Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Busachi

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Busachi è un comune di circa 1200 abitanti della provincia di Oristano

Al toponimo possono darsi due differenti spiegazioni: uno di origine sardiana o protosarda  da riferire all’appellativo busa, cioè  «macchia, grosso cespuglio, zona di cespugli». Quindi è verosimile che Busachi in origine significasse «sito dei grossi cespugli».

La seconda teoria riguarderebbe un toponimo di origine latina, che deriva dal gentilizio lat. Byzacius (RNG) del proprietario romano di una villa «fattoria o tenuta», in caso vocativo.

Altre teorie, meno accreditate, attribuiscono il toponimo in relazione del nome con i buoi ampiamente utilizzati nella lavorazione del lino e dei cereali (grano e orzo) anticamente coltivati. Un’altra ipotesi lo fa derivare da Baxus o Buxaceus, cioè ”bosso” o ”pisga” (collina o ciglione) in ragione della sua posizione geografica.

L’area era abitata durante il Neolitico e l’epoca nuragica è testimoniata dalla presenza di numerose Domus de janas e di alcuni nuraghi. Numerose le località in cui si possono ammirare le Domus, come a Cottejana a ridosso del rione Campu Majore, con le sue 22 domus in ordinata sequenza. Con le stesse caratteristiche nelle località di Maniele, Contra e Grugos. Quest’ultima, situata vicino alla diga Eleonora d’Arborea, presenta la protome taurina che rappresenta il dio toro, la divinità maschile simbolo di forza mentre la dea Madre, simbolo di fertilità e raffigurata attraverso due fossette rovesciate, è stata sommersa con l’innalzamento delle acque dell’invaso ”Eleonora D’Arborea”, sul fiume Tirso.

Sono numerosi gli insediamenti, poi, che documentano la presenza delle antiche popolazioni nuragiche nell’attuale territorio del Comune di Busachi. Tra i più significativi il nuraghe Saolle caratterizzato dagli enormi blocchi di granito; quello de Sa Jacca detto anche Nuraghe ‘e su cungiau ‘e Cotte, noto per la particolare forma a navicella tipica delle costruzioni megalitiche rinvenibili anche nelle Baleari.

Non distante dalle Domus di Grugos sorge il nuraghe Santa Marra, un vasto complesso con diversi ambienti collegati da lunghi corridoi. Intorno sono riconoscibili i basamenti delle abitazioni ed un piccolo pozzo alimentato da acqua sorgiva, il tutto circondato da una poderosa cerchia di mura a quadrilatero, provvista di torrette agli angoli, che raggiunge i due metri e mezzo d’altezza.

La presenza romana si può notare, ad esempio,  passando per i ponti sul Tirso.

In epoca medievale appartenne al Giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Parte Barigadu, della quale fu capoluogo dopo Fordongianus.

Alla caduta del giudicato entrò a far parte del Marchesato di Oristano e, alla definitiva sconfitta degli arborensi, divenne un feudo sotto gli aragonesi. Nel territorio sorgeva la villa di Moddaminis, appartenente alla stessa curatoria, che andò distrutta in epoca aragonese, e di cui resta la chiesa gotica di Santa Susanna. Nel 1790  il paese formò un marchesato, concesso a Donna Teresa Deliperi; successivamente passò ai Leda Manca, ai quali venne riscattato nel 1839  con la soppressione del sistema feudale.

Lo sviluppo più importante avvenne durante il medioevo quando divenne il capoluogo della curatoria del Barigadu e crebbe intorno a tre rioni che costituiscono l’attuale centro storico: Busache ‘e susu, Busache ‘e josso e Campu Maiore.

Barigadu ‘e iosso passò alla famiglia di Don Nicolò Torresani, conte di Sedilo e marchese di Busachi. Questo vi eresse una chiesa in onore della Beata Vergine delle Grazie detta Collegiu e, contemporaneamente, la chiesa di San Domenico detta Cunventu.

Il suo centro urbano può essere definito unico, case e piccoli palazzi sono stati costruiti in parte o in toto con l’utilizzo della trachite locale dal caratteristico colore rosso-rosato che, in particolari ore della giornata, assume luminosità che tende al rosa.

Fra le bellezze e i monumenti di Busachi, merita sicuramente particolare attenzione il Museo del Costume Tradizionale di Busachi e della Lavorazione del Lino.

Nel museo sono esposti gli abiti che attraversano le varie fasi della vita, dai momenti più importanti, cerimoniali e festivi, a quelli più tristi come il lutto, ai costumi quotidiani riconoscibili per la semplicità, ai costumi di neonati e adolescenti. Manufatti antichi in orbace e panno, camice in cotone e lino, corpetti in broccato, seta e velluto tessuti esclusivamente a mano testimoniano l’abilità delle donne busachesi che hanno fatto della manualità un’arte, custodita gelosamente e tramandata di generazione in generazione.

Alla sezione del lino si possono notare, oltre alla materia prima, in diverse fasi di lavorazione, la sezione dove sono esposti tutti gli attrezzi necessari per la realizzazione del tessuto: l’aratro di legno per la preparazione del terreno, la mazza e la gramola per la battitura e la sfibratura degli steli, il pettine, la conocchia e il fuso, l’aspo e l’arcolaio, la bobinatrice, l’orditoio e il telaio.

Al giorno d’oggi il lino, pianta annuale di coltura antichissima, non si coltiva e non si lavora più se non in ambito familiare, ma il ricamo è un’attività che ancora permane e rappresenta una fonte di reddito per le donne di Busachi.

Le tecniche di ricamo maggiormente utilizzate sul lino erano il punto antico (a contu), lo sfilato sardo e siciliano, le varie sfilature (ispighittas), l’intaglio, il punto croce, il punto assisi, ecc.
I disegni che venivano ricamati erano spesso ripetitivi. Nel punto antico, per esempio, oltre alle varie stelle si realizzavano dei rombi (su pistoccu ‘e gancioso e su pistoccu de battor antas), sia sulle camicie del costume femminile, che su tutti i capi del corredo.

Nello sfilato sia sardo che siciliano era consueto utilizzare disegni floreali (prevalentemente rose) o frutta (la foglia della vite e l’uva).

Con l’intaglio si riproducevano la spiga del grano e fiori di vario genere arricchiti con i più svariati retini di fondo (sa minestra ‘e ispronese, su trapadillu froriu e tanti altri).

Nella comunità è noto il piatto ”Su succu”, pietanza tipica di Busachi: è un primo piatto a base di pasta, realizzata manualmente impastando semola, acqua e sale, tagliata poi a striscioline e rigirata spesso con un ferro fino alla sua completa asciugatura brodo di carni miste, pecorino fresco acidulo, formaggio secco e zafferano.

In occasione delle principali feste del paese (Sant’Antonio da Padova, San Bernardino, Santa Susanna) è ancora viva la tradizione dei ”goccios” (canti tradizionali in onore dei santi) ed il rosario in lingua sarda che i membri delle tre Confraternite (Sacro Cuore, San Domenico e Santa Maria Maddalena) cantano ancora durante le processioni.