, uno dei primi in Sardegna, avvenuta nel 1877.

Varie feste si svolgono a Bosa nel corso dell’anno. Una di queste è il Carnevale, nel quale sono rappresentata diverse maschere, e in particolare nella giornata del martedi grasso quando sono protagoniste due tipi di maschere: la maschera del lamento funebre (attittidu) e della maschera di Gioldzi. Quest’ultima, realizzata con un lenzuolo per mantello e con una federa per cappuccio, esprime la personificazione del carnevale che sta per finire

Durante il periodo di carnevale, il Comune insieme alla Pro loco, organizza eventi in grado di attrarre il turista che visita in questo periodo il capoluogo della Planargia. Eventi di natura enogastronomica per esempio, come la Sagra del riccio di mare e Cantine aperte o di carattere ludico-culturale come la caccia al Tesoro per le contrade del borgo medievale.

Un’altra delle manifestazioni che si svolgono a Bosa è la Sagra di Santa Maria del Mare 1ª domenica di Agosto. Al mattino il simulacro della Madonna viene trasportato con una regata da Bosa Marina a Bosa. La processione a piedi parte quindi dal molo fluviale e raggiunge la cattedrale. Nel pomeriggio, la statua della Madonna viene riportata sempre con una regata lungo il fiume nella rada dl- Bosa Marina, dove viene celebrata la messa all’aperto. Segue la processione. La Sagra si conclude con feste popolari e spettacoli pirotecnici.

Nel territorio bosano è possibile identificare tre tipi di paesaggi: il paesaggio fluviale, caratterizzato dalla presenza del fiume Temo e della sua valle quale elemento di continuità e di integrazione tra la fascia costiera, la città e la riserva naturale della media valle; il paesaggio dei rilievi vulcanici, situato nell’area costiera che rappresenta un vero e proprio museo territoriale delle formazioni geologiche. Parte importante di questo tipo di paesaggio sono la Riserva naturale di Badde Aggiosu, Marrargiu e Monte Mannu e il Parco Biomarino di Capo Marrargiu.

Dal punto di vista faunistico l’area assume importanza comunitaria e nazionale in quanto ospita il nucleo più consistente di Avvoltoio Grifone su tutto il territorio nazionale (l’80% della popolazione nazionale). Sono presenti, inoltre, nella riserva specie avifaunistiche come il Nibbio Reale, l’Aquila Reale, l’Aquila del Bonelli, il Falco Pellegrino.

Il terzo paesaggio della media valle è caratterizzato dalla valle interna e incassata del fiume Temo e dei suoi affluenti. Di particolare interesse dal punto di vista avifaunistico è la presenza di coppie nidificanti del Grifone, dell’Aquila del Bonelli, dell’Astore, dello Sparviere, del Grillaio e del Falco Pellegrino. Attorno all’altopiano basaltico di Pedrasenta si riproducono diverse coppie di Gallina Prataiola e di Occhione, mentre lo stagno di Pedrasenta costituisce un sito d’interesse regionale per la sosta e lo svernamento di molti uccelli acquatici. Per quanto concerne i mammiferi, merita un cenno particolare la presenza di una buona popolazione di Martora e di Gatto Selvatico, nonché di Cinghiale.

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