Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Cuglieri

Ogni settimana raccontiamo la storia di un paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, la sua storia, le sue bellezze e la sua comunità

di Antonio Tore

Cuglieri è un comune di oltre 2500 abitanti della provincia di Oristano, nell’antica regione del Montiferru  di cui è il centro principale.  I comuni limitrofi sono Sennariolo, Scano di Montiferro, Tresnuraghes, Santu Lussurgiu, Seneghe e Narbolia.

La forma attuale del nome pare abbia origini medievali, sebbene i Canonici Giampaolo Nurra e Giovanni Spano parlino di una radice fenicia: GUR, mentre il prof. Pietro Pes fa riferimento ad un sito dell’agro di Cuglieri dal nome del quale deriverebbe quello attuale del paese. La tesi più accreditata farebbe invece risalire il toponimo da un insediamento: Gurulis Nova, la cui genesi si colloca nel tardo periodo repubblicano di Roma.

I primi insediamenti nel territorio di Cuglieri risalgono al Neolitico antico (5700-5300 a.C.). I ritrovamenti dell’archeologo Pietro Pes riguardano elementi litici in selce e ossidiana nelle attuali zone costiere di Santa Caterina e Torre del Pozzo. Sono stati censiti 64 Nuraghi, prevalentemente monotorre e dodici tombe dei giganti, una delle quali con 4 bètili.

L’origine di Gurulis Nova dovrebbe risalire intorno al II secolo a.C., e pare sia stata fondata dagli abitanti di Gurulis Vetus (l’attuale Padria). Il centro viene menzionato da Tolomeo  nel II secolo d.C. L’insediamento romano si dislocava nel settore settentrionale dell’odierna Cuglieri, presso la Chiesa di Santa Croce.

Si ricordano anche i popoli degli Euthiciani e degli Uddadhas Numisiarum, che dovevano occupare rispettivamente le sedi verso Santa Caterina e Cuglieri, sono ricordati da alcuni cippi terminali datati al I secolo a.C., a sud del Rio Mannu che li divideva dai Cittilitani stanziati a nord di Foghe presso l’attuale Tresnuraghes.

Cuglieri è un paese situato ad anfiteatro sul colle Bardosu. Conosciuta come Gurulis Nova, durante il periodo della dominazione romana in Sardegna, nel suo territorio si trovano i resti della città fenicio-punica di Cornus, che fu il centro principale della rivolta antiromana di Ampsicora, durante la seconda guerra punica.

Posta sulla strada a Tibula Sulcos, Cornus distava 18 miglia da Bosa e da Tharros e la sua Acropoli sorgeva sul colle di Corchinas, protetta da una cinta muraria solo in parte conservata. Sull’altopiano di Campu ‘e Corra invece dovevano sorgere gli edifici più importanti: il nucleo urbano più recente sarebbe invece da individuarsi nelle tre colline di Sisiddu, Mont’Albu e Columbaris. Mentre il porto doveva trovarsi nei pressi di Cala su Pallosu. Cornus fu la protagonista della lotta decisiva che si svolse nel 215 a.C. tra i sardo-punici guidati da Ampsicora, magistrato supremo e dal figlio Josto contro il console romano Tito Manlio Torquato.

Cornus passò quindi sotto il dominio romano e continuò probabilmente ad essere un centro commerciale importante, in posizione centrale sulla strada litoranea che collegava Othoca, Tharros, Bosa e Turris Libisonis.

Cornus subì pesantemente le conseguenze delle invasioni dei musulmani del nord Africa (berberi) all’inizio del Medio Evo, e dovette essere abbandonata come avvenne anche per altre città costiere dell’isola. Gli ultimi reperti infatti sul colle di Corchinas risalgono all’età bizantina, mentre gli abitanti dovettero ritirarsi verso Cuglieri.

Cuglieri fece parte del Giudicato di Torres dove fu anche capitale della curatoria del Montiferru. Nel 1160 Ottocorre, fratello del giudice Barisone di Torres, fece costruire il Castello del Montiferru (in seguito Casteddu Ezzu) allo scopo di proteggere il confine del giudicato dagli attacchi del vicino Giudicato di Arborea.

Nel 1259 con la fine dal Giudicato di Torres, Cuglieri passò agli Arborea e successivamente, con la resa di san Martino fuori le mure nel 1410, Cuglieri col suo castello passò al regno di Sardegna e Corsica.

