Cagliari: La laguna di Santa Gilla, primo e protetto approdo della Caralis fenicia 

Sulle sponde della laguna i fenici costruirono il Tophet e fortificarono l’accesso dal mare aperto sbarrandolo con catene. Alla città fu dato il nome di Caralis che deriverebbe da Qart-El cioè “Città di Dio”, anche questo chiaro segno della considerazione di cui il centro godeva presso i semiti.

 

di Sergio Atzeni

Quando, forse nel X sec. a.C., i fenici giunsero nel golfo degli Angeli, non ebbero dubbio alcuno nello scegliere la laguna di Santa  Gilla come sito per i loro approdi: essa garantiva comodo riparo alle imbarcazioni ed era facilmente difendibile.
Nella laguna nacque così il primo nucleo della città di Caralis il cui sviluppo fu continuo e da semplice scalo diventò vero centro urbano in competizione ed antagonista con quello egemone di Nora.

Sulle sponde della laguna i fenici costruirono il Tophet e fortificarono l’accesso dal mare aperto sbarrandolo con catene; alla città fu dato il nome di Caralis che deriverebbe da Qart-El cioè “Città di Dio”, anche questo chiaro segno della considerazione di cui il centro godeva presso i semiti.
Il nome S. Gilla è probabilmente la trasformazione del nome medievale di Sancta Cecilia o Santa Igia, mentre quello dell’isola principale chiamata Sa Iletta deriverebbe dal diminutivo Gillietta (piccola Santa Gilla).

L’isola, una volta più estesa di oggi, era integrata nel sistema urbano e portuale fenicio e poi cartaginese, in periodo romano diventò invece residenza di famiglie d’alto rango forse collegata da un ponte al resto della città.

La laguna fu lentamente abbandonata dai romani che svilupparono la città lungo il golfo, verso il lato orientale, tanto che il poeta Claudiano la definì “Tenditur in longum” cioè estesa in lunghezza, sicuramente divisa in vari sobborghi come si evince dal plurale “Carales”.
S. Gilla, era un tempo navigabile e nel 551, durante l’occupazione bizantina, numerose navi ostrogote vi entrarono nonostante le opere fortificate e gli sbarramenti.

Nel IX secolo, gli abitanti di Caralis, minacciati delle incursioni mussulmane, abbandonarono la città, trasferendosi in un sito più difendibile, ancora una volta all’interno della laguna, nell’asse colle di S. Michele – Sa Iletta, dove costruirono il nuovo centro urbano fortificato che chiamarono S. Igia, protetto alle spalle da terreni acquitrinosi che mal si prestavano ad attacchi da terra da parte dei musulmani: S. Gilla ebbe così un altro felice momento ospitando la nuova città che diventò più tardi capitale del giudicato di Calari.

Santa Igia prosperò per circa cinque secoli, poi a causa della sua alleanza con Genova, nel 1257 dopo un breve assedio, fu distrutta completamente dai Pisani coalizzati con i Giudicati di Arborea e Gallura, è probabile che in quella occasione, la flotta nemica arrivò fin sotto le sue mura attraverso la laguna.

Da quel momento crebbe d’importanza la cittadella fortificata di Castello che i Pisani edificarono nel 1216 su licenza del Giudice di Calari Barisone e per S. Gilla iniziò un lungo periodo di abbandono e decadenza in quanto i toscani costruirono il porto fuori dalla laguna nei cui pressi nacque il primo nucleo di quello che oggi è il quartiere Marina.

La laguna perse anche la navigabilità, solo alcune famiglie di pescatori vi risiedevano traendone il necessario per sopravvivere ma costretti a cedere la quarta parte del pescato agli esattori da cui il nome “Quarta Regia” attribuito alla costruzione dove venivano consegnate le tasse in natura.
La Cagliari moderna crebbe in direzione opposta della storica laguna aggravandone il degrado che solo da poco tempo si sta cercando di combattere.

 

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