Nel 1417 Guglielmo di Montañans diventò il primo feudatario di Cuglieri (composta all’epoca dai villaggi di Sennariolo, Santu Lussurgiu, Cuglieri, Scano, Flussio e Sietefuentes), ma nel 1421 cederà il feudo a Raimondo Zatrillas. Gli Zatrillas terranno il feudo per 248 anni, fino al 1669. Ebbero una cura particolare per il feudo cuglieritano, sviluppando soprattutto la olivocultura

I Serviti diffusero il culto della Vergine e furono ancora gli Zatrillas a costruire e ad ampliare la chiesa della Madonna della Neve. Nel 1548, per la generosità della beata Lucia Zatrillas, fu costruito anche il convento dei Servi di Maria, annesso alla Chiesa delle Grazie.

La tradizione racconta che nel 1300 una grande cassa di legno, contenente il simulacro della madonna, approdò misteriosamente sulla spiaggia di S.Caterina di Pittinuri. Si provvide a trasportare la statua, su un carro a buoi, a Cuglieri, dove la si voleva collocare nella Chiesa di S.Croce, allora chiesa parrocchiale, ma i buoi, sovvertendo agli ordini del carrettiere, con irresistibile slancio, si inerpicarono sulla scoscesa e selvaggia costa del colle Bardosu. In prossimità della cima fu impossibile smuoverli, come è indicato in uno dei bassorilievi incastonati sulla facciata della Basilica. Sorse così il santuario della Vergine SS. della Neve.

Lungo la costa del territorio di Cuglieri si aprono diverse cale, frequentati punti d’approdo per piccole imbarcazioni che praticavano la pesca ed in cui, fino al 1744, si trovava, a Pittinurì, una tonnara. Nella zona vennero erette 3 torri costiere: la torre di Capo Nieddu, crollata pressoché completamente, si conserva per soli cinque metri d’elevato. La torre di Pittinuri, già in funzione nel 1599, era, nel 1729, sede di un Alcaide e due soldati a carico del marchese di Siete Fuentes. La torre di Su Puttu, o “del pozzo”, detta anche di Orfano Puddu, era in funzione dal 1596 a controllo del litorale di Sas Renas (Is Arenas) e dell’insenatura di S’Archittu. Si conserva in pessimo stato.

Proseguendo oltre, all’altezza della torre Su Puttu si trova il borgo turistico di Torre del Pozzo dal quale lo sguardo spazia fino a capo Mannu. Si giunge poi al borgo turistico di S’Archittu che si affaccia sulla baia omonima. Il paesaggio cambia: le bianche scogliere si presentano con pareti verticali con isolotti, promontori calcarei ricchi di fossili e una cala chiusa da una sporgenza di roccia scavata dal mare. Spicca qui il celebre arco, che ha dato il nome alla località., riconosciuto con Legge Regionale come monumento naturale.

Allevamento e agricoltura sono le attività principali di Cuglieri: tra i prodotti spicca l’olio d’oliva, cui è dedicato il museo dell’Olio ‘Giorgio Zampa’, allestito in un frantoio.
Rinomato anche l’artigianato, in particolare manufatti di sughero, tappeti, arazzi e coperte di cotone e lino. Tipica è sa prenditura, la lavorazione delle frange di asciugamani e corredi.

L’unica vera montagna dell’Oristanese insieme al Monte Arci, il Montiferru è un antico complesso vulcanico, caratterizzato da trachiti e basalti ricoperti da una rigogliosa vegetazione. La vasta zona montana di Montiferru prende il nome da una vecchia miniera di ferro abbandonata, situata sul versante occidentale della montagna. Il suo aspetto attuale lascia facilmente supporre che, in un passato non molto lontano, l’intero massiccio fosse ricoperto da foreste delle quali, oggi, rimane solamente qualche testimonianza.

La rigogliosa foresta dei versanti occidentali permette di percorrere le vallate, ricche di fresche fonti e sorgenti: su tutte, Sa Funtana ‘e s’Otzu e Tiu Memmere. Le vallate della parte occidentale sono attraversate dalle acque dei rii Mammine, Bia Losso, Malancone e Sirisi. Tanta vegetazione rende la zona un habitat particolarmente favorevole per specie come  cinghiali, martore, volpi, donnole,  lepri e i gatti selvatici. Su queste vette volano colombacci, ghiandaie, beccacce e tordi, che hanno scelto di nidificare nel Montiferru. Da qualche anno sono stati reintrodotti anche il muflone e il cervo sardo, grazie alle zone recintate di ripopolamento allestite dall’ente Foreste della Sardegna, che insieme alla Lipu ha attrezzato anche una voliera, dove si riproduce l’avvoltoio grifone.

 

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